Camera

Foti visita in carcere Elena Romani, la madre accusata di aver ucciso

Data: 24/07/2005

«Aveva mal di stomaco quel giorno, ma un aspetto normale, anzi, molto curato. Non era mai stata prima in carcere, le sembrava tutto così strano. Mi ha parlato del suo lavoro di hostess e del perché avesse scelto Legnano per vivere, una città piena di vita e di giovani. Le ho sentito dire che , anche scappando, non avrebbe saputo dove andare. Mi
ha colpito».
Tommaso Foti, deputato di Alleanza nazionale, descrive così il volto e la personalità di Elena Romani, una giovane mamma apparentemente come tante, ma chiusa in carcere con accuse atroci: l'omicidio della sua bimba di 22 mesi, Matilda.
Non è la prima volta che Foti, nelle sue vesti di parlamentare, sceglie di visitare i protagonisti dei casi di cronaca più sconvolgenti. In passato ha già avuto modo di guardare negli occhi Erika, Pietro Maso, molti pentiti di mafia e altri ancora. Così venerdì scorso, nel verificare le condizioni del carcere di Vercelli (come spesso il deputato di An decide di fare in questo periodo dell'anno), si è presentata anche l'occasione per conoscere la ragazza di poco più di
trent'anni oggi accusata di uno dei peggiori delitti.
Una visita che non vuole giudicare, ma forse solo provare a
comprendere, attraverso quei pochi minuti di una conversazione durante la quale si può parlare di tutto fuorché dell'unica cosa che conti: il caso e quanto accaduto quel 2 luglio, nell'abitazione di Roasio, vicino a Vercelli.
«Tutto ciò che si può dire in situazioni come queste - spiega
l'onorevole Tommaso Foti - è quello di avere il più possibile fiducia nel corso del processo e di provare a vivere il carcere con la maggiore serenità possibile. per loro è una distruzione.
Io sono solito andare a verificare le condizioni dei vari carceri italiani e in quello dove si trova la Romani c'era qualche problema poiché è una struttura piuttosto fatiscente.
Da qui, una volta arrivato, ho voluto vedere anche lei. Chi si trova in queste situazioni di solito chiacchiera volentieri per qualche minuto della propria vita, della propria famiglia.
E' pazzesco guardare negli occhi persone accusate di cose tanto atroci come può essere l'uccisione di una bimba di 22 mesi con un calcio: ma guardare i loro volti fa riflettere.
Si potrebbe pensare di trovarsi di fronte un mostro, invece sono persone normali, che appaiono equilibrate».

da La Cronaca

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