Camera

Foti: il Pdl va avanti
e il governo anche

Data: 01/08/2010

di TOMMASO FOTI *
Dall'interpretazione che ne danno i media, oltre che dalle opinioni espresse da autorevoli commentatori, si dovrebbe ricavare che Il Popolo della Liberta, sia come partito, sia come progetto, è giunto al capolinea.
I fatti ci dimostreranno che cosi non è, con buona pace di chi, dopo l'uscita dal PdL di un discreto numero di deputati provenienti dall'ex Alleanza Nazionale, festeggia la fine del "berlusconismo" o, quanto meno, di Berlusconi.
Se e' vero, infatti, che Il Popolo della Liberta' perde, in questa vicenda l'apporto di un leader politico del calibro di Fini, altrettanto vero e' che non una sola ragione per cui lo stesso venne costituito e' venuta meno.
In particolare, non vedo una sola motivazione politica - quelle personali ed umorali poco, anzi niente, rilevano - che dovrebbe suggerire a chi, per tanti anni, si e' identificato nei valori, nelle idee, nelle passioni della destra politica italiana - e, dunque, in Alleanza Nazionale - di abbandonare Il Popolo della Liberta'.
A partire dalla considerazione, tanto elementare quanto fondamentale, che solo in ragione della scelta bipolare la destra ha assunto responsabilità' amministrative e di governo che, in passato, le erano precluse.
D'altra parte la vocazione bipolare della destra raggiunse la sua massima espressione quando proprio Fini si batte' per l'approvazione del referendum (che non raggiunse la validità' del quorum richiesto per la sua efficacia per una manciata di elettori) che attribuiva ai soli collegi uninominali la rappresentanza degli elettori.
Collegi uninominali nei quali, così come accade per l'attuale sistema elettorale, le indicazioni dei candidati erano frutto di scelte ed accordi tra i partiti a livello nazionale, con buona pace delle rappresentanze territoriali (giusto appunto per evidenziare che quella dei parlamentari nominati dall'alto è una tradizione che vanta solide radici).
Una scelta quella di Fini non solo bipolare, dunque, ma anche e soprattutto bipartitica, che si prefiggeva di determinare dieci anni or sono gli stessi effetti che hanno portato, di recente, dalla nascita del Partito Democratico (nel centro-sinistra) e del Popolo della Liberta' (nel centro-destra).
Rilevato, quindi, che l'uscita dal Popolo della Liberta' di alcuni autorevoli esponenti dell'ex Alleanza Nazionale tradisce, in radice, uno degli obiettivi fondamentali che la stessa si era posta al momento della sua costituzione (alla quale ho personalmente contribuito molto piu' di certi suoi sedicenti "custodi" di queste ultime ore) va detto che i valori di riferimento dell'area politica della destra italiana non solo hanno trovato piena ospitalità' nel PdL, ma anche pronta e felice attuazione nell'attività di governo di Berlusconi.
A partire dalla difesa di quel principio di legalità che ha trovato attuazione concreta nell'arresto di latitanti pericolosissimi, nello smantellamento di cosche mafiose e malavitose che da anni imperversavano indisturbate, nel sequestro (pari a 9050 milioni di euro) e nella confisca (pari a 2008 milioni di euro) di beni appartenenti alle organizzazioni criminali.
E che dire, se non un gran bene, dell'inasprimento del regime di carcere duro (il cosiddetto " 41 bis") per i mafiosi, cui è stato negato anche di potersi avvalere del gratuito patrocinio?
E non sono forse un modo concreto di ricordare il sacrificio di eroi quali Borsellino e Falcone le norme che hanno esteso anche alle organizzazioni criminali straniere il reato di associazione mafiosa e l'esclusione dalle gare degli appalti pubblici degli imprenditori che non denunciano le estorsioni?
Ma poichè - giustamente - la destra ha sempre sostenuto che non c'è legalita' senza sicurezza, e' doveroso ricordare, ad esempio, l'istituzione sul territorio nazionale delle pattuglie miste composte da militari e forze di polizia attive nelle periferie e nelle piazze di tante città italiane (Piacenza compresa). A tacere delle rigorose iniziative assunte contro l'immigrazione clandestina: a partire dal blocco degli sbarchi a Lampedusa grazie all'accordo con la Libia, per passare all'introduzione nell'ordinamento del reato d'immigrazione clandestina, per finire alla regolarizzazione di colf e badanti, delle quali solo il centro-destra ha riconosciuto la funzione sociale.
Poi, certo, il funzionamento del PdL come partito avrebbe potuto essere anche migliore di quello che è stato fino ad oggi, ma anche qui è inutile nascondere il fatto che strutturare un'organizzazione in grado di rappresentare 17 o 18 milioni di elettori non è un gioco da ragazzi. E, per di più, non si realizza in pochi mesi.
Del resto la personale esperienza maturata qualcosa mi ha insegnato.
A partire da quando, nel 1994, dopo avermi nominato commissario provinciale di Alleanza Nazionale di Piacenza, mi affidò anche la responsabilità di quella di Brescia, con tanto di pieni poteri, a partire da quelli disciplinari. Un'esperienza quella maturata alla federazione di Brescia particolarmente utile, come detto, al termine della quale non solo il giudice ordinario non ebbe più occasione di doversi occupare delle liti che ne caratterizzavano l'attività (si fa per dire), ma che portò alla concreta valorizzazione di alcuni giovani allora relegati ai margini della stessa (da Viviana Beccalossi, in seguito per diversi anni Vice di Formigoni in Regione Lombardia, a Stefano Saglia, attuale sottosegretario allo Sviluppo Economico).
Certo è che non è con le battute da incendiari o con le dichiarazioni all'acido nitrico che si porta la serenità nei partiti. Un'affermazioni in sè ovvia ma che, in questi ultimi periodi, non ha sicuramente guidato l'azione di alcuni dei cosiddetti "finiani", molto più interessati, almeno questa è la mia impressione, a ricercare notorietà per se stessi, piuttosto che le ragioni per continuare a stare insieme.
E così si è finiti con la separazione dei giorni nostri che, tuttavia, colpisce il Popolo della Libertà ma non ne decreta nè la fine, nè la funzione.
Spiace certo che anche chi per tanti anni ha rappresentato, come Fini, i sentimenti e le speranze di milioni di elettori di destra, lasci un partito che solo pochi mesi fa fortissimamente ha voluto.
Ciò detto il PdL non chiude baracca nè diventa, in ragione di alcune autorevoli dissociazioni, una Forza Italia allargata. Anzi, se qualcuno coltivasse questa balzana idea si ravveda e subito perché così non è.
E non conviene neppure al Partito Democratico giocare di sponda a chi sostiene che via Fini il PdL è morto, perché allora la tessa cosa si dovrebbe dire dello stesso atteso che anche Rutelli, che della Margherita era il segretario, se ne è andato dal partito di Bersani. A meno che, nonostante i ripetuti cambi di ragione sociale, i democratici siano rimasti legai alla doppia verità di togliattiana memoria.
Quanto, infine, all'azione del Governo Berlusconi, la stessa è legata esclusivamente al senso di responsabilità e di lealtà che chi ha abbandonato il PdL saprà mostrare, soprattutto verso gli elettori.
Ma se così non sarà, si tolgano pure dalla testa i tanti che oggi già vi lavorano di dare vita ad un ribaltino, giusto appunto per consegnare l'Italia ad una coalizione arlecchino gradita dai poteri più o meno forti, ma non scelta dagli elettori.
Dopo Berlusconi, ci sono solo le elezioni e, quindi, ancora Berlusconi.
* Parlamentare PdL

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TommasoFoti
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