Data: 19/01/2009
Tommaso Foti è vice presidente della commissione parlamentare per la semplificazione legislativa. Il deputato piacentino è impegnato nell'attività dell'organismo bicamerale, istituito nel 2005 e composto da 20 deputati e 20 senatori. Dopo otto mesi dall'inizio della legislatura, è doveroso stilare un primo bilancio dell'attività dell'organismo.
A cosa serve la commissione?
«Può sembrare assurdo che si sia dovuto creare una commissione per migliorare la qualità della legislazione, ma i fatti ci dicono che così non è. Nel nostro paese la produzione normativa raggiunge livelli impensabili, e non parlo solo delle leggi, ma anche dei decreti legislativi, dei decreti ministeriali, delle circolari esplicative. Non sono poi rari i casi in cui si verifica che leggi ritenute abrogate non lo siano e, quindi, contrastino con disposizione emanate successivamente».
Che finalità ha la sua commissione?
«In primo luogo è chiamata ad esprimere il proprio parere sui provvedimenti che individuano le disposizioni legislative statali anteriori al 1970 che devono restare in vigore. Inoltre, verifica periodicamente lo stato di attuazione del procedimento per l'abrogazione generalizzata delle norme, secondo quanto previsto dalla legge stessa, e ne riferisce ogni sei mesi alle Camere. Infine, e queste sono le sue attribuzioni più importanti, la commissione esprime il parere sugli schemi di regolamento di riordino, trasformazione o soppressione e messa in liquidazione di enti - organismi o strutture amministrative - pubblici statali».
Su cosa avete lavorato in questi mesi?
«E' in corso un'indagine conoscitiva sulla semplificazione normativa e amministrativa. L'audizione di diversi funzionari dello Stato, che occupano cariche rilevanti, e di alcuni Ministri, tra i quali Calderoli, il lavoro è servito per fare il punto sull'effettiva abolizione di circa 4.000 leggi, prevista da uno dei primi decreti legge del Governo Berlusconi. Inoltre, abbiamo apprezzato le iniziative annunciate da alcuni Ministri, per primo quello della Difesa, Ignazio La Russa, volte a ricomprendere l'intera produzione legislativa di settore in Codici».
Che obiettivi vi siete dati?
«Iniziamo col dire che in Italia vi è un numero smisurato di leggi in vigore, così come di decreti e di circolari. Chiunque voglia indicarne il numero rischia di sbagliare, ma per difetto e non per eccesso. A ciò si aggiunga il fatto che molte norme sono scritte male: le leggi finanziarie che ogni anno il Parlamento approva, costituiscono un raro esempio di perversione legislativa. E' giusto però sapere che gran parte del caos legislativo è imputabile ad una burocrazia che, quantunque lautamente pagata, non è affatto all'altezza della situazione. L'obiettivo della Commissione, dunque, non è solo quello di far sì che si riduca drasticamente il numero delle leggi vigenti, ma che siano comprensibili per i cittadini, mentre molto spesso non lo sono neanche ai legislatori».
Lei, in particolare, come ha impostato la sua attività in Commissione?
«Per il momento ho preso parte alla quasi totalità dell'audizioni, ho posto alcuni interrogativi e ho registrato una difesa - questa sì, veramente di casta - da parte di una burocrazia che mi pare francamente riottosa ai cambiamenti. Ma questo non stupisce: sta alla politica sapere dimostrare di volere fare sul serio e, quindi, limitare una produzione legislativa abnorme e di nessuna utilità. E' una sfida che non è impossibile vincere, ma che necessita anche di un rapporto più chiaro tra Governo e Parlamento. La proliferazione di decreti legge, ad esempio, rischia di impedire al Parlamento, proprio in ragione dei ristretti tempi a disposizione per la conversione in legge, di svolgere appieno il proprio ruolo, che non è quello di ratificare decisioni altrove assunte, ma di fare e bene le leggi».
m.t.
