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Formazione di qualità, la sfida

Data: 19/12/2009

(al) Formazione professionale: 2 milioni e 577mila euro di cui un milione e 980mila euro per le attività formative e 557mila per le azioni di sistema e i servizi per l'impiego che saranno definiti in una specifica intesa con la Regione. A questo vanno aggiunti 3 milioni e mezzo per l'obbligo formativo. E in totale Piacenza ha a disposizione 6 milioni di euro per il 2010. La disponibilità finanziaria per la formazione, frutto di un accordo ponte della durata di un anno visto che a marzo ci saranno le elezioni, è così suddivisa: 1 milione per l'adattabilità, per l'occupabilità 245mila euo, mentre 729mila euro per l'inclusione sociale. L'assessore Andrea Paparo ha tracciato il quadro d'insieme della situazione economica piacentina, caratterizzata da varti fattori negativi rispetto al 2008 tra cui il 13% in meno di assunzioni, - 24% dei lavoratori a tempo indeterminato, e - 37% dell'apprendistato mentre cresce il peso del lavoro determinato dal 48% al 54%. E, per quanto riguarda le imprese emerge un vistoso calo degli ordinativi e dei fatturati. L'assessore ha poi elencato gli interventi fino ad ora messi a disposizione dalla Provincia per arginare questa situazione citando anche i contributi previsti nel bilancio 2010 che sarà discusso la prossima settimana (80mila euro per l'accesso al credito e 30mila euro sull'autoimprenditoria). Nel dibattito il consigliere Gianluigi Boiardi ha segnalato come preoccupante la dispersione scolastica che, a suo dire, con le risorse provinciali non viene arginata a sufficienza, perché spinge verso la formazione professionale. Anche Paolo Sckokai si è detto preoccupato di questo: troppa formazione e poco impegno sulla dispersione, è stata la sua segnalazione. «Quei fondi non vengono sottratti dall'attività formativa. Se le vostre azioni per contrare la dispersione hanno dato risultati così buoni, perché non sono state più replicate successivamente? » Ha puntualizzato l'assessore Paparo. Per Tommaso Foti (Pdl) la vera sfida in questo campo sarà la qualità non la quantità della formazione che sempre di più deve andare di pari passo con il sistema industriale che dovrebbe dire in che direzione muoversi». Qualità che, a suo dire, si deve chiedere ai centri di formazione. Contrario il suo parere rispetto a quello di Boiardi sulla dispersione scolastica. «Un bravo artigiano - ha detto il parlamentare del Pdl - diventa l'ossatura della piccola impresa, un cattivo studente non fa altro che contribuire ad abbassare il livello qualitativo della scuola».

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