Camera

«Il crollo del muro fu resistenza di popolo»

Data: 11/11/2009

"Oltre ogni muro" è la scritta che campeggia su un muro di cartone costruito nel portico dell'ex convento San Giovanni. Quel muro presto sarà abbattuto da un gruppo di giovani, a ricordo di quanto accaduto vent'anni fa a Berlino. Si è aperta così, con un abbattimento simbolico del Muro, la serata dal titolo "Anticomunisti come loro" promossa dal Pdl a Fiorenzuola, in un auditorium S. Giovanni gremito. Numerosi gli ospiti invitati a testimoniare il loro 9 novembre 1989: il senatore Filippo Berselli, oggi coordinatore regionale de Il Popolo della Libertà, l'onorevole Giancarlo Mazzucca, già direttore de "Il Resto del Carlino" e nell'89 inviato a Berlino per "il Giorno", Franco Romano Tagliati, autore del libro "Dimenticare Berlino? ", berlinese d'adozione, Guido Brunetta, italo-tedesco e abitante di Berlino ovest durante i 28 anni di città divisa. A introdurre i testimoni, una carrellata di politici: l'onorevole Tommaso Foti, coordinatore provinciale del Pdl, il presidente della Provincia Massimo Trespidi, il consigliere regionale Luigi Francesconi, il rappresentante dei giovani Pdl, Massimiliano Morganti, che, in nome della Giovane Italia (associazione presieduta da Sabrina Fummi e coordinata da Erika Opizzi) ha sottolineato come il Muro crollò grazie a «giovani che lottavano per un'Europa libera, e che avevano lottato a Budapest nel '56, a Praga nel '68, purtroppo repressi dai carri armati sovietici». Inserisce il crollo del Muro nella storia del XX secolo anche il professor Massimo Trespidi: «La fine del Muro ha segnato la fine dei totalitarismi del ?900. Purtroppo esistono ancora regimi comunisti (Corea del Nord, Cuba) e si formano nuove forme di totalitarismo come l'ideologia dell'integralismo islamico».
Il senatore Berselli, che nell'autunno di 20 anni fa andò a Berlino con l'allora ufficio politico dell'Msi, mostra alcuni cimeli: un pezzo ("autentico" tiene a precisare) del Muro con tanto di documentazione fotografica del parlamentare nell'atto di picconare la barriera che divideva i cittadini di Berlino est dalla parte della città controllata dagli Usa. «Abbattere il muro per me fu un giorno di gloria. Non avvenne in modo improvviso, ma progressivo. E fu un'autentica resistenza del popolo. Ma vanno abbattuti altri muri. Il comunismo c'è anche in Emilia Romagna. Intanto però Sassuolo, Fidenza, Carpi, Piacenza, sono passati al centro destra».
Si torna alla storia, alla testimonianza in presa diretta, con l'intervento di Romano Tagliati, che è stato sposato con una tedesca, di Berlino Est. Il materiale autobiografico però è presente solo in nuce nel romanzo "Dimenticare Berlino? " che racconta una storia «d'amore e di libertà» nell'Europa e nella Berlino divisa, ma anche piena di speranze. Tagliati avverte: «L'utopia è necessaria, ma guai a realizzarla: produce regimi. I regimi dell'Europa dell'Est hanno lasciato tracce profonde. Per superare quelle ferite ci vorranno secoli. La democrazia è più faticosa ed esige maggiori responsabilità rispetto ad un regime». Toccante la testimonianza di Guido Brunetta che ricorda la notte di giovedì 9 novembre 1989, come una notte di festa: «Ero in auto e ascoltavo la radio. Quando annunciarono le nuove regole turistiche per i berlinesi dell'Est che avrebbero potuto muoversi liberamente verso la parte Ovest, fermai l'auto, mi misi a tremare dalla felicità e piansi. Noi di Berlino Ovest, non dimentichiamolo, eravamo altrettanto prigionieri: chiusi in un'enclave, all'interno della DDR con difficoltà non piccole per uscire. Il 13 agosto del '61, quando venne eretto il muro, lo ricordo, anche se ero bambino. Ero con mia nonna: entrammo a casa di una sua amica. Poi fummo costretti a fare ritorno a casa al più presto perché nel giro di poche ore avevano costruito il muro che ci separò per quasi tre decenni».
Donata Meneghelli

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl