Data: 06/08/2011
La vicenda che interessa il consigliere comunale Edoardo Piazza doveva suggerire prudenza - soprattutto a chi, come il Sindaco Reggi, ricopre un ruolo istituzionale - nell'esprimere valutazioni in merito.
Così non è stato, sicché occorre chiarire alcuni aspetti. Premetto che la normativa vigente da alcuni anni (articolo 14 della legge n. 53/1990) ha esteso la competenza ad eseguire, in materia elettorale, le autenticazioni non attribuite esclusivamente ai notai anche ai consiglieri comunali e provinciali.
L'evocata norma va correlata all'articolo 21, comma 2, del Decreto Presidente della Repubblica n. 445/2000, che dispone: "l'autenticazione è redatta di seguito alla sottoscrizione ed il pubblico ufficiale, che autentica, attesta che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza, previo accertamento dell'identità del dichiarante".
Lasciando perdere inutili dietrologie sui motivi che hanno spinto qualche sottoscrittore, avanti l'autorità competente, a non riconoscere come propria la sottoscrizione effettuata, rimane il fatto che l'avere eventualmente autenticato sottoscrizioni non apposte in propria presenza è atto contrario alla legge.
Ciò evidenziato, lascio agli organi competenti la valutazione sulla rilevanza penale o meno dell'operato del consigliere Piazza, le cui affermazioni ("ho fatto un piacere ad un amico"; "i grillini le firme le hanno raccolte tutte al banchetto") non contribuiscono certamente a fare chiarezza sulla vicenda. L'unica cosa che Piazza avrebbe potuto dire - ma non l'ha detto - è se fosse o meno presente nel momento in cui le sottoscrizioni venivano apposte.
La vicenda in questione, infatti, non è irrilevante. Basti pensare che la Corte Costituzionale - sempre evocata dalla sinistra quando "bacchetta" Berlusconi - ha, tra l'altro, dichiarato con sentenza n. 394/2006 l'illegittimità costituzionale della norma "buonista" (legge n. 61/2004) che puniva con la sola ammenda - da 500 a 2000 euro - comportamenti analoghi a quelli che risulterebbero contestati al consigliere Piazza.
Motivano, nella citata sentenza, i supremi giudici che "...detto falso - consentendo la partecipazione di candidati o liste che per legge non avrebbero potuto prendervi parte - si traduce in un artificio idoneo ad inficiare nel suo complesso la regolarità delle operazioni di voto; e che esso può portare, in concreto, all'annullamento dell'intera consultazione elettorale".
Ben attento a non volere alimentare il malvezzo - tutto italiano - di celebrare processi mediatici che a nulla portano ai fini di giustizia, mi pare opportuno svolgere alcune considerazioni sul piano politico.
Innanzitutto, appare inspiegabile il silenzio assordante dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle delle cui scomposte iniziative è figlia la vicenda che, prima ancora del consigliere Piazza, ha colpito alcuni cittadini che hanno dovuto sborsare 360 euro avendo sottoscritto, ignorando che fosse vietato, più di una lista elettorale.
A tacere del complice silenzio, ancora più assordante, degli esponenti dell'Italia dei Valori, sempre pronti - ma non in quest'occasione - a fare la morale a tutti. Ma se l'immagina il lettore se una vicenda analoga a quella che riguarda il consigliere Piazza avesse interessato un consigliere provinciale del centro-destra? Quante volte il consigliere Raggi ne avrebbe chiesto le dimissioni? Quante mozioni, interrogazioni e comunicati stampa avrebbe redatto al riguardo?
Quanto poi al Partito Democratico, la diversità di valutazioni e comportamenti fanno emergere significative contraddizioni.
Mentre a Piacenza, infatti, il sindaco Reggi manifesta non da privato cittadino ma a nome e per conto dell'Amministrazione Comunale solidarietà a Piazza, alla Camera l'on. Dario Franceschini, capogruppo del Partito Democratico, presenta una proposta di legge (la n. 4294) - pomposamente definita "anti brogli" - che sottrae ai consiglieri comunali e provinciali la competenza all'autenticazione delle sottoscrizioni che qui interessano.
Nella relazione che accompagna la predetta proposta di legge - che chiude la porta in faccia ad ogni solidarietà e distinguo - si legge testualmente: "... Tale situazione di illegalità, a partire dalla riforma che ha ampliato il numero dei soggetti autorizzati ad autenticare le firme, dando la relativa competenza ai consiglieri provinciali e ai consiglieri comunali, ha assunto proporzioni sempre più allarmanti: il crescente numero di violazioni è testimoniato anche dalle inchieste delle procure della Repubblica di tutta Italia, le quali dimostrano l'estensione di un fenomeno in parte dovuto proprio alla presenza di autenticatori compiacenti".
Ma gli atteggiamenti mutevoli del Partito Democratico, in ragione del colore politico degli indagati, non finiscono qui.
Nei giorni scorsi Bersani tiene un comizio Parma per associarsi alla richiesta di dimissioni del sindaco di centro-destra Vignali, sposando la posizione del PD locale, dimenticando però che la sua posizione e quella del sindaco sono simili: non sono indagati, ma hanno collaboratori accusati di vari reati. Ovviamente si tratta di accuse, non di condanne, tanto per gli uni come per gli altri.
Non solo, ma Bersani nel comizio omette di spiegare che a Venezia, dove il Partito Democratico amministra, sono stati arrestati o indagati diversi dirigenti comunali: ma qui i supporter di Bersani invocano la separazione tra sindaco («non sapeva»?) e dirigenti. A Parma, ovviamente no.
Della serie: Piazza che vai, Partito Democratico che trovi.
da Libertà
