Data: 27/12/2005
Fatti «di un'inaudita gravità e censurabili sotto più profili, non ultimo quello penale, essendo evidente la volontarietà di agire contra legem». Ad alzare il tiro sul bilancio di previsione approvato giovedì scorso in consiglio dopo una lunga battaglia tra i poli è Tommaso Foti, onorevole di An che ha rivolto un'interrogazione al ministro dell'Interno da cui il ""virgolettato"" è tratto. Nel mirino la decisione del presidente del consiglio comunale, Benedetto Ricciardi, di dichiarare inammissibili i 375 emendamenti al bilancio - presentati quasi tutti dall'opposizione - eccetto quello della giunta (accettato, però, solo in parte). È stata la svolta che in aula ha spianato la strada al'approvazione della manovra 2006 (entro Natale, come voleva l'amministrazione), neutralizzando il serrato ostruzionismo messo in atto sin lì dal centrodestra sugli ordini del giorno e pronto a essere replicato sugli emendamenti.
Assai restrittiva l'interpretazione data da Ricciardi alle norme sull'ammissibilità degli emendamenti: se non hanno concreta ricaduta contabile con la relativa copertura finanziaria, vanno cassati. Questo è accaduto, nella sostanza. Scatenando le forti proteste dell'opposizione; mentre la maggioranza, da parte sua, ha difeso la linea adottata pur riconoscendone il carattere di novità, perlomeno per Palazzo Mercanti.
Argomenti speciosi senza legittimità
Al ministro Giuseppe Pisanu Foti chiede di valutare se esistano i presupposti per un annullamento da parte sua della delibera del bilancio. Ciò contro cui l'onorevole punta il dito è soprattutto la mancata ammissibilità degli emendamenti alla relazione previsionale e programmatica 2006-2008 che pure era oggetto della discussione e votazione in allegato al documento economico. Cosa decisa da Ricciardi «inspiegabilmente e comunque con argomentazioni speciose e prive di ogni e qualsiasi legittimità», si legge nell'interrogazione, e «male avvalendosi di quanto disposto dall'articolo 65, comma 8», del regolamento per il funzionamento del consiglio comunale.
Lese le prerogative dell'opposizione
«Non vi è dubbio», a giudizio del deputato di An, «che molti degli emendamenti dichiarati inammissibili invece e per contro tali non erano, essendo sugli stessi stato reso parere contabile favorevole dal competente servizio ragioneria, nonché da parte dei servizi competenti per materia e dal Collegio dei Revisori dei Conti», così come previsto dal regolamento comunale di contabilità (articolo 10, comma 5). Di «inaudita gravità» l'aver «leso le prerogative proprie dei consiglieri comunali volute dalla legge», attacca Foti, legge che (articolo 174, comma 2, del decreto legislativo 267/2000, in combinato con l'articolo 10, comma 4 del regolamento comunale di contabilità) «espressamente riserva a questi ultimi la facoltà di presentare proposte emendative al bilancio e ai suoi allegati, e ciò in ragione soprattutto del fatto che costituendo la relazione previsionale e programmatica atto fondamentale, la sua approvazione la eleva al rango di atto fondamentale dal quale promanano la maggior parte delle determinazioni assunte dai dirigenti comunali».
""Complice"" il segretario generale
«Anche in presenza di un annunciato ostruzionismo non si è mai dato di vedere un'applicazione della norma inerente l'ammissibilità degli emendamenti che nei fatti ha negato ai singoli consiglieri di potere esercitare il proprio diritto-dovere di concorrere alla modifica dello schema di bilancio proposto all'organo consiliare dalla giunta comunale». Questa la valutazione di Foti secondo cui «particolarmente grave» è stato nella circostanza «l'atteggiamento» del segretario generale del Comune, Enrico Gadola, il quale «si è ben guardato - come invece e per contro suo preciso dovere era - di far rilevare a verbale l'irregolarità e la contrarietà alle leggi, allo statuto e al regolamento del consiglio comunale di Piacenza, dell'azione posta in essere» da Ricciardi.
Le mosse della prefettura
Nell'interrogazione Foti chiede a Pisanu, «se non ritenga sussistano i motivi per procedere all'annullamento straordinario della delibera» con cui giovedì scorso è stato approvato il bilancio, secondo quanto prevede l'articolo 138 del testo unico 267/2000, «attesa l'evidente violazione di legge che inficia il regolare iter amministrativo della stessa». Ma anche se gli «risulti» che il prefetto di Piacenza «abbia d'ufficio, giusto il disposto dell'articolo 135 del T. U. 267/2000, richiesto ai competenti organi gli interventi di controllo e ciò al fine di assicurare il regolare svolgimento dell'attività della pubblica amministrazione». Prefetto a cui l'opposizione già aveva fatto sapere (v. Libertà di sabato) che si sarebbe rivolta in questi giorni per «rappresentargli il nostro sconcerto» per quanto accaduto in consiglio comunale.
da Libertà
