Camera

Federalismo demaniale, Foti e Polledri promuovono
un tavolo di confronto permanente per il sistema locale

Data: 03/10/2010

Un tavolo di confronto permanente che consenta a tutto il sistema locale di farsi trovare pronto allo scoccare ufficiale del federalismo demaniale.
Lo hanno proposto ieri mattina i parlamentari piacentini di centrodestra Tommaso Foti (Popolo della libertà) e Massimo Polledri (Lega nord). I due deputati hanno sottolineato come il passaggio di molti beni e aree dallo Stato agli enti locali rappresenti una straordinaria opportunità per la città e i comuni della provincia. "Ma occorre coordinarsi, con la supervisione della prefettura - hanno detto - per studiare e rendere concreti i progetti su cui puntare. A fine anno il Demanio renderà ufficiale l'elenco definitivo delle dismissioni, ma molte sono già note da oggi: proprio per questo dobbiamo iniziarci a lavorare, unendo la politica con le categorie economiche e le istituzioni. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, speriamo che tutti diano la stessa disponibilità".
Anche perché, secondo Foti e Polledri, i trasferimenti di aree e beni potrebbero rappresentare un buon volano per l'economia territoriale: "Ovviamente bisognerà ragionare sulle opportunità che si apriranno, ma non siamo di certo di fronte alla mela avvelenata indicata da qualcuno (riferimento ai dubbi sollevati dal sindaco Roberto Reggi, ndr). La legge è molto chiara: il passaggio sarà gratuito, ovviamente i Comuni dovranno presentare progetti che consentano di valorizzare i beni in questione. Per questo deve partire al più presto un confronto locale che coinvolga tutti i soggetti interessati, compreso il Demanio".
I due parlamentari sono anche intervenuti su un altro "cantiere" di lavoro che il centrodestra piacentino intende aprire nelle prossime settimane: le aree militari. "Non si può tirare la giacca al ministro La Russa o al sottosegretario Crosetto chiedendo una risposta immediata alla proposta formulata dal Comune - hanno detto - senza avere in mano il parere tecnico dei militari, ossia coloro che poi dovranno andare nel nuovo stabilimento. Comprendiamo la fretta, ma lasciamo alla Difesa il tempo per analizzare le carte, altrimenti la politica rischia di andare su una strada diversa da quella dei militari stessi".

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