Data: 24/09/2008
piacenza - «Sul nucleare, alla luce del dibattito in corso a livello nazionale, la Provincia ha il diritto-dovere di pronunciarsi. Una cosa per me è chiara e lampante: dal punto di vista energetico Piacenza ha già dato in termini di costi ambientali, alti, e di occupazione. Già perché, che fine ha fatto quel polo energetico composto da 1.200 persone e la scuola per la formazione di tecnici che fu costruita a fianco del liceo Gioia? Insomma il nostro territorio non può ospitare un impianto nucleare». L'argomento, sollevato dal consigliere Tommaso Foti (An) ha fatto irruzione nello spazio comunicazioni del consiglio provinciale di ieri partendo dalle dichiarazioni del sindaco di Caorso (possibiliste) sulla localizzazione a Caorso di un nuovo impianto nucleare. «Con senso di responsabilità - ha proseguito Foti - tutti abbiamo fatto i passi necessari per arrivare al decommissiong entro il 2018 per liberare il territorio al più presto».
Anche rispetto alla collocazione di Ignitor a Caorso il consigliere si è detto perplesso.
«La consideravo una cosa da valutare, ma quando ho visto le reazioni del mondo scientifico in occasione del convegno dedicato al centenario di Amaldi, ebbene sono rimasto perplesso. E ora dico: è meglio attendere, se è un progetto sostenuto da una parte della comunità scientifica, ma contestato da una maggioranza della stessa, allora è bene aspettare». Altri consiglieri hanno colto lo spunto di Foti. Tra questi Antonio Maestri (Ds) il quale ha specificato che se si parla di tornare al nucleare occorre sapere che si parte verso una programmazione che non potrà decollare prima di 25 anni. «In Europa c'è una sola azienda in grado di costruire centrali e nel mondo sono tre. Tutte già impegnate per i prossimi 25 anni. Ora si possono realizzare solo gli impianti già programmati. A meno che non si pensi di riaccendere le centrali che in Italia furono spente dopo il referendum dell'87». Per Adriana Bertoni (Ds) che si è detta d'accordo per una discussione approfondita sull'argomento, «L'amministrazione provinciale non ha mai cambiato idea sulla prospettiva nucleare: un prato verde al posto della centrale di Caorso semmai, stando alle dichiarazioni lette sul Corriere di oggi (ieri per chi legge ndr) è il sindaco di Caorso ad aver cambiato idea.
Credo che prima di far partire altre iniziative sul nucleare sarebbe bene mettere a punto il piano per le scorie che, come si ricorderà, nel tentativo fatto dal precedente governo Berlusconi non è andato a buon fine. Inoltre - ha richiamato Bertoni - la scelta di adottare la dismissione veloce non aveva certo il significato di fare realizzare una nuova centrale».
Ha chiuso il cerchio degli interventi su questo tema il consigliere Stefano Rattotti (Rifondazione) che si è associato alla proposta di Foti di un confronto in consiglio comunale aggiungendo, poi, la necessità che la Provincia inserisca un punto specifico sulla questione nucleare nel Piano territoriale di coordinamento provinciale. Accordata la richiesta di convocazione del consiglio dal presidente dell'assemblea Gabriele Gualazzini: «Si tratta di un'esigenza emersa da tutti i gruppi e quindi prossimamente stabiliremo una data per discuterne. Sicuramente entro la fine dell'anno».
a.le.
