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""I professionisti non sono evasori""

Data: 29/10/2006

I professionisti bocciano sonoramente il decreto Bersani sulle liberalizzazioni: «Ci mette nelle mani dei potentati economici, in particolare di Confindustria, e ci riduce al rango di impiegati». E' il contenuto dell'incontro, ieri in Sant'Ilario, dal titolo "Libere professioni. Una risorsa per l'Italia", organizzato da Alleanza nazionale e da Oltre i partiti. Affollata la platea, che ha ascoltato gli interventi di Alfredo Biondi, senatore e presidente nazionale dell'Associazione liberi professionisti (Alp), dei deputati di An, Tommaso Foti e Ida Germontani, del senatore Filippo Berselli, di Patrizia Barbieri, consigliere provinciale e di Claudia Rubini, presidente regionale Alp. Le bordate al ministro per lo Sviluppo economico, il piacentino Pierluigi Bersani, non si sono fatte attendere. Biondi ha detto che «le professioni, attraverso gli Ordini garantiscono i cittadini e i clienti. Non basta attaccare una targa fuori da uno studio per dirsi professionista. Il professionista offre sapere, il collega lo controlla e il cliente lo giudica. Noi ci fondiamo su tre grandi principi: libertà, autonomia e indipendenza La visione delle professioni di Bersani è merceologica: confonde il cliente con il consumatore e il sapere con la merce. C'è da vergognarsi. Senza libertà e dignità, il professionista sarà asservito ai grandi potentati economici ». Biondi ha anche ricordato come esistano già diversi di legge per far vivere gli Ordini professionali. Foti ha rivendicato «l'idea che è offuscata: per qualcuno le libere professioni sono una risorsa. Ci sono stati tanti errori, compresi quelli del centrodestra nel giudicare il decreto prima che venisse pubblicato. Il Corsera poi avanzò una campagna stampa per far credere che i taxi sarebbero stati meno cari e ci sarebbero state meno spese per tutti. Tutto falso. Il decreto, poi, è stato gestito da un ministro incompetente, perché sugli Ordini vigila quello della Giustizia. E alla fine, tutto è servito per far vendere le aspirine alle Coop». Duro anche il giudizio di Barbieri, secondo la quale «sono state dette molte falsità. Dicevano di non ascoltarci, perché i professionisti sono dei privilegiati. Prima si fa l'università, poi la pratica, molto spesso gratis, e dopo dieci anni si cominciano a cercare i clienti. Per Bersani i professionisti sono solo privilegiati ed evasori. Un Ordine, però, garantisce il controllo sulle capacità che vengono decantate da un presunto professionista. E loro vogliono cancellarli. E' inaccettabile. Questa è una manovra di attacco alle casse professionali. Al vetriolo anche le considerazioni di Rubini: «Il decreto Bersani è pessimo. E' uno dei primi atti del Governo, un attacco al ceto medio che produce maggiormente e che dà fastidio soprattutto a Confindustria, la quale vuole mettere le mani sulle libere professioni ». In una nota sulle attività dell'Alp, si legge che i professionisti sono estranei al sistema dualistico esistente «basato sulla concertazione di due sole unità strutturate (Confindustria e i sindacati) intermediate da governi che, sostanzialmente, vogliono risolvere i problemi socio-economici trattando soltanto con tali entità, anziché con al maggioranza o la totalità delle forze produttive». Rubini continua ricordando che «i professionisti sono nel mirino di quei potentati che hanno già messo in crisi il Governo. Lo stesso garante della Libera concorrenza, Antonio Catricalà, lo ha ammesso: ho dato il via libera la decreto solo pressioni di Confindustria. Ci vogliono ridurre a dipendenti, ma se sarà così senza lavoro si troveranno i nostri dipendenti». Insomma, per Rubini non c'è nemmeno un elemento positivo: «Questo è un governo comunista che vuole mettere le mani su settori poco irregimentati. Il decreto Bersani, poi, non tratta assolutamente delle liberalizzazioni. Pensino a energia, ambiente e multinazionali ». Infine, un appello ad andare in piazza: «Per noi la piazza è l'agorà, cioè luogo di dialogo. Non ci facciano seguire dalla polizia, non siamo i no global dell'onorevole Caruso». Applausi a piene mani dalla platea.

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TommasoFoti
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