Camera

"Fine vita": occorre
integrare la legge

Data: 08/12/2008

Su una cosa sono tutti d'accordo: è necessario colmare una lacuna legislativa in materia di "fine vita".
Tema estremamente delicato, sul quale si confrontano opinioni personali, religioni e politiche, tornato di attualità con il caso di Eluana Englaro. E ancora più attuale dopo la pronuncia della Cassazione, che in ottobre ha ribadito che il rifiuto delle cure è un diritto del paziente. Ma sulla regolamentazione si prospetta un duro scontro tra maggioranza e opposizione, come dimostra l'alto numero di proposte di legge, di opposto orientamento (vedi pezzo a fianco, ndr).
Sul fronte centro destra, Tommaso Foti ritiene che le sentenze sul caso Englaro costituiscano «il caso di maggiore rilievo degli sconfinamenti della magistratura nell'ambito delle decisioni che la Costituzione riserva al legislatore e, dunque, alla politica. Se quest'ultima - aggiunge il deputato Pdl-An - ritiene che sia giusto derogare dai principi previsti dall'ordinamento deve farlo esplicitamente, cioè con una legge».
Foti ritiene che «L'alimentazione e l'idratazione sono bisogni elementari irrinunciabili e non un trattamento terapeutico» e che «la vita merita comunque di essere vissuta. Quindi, non accetto la distinzione tra vite degne di vivere e vite degne di non vivere».
Favorevole alle cure palliative, è invece contrario all'idea per cui «rifiutare le cure comprenda anche il diritto alla scelta di morire: la legge non solo non ammette il suicidio, ma punisce chi lo istiga».
Anche per Massimo Polledri è «necessario legiferare per migliorare le cure per i pazienti non solo in fase terminale ma con dolori cronici». Se l'eutanasia «è vietata per legge, certi magistrati non la applicano e decidono la morte di disabili gravissimi come Eluana. Niente da dire sul dramma del padre - precisa il parlamentare del Carroccio - ma la magistratura non può decidere chi è degno di vivere». Così «è a rischio il diritto di cittadinanza per chi deve nascere e per chi deve morire. In Olanda si è iniziato così». Polledri è contrario alla dichiarazione anticipata di volontà, meglio quella espressa sul momento, «perché con gli anni le cure migliorano e certe scelte possono cambiare».
Si tratta quindi di una questione «scientifica, prima che morale».
Sul fronte Pd, Maurizio Migliavacca, nota il «grave vuoto legislativo. E' da quattro legislature che il testamento biologico è all'ordine del giorno del Parlamento senza che si riesca a varare una legge condivisa. Questo ritardo è gravissimo». Il deputato ricorda che «altri Paesi hanno una legge da tempo». Nel merito, «in coerenza con lo spirito della Costituzione si può prevedere che le volontà per il fine della vita siano scritte e che possibilmente sia nominato un fiduciario, una persona vicina di assoluta fiducia», che rappresenterebbe «una possibilità, ma non un obbligo» per chi voglia esprimere la propria volontà qualora non abbia più ragionevoli speranze di recupero. In questo quadro, «nutrizione e idratazione non possono essere sempre e comunque obbligatorie». Per Migliavacca «il parere del medico è fondamentale. In buona sostanza mi pare che la proposta del professor Marino possa rappresentare la base per una buona legge».
Anche Paola De Micheli ritiene «necessario e urgente uno strumento normativo che affronti laicamente la questione» e apprezza la proposta di Ignazio Marino. La deputata chiede di «evitare le strumentalizzazioni. Se la politica vuole (e io penso deve) difendere la vita, prima di tutto si deve far carico in maniera più autentica della fase terminale della vita, che per vecchiaia o malattia è diventata sempre più di frequente un momento di diffusa criticità». Di qui l'appello alla «concretezza: andiamo a visitare per esempio gli Hospice, nei quali l'accompagnamento ad una morte dignitosa ci insegnerà il significato profondo di ambedue le parole: morte e dignità».
Infine, il ministro ombra del Pd Pier Luigi Bersani invita a «legiferare assolutamente, in modo tranquillo e coerente con gli altri Paesi europei che lo hanno già fatto: un caso positivo è ad esempio la Germania». E lo si deve fare «con un confronto sereno tra cattolici, laici, protestanti e così via. E in modo umano». Ciò che l'ex ministro va assolutamente evitato «è che l'uomo diventi schiavo delle macchine che ha inventato, che la tecnica, prodotta dall'uomo, finisca per dominarlo. Ad esempio l'alimentazione forzata è una tecnica recente che prima non c'era. Insomma, affrontiamo il tema con umanità. La gente ha diritto a rinunciare ad un accanimento terapeutico, il che non c'entra nulla con l'eutanasia, ma ha a che fare con la dignità della persona».
Marta Tartarini

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