Data: 26/08/2009
Un presidente con dipendenti-colleghi. Che partecipano appieno all'esistenza dell'azienda, ne sono parte fondante, e dividono, a fine anno, gli utili. È questo uno squarcio di «imprenditore illuminato» di Vito Schiavi, contenuto in un saggio inedito scritto tra il 1983 e il 1984 proprio dal grande decano dell'industria piacentina. Riaffiora il ricordo di quelle pagine grazie a Francesco Mastrantonio, professore di Lettere, ieri presente ai funerali in Santa Teresa. «Schiavi aveva aderito con entusiasmo al Serra club - racconta il docente -, un movimento internazionale laicale della Chiesa Cattolica che favorisce e sostiene le vocazioni al sacerdozio ministeriale. Veniva agli incontri e ai conviviali. Proprio in queste occasioni scrisse un breve saggio-riflessione sul mondo del lavoro e sull'imprenditoria, dove tratteggiava il suo ideale di realtà aziendale». «Era un uomo molto attento al sociale - prosegue Mastrantonio -. Qualche tempo fa mi invitò a parlare a una conferenza del ruolo della donna nel Novecento, dimostrando grande sensibilità e curiosità intellettuale». «Era esigente con gli altri - conclude il docente -, ma anche con sé stesso. Era un modello di alta integrità morale».
Parallelo è il giudizio di Tommaso Foti, parlamentare del Pdl: «Schiavi aveva l'autorevolezza del saggio - dice - e la disponibilità al confronto e al colloquio di un signore. È stata una bandiera, un punto fermo della città, una persona di principi e di valori». «Quando si era a colloquio da lui - continua l'onorevole - sapeva mettere a proprio agio. Era in grado di trovare agevolmente la soluzione dei problemi».
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