Camera

Gasparri sulle elezioni: «Alleati
con la Lega da Piacenza a Roma
per le riforme del federalismo»

Data: 25/01/2009

«Da Piacenza a Roma la Lega deve essere alleata con il Popolo della Libertà per portare a compimento le riforme che le stanno a cuore». E' la convinzione che Maurizio Gasparri, storico esponente di An e presidente dei senatori del Pdl, espone ai giornalisti che lo sollecitano sul voto alle Provinciali e che ripeterà con energia davanti ad un auditorium Sant'Ilario strapieno, con tanti sindaci di centrodestra schierati (ma non si notano esponenti di spicco della Lega). Ci vuole coesione e unità anche sul territorio - dice - e non si elude un patto mentre si vanno costruendo le riforme sul federalismo fiscale per sconfiggere troppa burocrazia e quell'eccessivo prelievo fiscale che proprio il Nord patisce di più. Con l'approvazione del disegno di legge al Senato, l'appuntamento è ora alla Camera. Non sono pensabili posizioni difformi, insiste, perché «si vanno a scandire le responsabilità di Comuni, Province, Regioni e Stato».
E sul candidato del centrodestra non ancora emerso in sede locale? Gasparri rimanda ad un lavoro di «grande impegno» che è in corso, agito da Filippo Berselli, coordinatore regionale di An e dal senatore Giampaolo Bettamio per Forza Italia. La competizione? «Piacenza è una piazza che ha le condizioni giuste perché sia una battaglia vincente».
Gasparri a Piacenza ha un compito doppio: dare il via alla campagna elettorale per le Provinciali del 6-7 giugno, ma anche favorire un'atmosfera di lavoro comune verso il congresso del 27 marzo per la nascita del partito unico del centrodestra. E non a caso, sono seduti al tavolo tutti i possibili alleati, inclusi i Popolari Liberali di Giovanardi, rappresentati da Fausto Frontini, e c'è Filippo Berselli (An), Massimo Trespidi (Forza Italia), l'onorevole Tommaso Foti (An).
«Stiamo facendo nascere il più grande partito italiano che punta ad un consenso del 40 per cento». Ben vengano le forze minori: «Ma non sarà un partito caserma» profetizza Gasparri.
Del resto non c'è elezione in cui «Forza Italia e An non scelgano insieme» e con la Lega il rapporto è «importante». Ebbe fibrillazioni nel 95-96, ma dal 2000 «va bene e spero che l'adesione della Lega sia permanente» chiosa.
Sul partito unico l'Italia non poteva non mettersi al passo con la storia e non c'è da temere una perdita di identità per il senatore: «Contano le scelte politiche, il resto sono retaggi, feticci e nostalgie».
Ma Gasparri percorre a tutto campo l'attualità politica. In materia energetica spinge il pedale sul nucleare («per l'autonomia energetica contro falsi ambientalismi»), annuncia a marzo il lavoro sulla riforma della giustizia civile, evoca il caso De Magistris-Genchi e quella «rete a strascico» di intercettazioni, quelle banche dati che includevano 500mila nomi («scandaloso»). In febbraio si andrà a discutere proprio la legge sulle intercettazioni «per porre dei limiti temporali» precisi, ma vi saranno ricompresi anche «fenomeni come la corruzione». Sulla sicurezza, ben venga l'orientamento di mobilitare la forza militare («per prevenire reati in certi posti basterebbero due ore di passeggiate in divisa dei militari»). Continua invece a preoccupare l'immigrazione clandestina. C'è una intesa con la Libia, ma va affrontata una situazione anomala ed eccezionale: «I clandestini devono essere espulsi immediatamente». E infine un affondo sulle piazze italiane in cui hanno pregato gli islamici: «E' intollerabile la minaccia dei fondamentalisti al nostro Paese».
Per Gasparri, tanti applausi a punteggiare le frasi salienti di una visita piacentina iniziata cantando, con tutta la platea in piedi, l'inno di Mameli.
Patrizia Soffientini
patrizia.soffientini@liberta.it

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