Data: 18/04/2012
Il 50° Stormo dell'Aeronautica militare con i suoi Tornado lascerà la base di San Damiano per Ghedi? L'interrogativo che ciclicamente salta fuori, stavolta non sembra il solito "Al lupo al lupo" perché la via del "dimagrimento" è obbligatoria per tutti, ministero della Difesa compreso. Nei giorni scorsi il governo ha approvato il disegno di legge delega che prevede il taglio di basi e caserme, una riduzione del 20 per cento del personale e la contrazione delle strutture. Il parlamentare piacentino del Pdl, Tommaso foti ha presentato un'interrogazione sul possibile trasferimento a Ghedi del 50° Stormo e da San Damiano non arrivano commenti né smentite mentre i Comuni di San Giorgio e Carpaneto lanciano l'allarme. Il sindaco di San Giorgio, Giancarlo Tagliaferri e, a Carpaneto, il sindaco uscente e ricandidato Gianni Zanrei e i candidati sindaci Guido Freschi e Fabio Bernizzoni sono compatti nel prospettare gli effetti devastanti che potrebbe subire l'economia del territorio dalla chiusura di una base dove lavorano 800 persone. La stragrande maggioranza delle quali ha messo radici nel territorio.
L'interrogazione Nell'interrogazione foti, dopo aver ricordato la storia del 50° Stormo che nel 1967 venne ricostituito a San Damiano, chiede se «nell'ambito del processo di ristrutturazione, recentemente ipotizzato, in chiave riduttiva dello strumento militare, rientrerebbe anche la razionalizzazione delle basi oggi utilizzate dalla Aeronautica Militare». «Detta razionalizzazione, secondo notizie diffusesi negli ultimi giorni - aggiunge il parlamentare - comporterebbe l'esigenza di accentrare su un'unica base aerea (quella di Ghedi, a Brescia) la flotta dei velivoli Tornado, inclusi quindi quelli operanti presso il 50° Stormo». «Se dette voci trovassero concreta attuazione nei fatti, con il predetto trasferimento, verrebbe meno per il 50° Stormo detta qualifica, sicché la base di San Damiano - che oggi lo ospita - verrebbe ad essere classificata come Comando Aeroporto, con servizi ridotti al minimo, soggetto a possibile chiusura» conclude foti chiedendo «se e quali siano i reali intendimenti del Ministro».
Il territorio si mobilita In attesa della risposte da Roma, gli amministratori del territorio si mobilitano. «Auspico soluzioni diverse alla chiusura - dichiara il sindaco Tagliaferri - nella base ci sono persone che hanno comprato casa qui (alcuni di loro stanno ancora pagando i mutui) e che tutti i giorni fanno la spesa nei nostri negozi. Confido nella capacità di individuare strade che non danneggino i tanti della base che vivono, e sono bene integrati, nel tessuto sangiorgino. Chiedo, almeno, che si proceda con gradualità e comunque che si mantenga qui una base logistica». Tagliaferri ricorda che in consiglio comunale su 17 componenti tre fanno parte della base di San Damiano: l'assessore Arturo Alfredo Caccetta e i consiglieri Giovanni Quaratino e Cosimo Madaghiele. «Vorrà pur dire qualcosa» commenta il primo cittadino. «A San Damiano - aggiunge - arrivano persone che hanno visto il mondo, che contribuiscono alla vitalità culturale, economica e sociale del paese». Con i Tornado, San Giorgio e Piacenza non perderebbero solo un reparto di eccellenza nazionale, ma soffrirebbero, soprattutto, l'esodo di famiglie, la messa sul mercato di centinaia di appartamenti, l'impoverimento del territorio.
da Libertà
