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«Fiat, vittoria importante» «No, operai lasciati soli»

Data: 24/01/2011

La vertenza Fiat e poi il referendum tra i lavoratori di Mirafiori ha scatenato un dibattito politico, andando oltre il confronto tra sindacati e tra organizzazioni sindacali e imprenditori. Alla fine hanno partecipato alla consultazione oltre il 96% degli operai con un testa a testa tra ì sì e i no: alla fine l'ok arriva con il 52,7%, mentre il 47,3% dei partecipanti ha detto no.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha polemizzato con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che aveva osservato che l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, se fossero prevalsi i no avrebbe avuto buone ragioni per lasciare l'Italia. «Vorrei dire al Presidente del Consiglio che noi gli paghiamo uno stipendio, che a lui sembrerà misero visto che è miliardario, ma glielo paghiamo per occuparsi dell'Italia, per fare gli interessi dell'Italia e non far andare via le imprese. E' una vergogna incredibile sentire un presidente del consiglio che fa queste affermazioni». E poi ha commentato che «il problema è che lavoratori e sindacati sono stati lasciati totalmente soli, il governo è finito nella nebbia». A urne chiuse Bersani ha affermato: «Adesso quel risultato va rispettato e va rispettato anche per quel tanto di disagio che rappresenta. Quindi ora Fiat mantenga gli impegni e si rivolga a tutti i lavoratori».
Anche il coordinatore della segreteria del Pd Maurizio Migliavacca segnala che «i lavoratori sono stati lasciati completamente soli» e il governo «si è guardato bene dall'intervenire». Rispetto all'esito esso «rispecchia la posizione del Pd che qualcuno strumentalmente ha definito poco chiara. Da un lato, si realizzano le condizioni per attuare l'investimento da parte di Fiat, dall'altro lato è emerso un dissenso tale che non può essere ignorato né dalla azienda né dai sindacati firmatari. Ora si apra una fase nuova con la discussione del piano industriale e definendo regole per cui il risultato di una consultazione sia impegnativo per tutti, ma per cui tutti - chiude - possano essere rappresentati all'interno dei luoghi di lavoro».
Per Paola De Micheli «quella di Mirafiori è stata una decisione sofferta su una questione assai delicata per il futuro dell'Italia. Penso che oggi - aggiunge la deputata vicina a Enrico Letta - non abbia senso proseguire la contesa ideologica tra i partigiani del sì e del no e sia irrispettoso nei confronti degli operai. La maggioranza dei lavoratori di Mirafiori ha accettato i sacrifici in cambio di una promessa di sviluppo: questa promessa deve tradursi subito in atti concreti e il miliardo di investimenti trasformarsi in crescita per l'azienda, indotto, territorio e Paese. Non si può tacere che Berlusconi, a differenza di altri leader come Obama e la Merkel, ha rinunciato a svolgere un ruolo essenziale di mediazione: l'ennesima dimostrazione della totale assenza di una politica industriale e di sviluppo».
Soddisfatte le forze di governo. Il leghista Massimo Polledri parla di «accordo realistico» per il futuro dello stabilimento torinese del Lingotto. «I sindacati hanno fatto un passo indietro a fronte della garanzia di un investimento importante. Il pericolo che Fiat andasse altrove c'era, la globalizzazione non è un salottino chic» e invita a non confondere «diritti legittimi con la difesa di furbetti e privilegi. Massimo rispetto per la Cgil che non va messa all'angolo - conclude Polledri riferendosi al sindacato che non ha siglato l'intesa - ma si comporta come il medico che non vuole operare un paziente, sperando che se la cavi ma con il rischio che muoia. Qui era necessario intervenire e ha prevalso questa necessità».
Tommaso Foti attacca: «La vittoria del sì è importante perché predispone ancor di più l'Italia ad accogliere altri investimenti. E' una vittoria che mortifica la sinistra post-comunista avvezza a battaglie di retroguardia, tutte improntate alla conservazione dello status quo. Se l'accordo fosse stato respinto - continua il parlamentare Pdl - non solo Torino ma l'Italia avrebbero perso una delle più note ed importanti realtà produttive e sarebbe venuto a mancare il cuore pulsante della filiera dell'automobile». Foti guarda poi oltre: «Nell'agenda della nuove relazioni industriali occorre prevedere la partecipazione dei dipendenti agli utili e alla gestione delle aziende. Una grande sfida per le forze politiche e sociali che il Pdl deve cavalcare con la stessa determinazione con la quale Berlusconi si è speso a favore del si al referendum, avendo ben chiaro che la maggiore competitività delle nostre imprese giova a tutti, siano essi operai, professionisti, imprenditori o perfino pubblici dipendenti».
Anna Bertoli

da Libertà

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