Data: 04/12/2006
Chi crede di liquidare quella di sabato a Roma come una manifestazione destinata a rappresentare ""il canto del cigno"" di Berlusconi e, con lui, del centrodestra, è destinato a sbatterci il naso. Un po' come è successo a molti dirigenti della sinistra quando, nei giorni precedenti il 9 aprile, pensavano a un plebiscito per Prodi che, invece, non c'è proprio stato. Anche perché alla grandissima manifestazione del centrodestra hanno sicuramente concorso gli apparati dei partiti che l'hanno organizzata, ma in misura straordinaria quella moltitudine di centinaia di migliaia di donne, uomini e giovani che, senza nessuna tessera in tasca, sono scesi in piazza portandosi appresso un duplice messaggio. Un messaggio di protesta, come era doveroso, indispensabile, direi quasi obbligatorio, contro la peggior legge finanziaria e il peggior governo degli ultimi 60 anni, ma anche un chiaro messaggio di rinnovamento della politica del centrodestra. Un'Italia profonda e nuova, fatta di gente comune rappresentativa di tutti i ceti sociali, che vuole mandare certo a casa Prodi e i suoi accoliti, ma che, non accontentandosi solo di questo, reclama la costituzione di un soggetto politico unitario del centrodestra.
Sono personalmente convinto che quella di piazza San Giovanni più che essere una manifestazione utile a cacciare Prodi da Palazzo Chigi, sia destinata a costituire il trampolino di lancio per la nascita di quel grande movimento per la libertà che gli italiani non di sinistra reclamano, almeno dal 9 aprile. Sta a chi nel centrodestra ricopre, ai vari livelli, responsabilità politiche non disperdere quella grande speranza che la brezza romana di sabato sera ha reso ancora più forte. Sta a chi ha preferito, legittimamente, seguire un'altra strada rendersi conto che non è questo il tempo delle divisioni, delle scaramucce, delle strategie divergenti. Berlusconi, Fini e Bossi l'hanno ben chiaro. Speriamo che lo possa essere anche per Casini.
da Libertà
