Data: 06/08/2006
""Alleanza nazionale è sempre stata favorevole alle vere liberalizzazioni: per noi il mercato, la concorrenza, la libertà economica sono da sempre elementi fondamentali per far crescere l'Italia""
Il voto di fiducia (il settimo in 70 giorni!) imposto alla Camera dal Governo Prodi ha impedito anche il minimo confronto parlamentare sui contenuti del decreto Bersani-Visco.
Un provvedimento che, dietro il paravento di false liberalizzazioni, nasconde la più illiberale delle manovre fiscali.
Premetto che Alleanza nazionale è sempre stata favorevole alle vere liberalizzazioni: per noi il mercato, la concorrenza, la libertà economica sono da sempre elementi fondamentali per far crescere l'Italia. Non a caso, il modello di Stato in cui la Destra si riconosce grava il meno possibile sul cittadino, non lo opprime con inutili vincoli, né lo deprime attraverso una tassazione esosa.
Per contro, figlia di una tradizione politica cara alla sinistra, la legge Bersani-Visco (ora tale è) è un coacervo di inasprimenti fiscali e di nuovi carichi burocratici, con conseguente aumento del costo finale dei prodotti e aggravi economici per i consumatori.
In compenso, con la sinistra riforma Bersani-Visco, l'operatore privato è oggetto di perenne sospetto e sottoposto a capillari adempimenti, verifiche e controlli, quasi fosse un vigilato speciale.
Con la Bersani-Visco, alla cultura delle garanzie per il cittadino in ambito fiscale si sostituisce, con modalità invasive e toni inquisitori, la cultura del sospetto: mi limito a ricordare, per economia di spazio, il controllo dei conti correnti, delle liste dei clienti e dei fornitori, sino all'assurdo obbligo - a partire dal 2008 - di effettuare i pagamenti oltre i 100 euro con assegno bancario, bonifico bancario o carta di credito. Un provvedimento, insomma, ispirato da una visione ideologica e culturale tendenzialmente ostile all'iniziativa privata e all'attività individuale ed autonoma.
Ma del resto, cosa ci si può aspettare da un provvedimento legislativo che si fonda sull'odiosa quanto prevaricatrice espressione ""in deroga allo Statuto del contribuente""? Lo Statuto del contribuente, giova ricordarlo, regola e tutela i diritti dei contribuenti: ogni volta che si deroga con una legge fiscale a detto Statuto si deroga ai giusti diritti dei cittadini italiani! E' una questione estremamente grave: le associazioni dei consumatori che fanno il tifo per la legge Bersani-Visco non hanno nulla da dire in proposito?
Il silenzio assordante delle stesse sul punto è sorprendente, non volendo credere che lo stesso dipenda da alcune convenzioni in essere con il Ministero di Bersani e che fruttano svariati milioni di euro.
Per contro, le organizzazioni dei consumatori, hanno dato fiato alle trombe della campagna pubblicitaria, oltremodo sostenuta dalla stampa fiancheggiatrice del Governo Prodi, sui benefici che le liberalizzazioni disposte dalla legge dovrebbero portare alle tasche dei consumatori. Invero, le cose stanno in tutt'altro modo, ma qualche associazione codina dei consumatori fa finta di non saperlo.
Vogliono davvero farci ""bere"" che una famiglia - di reddito medio basso o medio alto, poco rileva - manda la mattina i propri figli a scuola in taxi e il pomeriggio va a fare incetta di farmaci da banco al supermercato?
Di certo c'è, invece, che i costi della bolletta della luce, del gas e dei rifiuti che pesantemente gravano sui bilanci di ogni famiglia sono saliti alle stelle essendo, quelli di riferimento, monopoli protetti dai sindacati, per i quali il mercato è il male assoluto.
Ma, ritornando alla legge in esame, se si voleva - ad esempio - favorire la competitività nel settore delle farmacie, si doveva prevedere la vendita di quelle ancora oggi nelle mani dei Comuni o delle società multiutilities. Ciò avrebbe incentivato l'ingresso di nuovi soggetti privati nel settore, soprattutto se si fossero previste favorevoli condizioni (mutuo agevolato e rateizzazione del pagamento) per l'acquisto. Bersani, invece, si è preoccupato solo di recepire supinamente la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalle Coop (a proposito, questa non è una lobby?) per la vendita dei farmaci da banco nei supermercati. Peccato che in Italia il 72 per cento dei Comuni ha una popolazione al di sotto dei cinquemila abitanti e lì di supermercati con farmacista appresso non si troverà traccia, con esclusione dai presunti benefici economici di una parte consistente della popolazione!
