Data: 10/05/2010
Con la presa di posizione di Gianfranco Fini, in occasione della riunione della direzione PDL (aperta alla stampa), si è manifestata la divergenza tra il presidente della Camera e il presidente del Consiglio. Diversità di opinioni che era già emersa in passato anche se circoscritta su alcuni temi. Ora il mondo politico si interroga sulle conseguenze sulla maggioranza e sulla tenuta del governo.
Il deputato del PdL Tommaso Foti avverte: "Il PdL è il Popolo della Libertà, non il partito della lite. L'affermazione, in sé superflua, è utile per ribattere ai menagrami mediatici avvezzi a descrivere la situazione all'interno del PdL con toni catastrofistici talmente esagerati da sfiorare il ridicolo". Nel merito il parlamentare piacentino ritiene che la nascita della corrente di Fini "all'interno di un grande movimento politico, tanto più se moderato e liberale, non dovrebbe costituire occasione di litigiosità, ma di dibattito e crescita. Diverso sarebbe - continua la sua analisi - se la corrente, anziché preoccuparsi di preservare un'identità, si ponesse l'obiettivo di contrastare l'attività di governo o di schernire l'identità altrui".
Foti si dice convinto che "il buon senso e il pragmatismo prevarranno. Chi vivrà vedrà: ma sono ottimista sul fatto che nel Pdl, che ha vinto tutto dalle elezioni politiche del 2008 in poi e che ha consentito agli italiani di guardare alla crisi mondiale con una speranza in più rispetto a tutti i paesi concorrenti, non via sia alcuno che voglia sprecare l'occasione storica per ulteriormente consolidare ed accrescere il peso del centrodestra all'interno della comunità nazionale".
Da parte sua Massimo Polledri si limina a osservare. "Non mi occupo né delle spaccature interne al Pd, né delle cose del Pdl. Il rapporto tra Bossi e Berlusconi è ottimale. E nessuno, neanche Fini, ad oggi sembra aver messo in dubbio il programma elettorale. Questo ci basta. Capisco che in Italia - conclude l'esponente del Carroccio - valga molto la discussione sulle ?varie ed eventuali' ma la Lega preferisce occuparsi dei problemi della gente".
Il Pd guarda con attenzione al dibattito interno al Pdl. Per Maurizio Migliavacca "Fini pone problemi veri, che noi abbiamo denunciato da tempo: la piega plebiscitaria di Berlusconi che naviga a vista e non progetta, la subalternità alla Lega che detta l'agenda del governo, e un Pdl nato dal predellino che non contempla una dialettica democratica trasparente". Ma l'ex leader di An "resta uomo di destra, di una destra europea diversa da quella plebiscitaria di Berlusconi. Penso sia una rottura profonda: ci possono mettere delle pezz e- chiude il coordinatore della segreteria - ma che comunque provoca una instabilità che si farà sentire in particolare sulla legge Finanziaria e sui decreti attuativi del federalismo fiscale".
Anche per il segretario nazionale Pier Luigi Bersani "Fini solleva problemi veri. Credo debba mostrare la sua coerenza nei passaggi parlamentari di tematiche economiche o delle norme sulle intercettazioni e della giustizia. Noi aspettiamo la coerenza del suo strappo". La previsione di Bersani è che si tratti di "un battibecco che avrà scarsi esiti pratici".
Paola De Micheli commenta: "Penso che in questo contrasto ci sia anche un problema sul piano personale, ma è innegabile che il cuore della questione sia sul metodo di governo e di gestione del partito". Sul primo "il ricorso continuo alle fiducie e l'impossibilità di spazi al Parlamento sta dimostrando tutti i suoi limiti (con nervosismi nella maggioranza, ben oltre l'area finiana) ". Sul partito c'è poi "una effettiva mancanza di linea condivisa. Ci sono temi sui quali risulta di fatto impossibile per la maggioranza trovare una sintesi per il semplice fatto che di questi temi non possono parlare e prevale per forza o la linea del capo o di Tremonti". La deputata del Pd fa notare che "una visione del paese e della politica così diversi difficilmente troveranno una sintesi alta, più verosimile qualche progressivo accordo al ribasso, che consenta la tenuta della legislatura" come ad esempio "un pasticcino sul federalismo fiscale e purtroppo poco altro. Comunque - ammette De Micheli - sono rimasta impressionata dal coraggio di Fini. Forse un po' costretto dal precipitare degli eventi e dall'avanzare di una nuova questione morale, ma di certo è stata coraggiosa la sua modalità di contrapposizione al padrone".
Anna Bertoli
