Data: 29/07/2009
di TOMMASO FOTI *
Pur non essendo ancora formalmente convertito in legge (il Senato, seppure a tamburo battente, lo deve ancora esaminare) il decreto anti-crisi approvato dalla Camera merita ben altra attenzione rispetto alle critiche ingenerose e faziose che dalla sinistra promanano.
Si tratta, va detto chiaramente, di un provvedimento a due facce: da una parte introduce "una manutenzione" dei conti pubblici (vale a dire, fa il "tagliando" alla legge finanziaria triennale); dall'altra crea le condizioni per le imprese per raccogliere i primi refoli di ripresa economica, quando questi si manifesteranno.
Le leggi, tutte le leggi e quelle che toccano materie economiche ancora di più, hanno bisogno di alcuni mesi prima di entrare "a regime". Il decreto anti-crisi, quindi, svilupperà i suoi effetti per intero in autunno; vale a dire, proprio nel momento in cui rischia di farsi sentire la coda dello scorpione della crisi. Il punto più negativo pare, superato, ma non siamo ancora usciti dalla crisi: in autunno si manifesteranno infatti due fenomeni, solo in apparenza contraddittori tra loro.
Mentre i consumi potrebbero mostrare timidi cenni di ripresa, molte fabbriche potrebbero trovarsi nelle condizioni di rinviare la riapertura.
Ecco, perché, le misure di sostegno alle aziende previste dal decreto anti-crisi (dalla detassazione degli investimenti all'accelerazione dei pagamenti dei fornitori della pubblica amministrazione) vanno proprio nella direzione di agevolare le aziende nel superamento di una fase che si prevede difficile. Al tempo stesso, però, le mette nelle condizioni di ammodernare gli impianti così da cogliere al volo le occasioni che sul mercato verranno offerte dalla auspicabile ripresa delle esportazioni.
Ma non solo dello stato delle imprese si occupa il decreto anti-crisi.
L'equilibrio della politica economica fin qui seguita dal governo Berlusconi è dimostrato anche dalla circostanza che se è vero che la ripresa autunnale potrebbe mostrare difficoltà sul fronte dell'occupazione, è anche vero che il Fondo per gli ammortizzatori sociale è ben dimensionato, fino al punto da poter gestire un raddoppio delle richieste di cassa integrazione fin qui arrivate.
Il decreto anti-crisi, inoltre, rafforza gli interventi a sostegno del reddito di chi perde il lavoro. Per esempio, introduce sconti fiscali alle imprese che non licenziano; favorisce l'imprenditorialità dei cassintegrati; estende le garanzie sociali a quelle fasce di lavoratori finora non coperti da meccanismi di sostegno al reddito.
In altre parole, con buona pace dei sinistri catastrofisti, ogni misura del provvedimento è destinata ad anticipare quel che avverrà (o potrebbe avvenire) in autunno. Sia a favore delle imprese sia a favore delle famiglie e dei lavoratori.
* Deputato Il Popolo della Libertà