E' vero, privatizzare non vuol dire liberalizzare, ma nei settori delle cosiddette multiutilities quando mai si realizzerà un'effettiva liberalizzazione se non attraverso la privatizzazione degli stessi?
Per contro, il blocco conservatore - vetero, ex o post comunista, poco importa - guidato da Bersani e da Visco di altro si è preoccupato: ad esempio, di continuare a garantire nel settore dei servizi pubblici locali alle società in house di espandere le proprie quote di mercato, dimenticando - si fa per dire - le indicazioni diametralmente opposte dell'Unione Europea.
Forse che le decisioni dell'Europa come quelle del Garante per la concorrenza valgano solo per alcune categorie? E dico alcune atteso che alla marcia dei taxisti ha fatto seguito l'immediata retromarcia del Governo Prodi. L'elemento di liberalizzazione in quest'ambito aveva un punto di riferimento: quello di sottrarre al meccanismo ""corporativo"" (come lo chiamano i prodini) la possibilità di esercitare la professione di taxista. E' finita che i Comuni potranno, con la Legge Bersani, decidere di fare ciò che da più di dieci anni un'altra legge li autorizza a fare!
E ancora: a chi è funzionale la liberalizzazione dei panifici (dove si produce il pane) che ad arte sono stati chiamati panetterie (dove si vende il pane)? I mercati internazionali da tempo si occupano delle vicenda Barilla-Kamps, società, quest'ultima, che produce pane ed opera nell'ambito di un sistema di franchising (molto forte, ad esempio in Germania) ma che non ha mai attecchito in Italia. Insomma, non è che questa ""liberalizzazione"" sia solo un ""aiutino"" - tutto statale - riservato alla Barilla per alleggerirla dagli oneri conseguenti l'acquisto Kamps, dopo che anche l'intervento della Banca Popolare Italiana non si è dimostrato risolutivo?
Se poi qualcuno pensa davvero alla diminuzione delle tariffe professionali per effetto dell'abolizione dell'obbligatorietà delle stesse nella misura minima, ci viene da rabbrividire. In molti, anche qualificati opinionisti, hanno sbeffeggiato chi sostiene che l'obbligatorietà delle tariffe minime impediscono di dequalificare la professione. Va ricordato che, negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un fiorire di crack finanziari nei quali migliaia di piccoli risparmiatori hanno perso i frutti del lavoro di una vita e ciò per responsabilità precisa di molte società di revisione, colpevoli di non svolgere con professionalità le funzioni loro affidate. Peccato che si faccia finta di non sapere che a tale situazione si era giunti in ragione della spietata concorrenza che si era scatenata nel settore proprio per effetto dell'inesistenza di tariffe minime.
E sempre a proposito dei vantaggi che i consumatori dovrebbero ricavare dalla Legge Bersani-Visco, le associazioni dei consumatori ne hanno letto tutto il testo o solo alcune parti?
Cosa pensano della norma che non ammettendo più, per il pagamento delle spese di giustizia (salvo limitate eccezioni), il ricorso all'anticipazione delle spese da parte degli uffici postali, incide in modo pesantemente negativo sull'istituto del patrocinio a spese dello Stato a cui da sempre accedono i non abbienti? Che dicono di quella (anche essa liberalizzatrice?) che prevede la realizzazione di 7.000 nuovi punti di vendita di giochi d'azzardo e di almeno 10.000 nuovi centri per le scommesse ippiche? Niente da dire neppure sul fatto che di qui a due anni per pagare una prestazione professionale di 100 euro tutti i residenti in Italia, minorenni e stranieri compresi, dovranno avere un conto corrente bancario o una carta di credito o un bancomat?
Potrei continuare, ma, non essendo lo spazio illimitato, vorrei rispondere all'obiezione secondo la quale il centrodestra nei cinque anni di Governo non ha saputo accelerare sulle liberalizzazioni.
Mi limito a ricordarne una fondamentale, quella afferente la liberalizzazione del mercato del lavoro, che ha permesso di sciogliere uno dei nodi strutturali più rilevanti in fatto di rigidità e di corporativismo dell'economia italiana. Dov'erano Bersani e Visco quando il centro destra approvava la Legge Biagi? Dall'altra parte, a giocar di spalla ai sindacati. Quelli stessi che plaudono a queste false liberalizzazioni, ma si guardano bene di chiedere che vengano liberalizzati, ad esempio, i rapporti di lavoro all'interno della pubblica amministrazione o i centri di assistenza fiscale. Sempre per via che tessere e danaro non puzzano?
da Libertà
