Camera

Ici, primo passo per Pdl e Lega. Misura iniqua
e parziale per il Pd

Data: 23/06/2008

di MARTA TARTARINI
Come è noto a tutti i proprietari di un'abitazione, il 14 giugno scadevano i termini per il pagamento dell'Imposta Comunale sugli Immobili, meglio nota come ICI. L'argomento è di assoluta attualità anche perchè il nuovo governo, nella prima riunione del Consiglio dei Ministri, tenutasi a Napoli, con decreto legge ha abolito questa imposta, inserendo la decisione all'interno di una serie di misure per alleggerire il carico fiscale delle famiglie.
Il provvedimento riguarda l'ICI sulla prima casa: a partire dal 2008 non si dovrà più pagare. Escluse dalla esenzione le abitazioni principali di lusso (categoria A1, A8 e A9). Il governo ha stimato che l'operazione costerà 2.500 milioni di euro per i prossimi tre anni (2008, 2009 e 2010).
Già il precedente governo di centrosinistra era intervenuto sull'ICI, esentando dal pagamento una fascia di popolazione titolare di redditi medio-bassi, beneficiando così circa il 40% degli italiani. Il Berlusconi IV ha agito in modo indifferenziato sollevando dall'onere l'intera platea dei proprietari di case, salvo quelli che abitano nelle poche abitazioni di lusso così registrate al catasto. Una scelta che non piace al Pd che la valuta poco efficace e ingiusta perché esclude dall'agevolazione chi vive in affitto, mentre per Pdl e Lega è un importante primo passo nella direzione di ridurre le tasse.
Per Maurizio Migliavacca (Pd) in questo modo non si risolve "la crisi del potere di acquisto" e si "cura con un pannicello caldo una malattia che avrebbe bisogno di ben altra terapia". Tanto più che "le risorse in parte ci sono e si trovano nell'extragettito lasciato dal governo Prodi, ma pur di non riconoscere i risultati raggiunti da chi lo ha preceduto il governo Berlusconi arriva a negare l'evidenza".
Le misure del governo sono "deludenti - attacca il democratico - perché hanno effetti marginali sulla distribuzione del reddito e toccano solo marginalmente i veri problemi, che sono il livello troppo basso dei salari e l'aumento dei prezzi". E poi "nulla è previsto per le 7 milioni di famiglie che pagano l'affitto", e "gli effetti redistributivi molto regressivi: per una prima casa in un quartiere popolare il beneficio è zero, mentre per un'abitazione di lusso in centro storico il beneficio è di qualche migliaio di euro". Gli fa eco Paola De Micheli, che parla di "misura parziale, iniqua, che non raggiunge l'obiettivo indicato nel titolo del provvedimento, cioè misure per salvaguardare il potere d'acquisto".
La neodeputata puntualizza: "Non siamo certo contrari a diminuire le tasse, ma l'abolizione dell'ICI dovrebbe rientrare in una riforma complessiva della fiscalità comunale e degli immobili" e poi accusa: "Così come concepito, il provvedimento crea incertezza ai Comuni".
Anche il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani evidenzia che "non viene dato un euro a chi ha più bisogno; è una manovra incredibilmente discriminatoria tra chi possiede la casa e chi è in affitto" e poi "si discriminano gli enti locali perché mentre nella manovra Prodi sull'ICI la copertura dei servizi era assicurata, in questa manovra non è così". Infine, "la priorità deve essere quella del recupero del potere d'acquisto e del migliorare le condizioni di lavoratori e pensionati".
Il centrodestra applaude. Tommaso Foti (Pdl-An) ne fa anche una questione di principio, perché il provvedimento "non solo mette più soldi nelle tasche degli italiani, ma ribadisce il principio secondo cui la proprietà va rispettata. Che poi a sinistra l'abolizione dell'ICI non sia salutata con favore o con distinguo vetero-classisti - continua l'aennino - non stupisce: i nipotini di Visco e di Proudhon sono ancora convinti che la proprietà sia un furto".
Foti punta il dito contro il governo Prodi che "cercò in tutti i modi di far decollare quell'asineria rappresentata da un catasto patrimoniale, studiata apposta per far pagare sempre più tasse ai cittadini". Quanto ai Comuni, "magari rimanessero in mutande per l'abolizione dell'ICI: non sperpererebbero più i nostri soldi. Purtroppo sappiamo che non sarà così."
Dal Carroccio si saluta "una prima misura per andare incontro alle famiglie che non ce la fanno più" che è anche, evidenzia Massimo Polledri, "un segnale ai Comuni che in quanto a sprechi possono fare di meglio, come il Comune di Piacenza "che finanzia progetti che sono pezzi di carta che finiscono in un cassetto". Infine, la misura "va anche nella direzione del federalismo, perché le tasse devono essere coerenti con i servizi che la gente riceve".

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