Camera

«Il Pdl non chiude baracca»

Data: 01/08/2010

(mir) «Il Popolo della libertà non chiude baracca nè diventa, in ragione di alcune autorevoli dissociazioni, una Forza Italia allargata. Anzi, se qualcuno coltivasse questa balzana idea si ravveda e subito perché così non è: la destra sarà sempre presente e ben rappresentata».
Il parlamentare piacentino e coordinatore locale del Pdl Tommaso Foti interviene sullo stato di salute del partito dopo la rottura del premier Silvio Berlusconi con il presidente dalla Camera (e cofondatore) Gianfranco Fini.
«Dall'interpretazione che ne danno i media, oltre che dalle opinioni espresse da autorevoli commentatori - scrive Foti (intervento integrale a pagina 53) -, si dovrebbe ricavare che il Pdl, sia come partito, sia come progetto, è giunto al capolinea. I fatti ci dimostreranno che così non è, con buona pace di chi, dopo l'uscita di un discreto numero di deputati provenienti dall'ex Alleanza nazionale, festeggia la fine del "berlusconismo" o quanto meno di Berlusconi. Se è vero, infatti, che il Popolo della libertà perde in questa vicenda l'apporto di un leader politico del calibro di Fini, altrettanto vero è che non una sola ragione per cui lo stesso venne costituito è venuta meno. In particolare, non vedo una sola motivazione politica (quelle personali ed umorali poco, anzi niente, rilevano) che dovrebbe suggerire a chi per tanti anni si è identificato nei valori, nelle idee, nelle passioni della destra politica italiana (e dunque in Alleanza nazionale) di abbandonare il Pdl».
Foti riserva una battuta per Fini e una stoccata al Partito democratico: «Spiace certo che anche chi per tanti anni ha rappresentato, come Fini, i sentimenti e le speranze di milioni di elettori di destra, lasci un partito che solo pochi mesi fa fortissimamente ha voluto. E non conviene al Pd giocare di sponda a chi sostiene che via Fini il Pdl è morto, perché allora la stessa cosa si dovrebbe dire di Rutelli, che della Margherita era il segretario, se ne è andato dal partito di Bersani. A meno che, nonostante i ripetuti cambi di ragione sociale, i democratici siano rimasti legai alla doppia verità di togliattiana memoria». «Quanto, infine, all'azione del governo Berlusconi - conclude - la stessa è legata esclusivamente al senso di responsabilità e di lealtà che chi ha abbandonato il Pdl saprà mostrare, soprattutto verso gli elettori».
E conclude: «Ma se così non sarà, i tanti che oggi già vi lavorano si tolgano pure dalla testa di dare vita ad un ribaltino. Dopo Berlusconi, ci sono solo le elezioni e, quindi, ancora Berlusconi».

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Rassegna Stampa

TommasoFoti
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