Camera

«IL SOGNO DI AN, FINI ALLA GUIDA DEL GOVERNO»

Data: 26/11/2005

Storace:«I nostri 5 anni di
stabilità contro un mare di chiacchiere»


DI SUSANNA PASQUALI

La politica è fatta anche di sogni e Alleanza nazionale non fa
mistero del proprio: vincere le elezioni, certamente, ma più ancora vedere Gianfranco Fini entrare dalla porta principale di Palazzo Chigi.
Lo ha annunciato a gran voce il ministro alla sanità Francesco
Storace all'ultima tappa di una giornata tutta piacentina, strappando gli applausi di un Auditorium Sant'Ilario gremito di elettori e simpatizzanti, ma anche di fronte a una delegazione di Forza Italia al gran completo (in prima fila il senatore Antonio Agogliati, il segretario provinciale Claudio Maschi e il consigliere regionale Luigi Francesconi) «a testimonianza del fatto che il centrodestra -
ha affermato l'onorevole Tommaso Foti, in apertura - è una coalizione unita e coesa, fatta di alleanze non occasionali ma basate su una concreta unità di intenti».
Un incontro apertosi con l'inno di Mameli e la mano sul cuore, «per riscoprire l'orgoglio di essere italiani proprio in un momento in cui serve tutto l'impegno per non lasciare il Paese in mano a una sinistra che, se avesse governato in questi cinque anni, ci avrebbe portato allo sfacelo». Parole di un ministro alla sanità la cui caratteristica principale rispetto a chi lo ha preceduto, è proprio quella di essere più un politico che un tecnico.
«Ed è questa prerogativa - ha introdotto anche l'onorevole Filippo Berselli, Sottosegretario alla difesa - ad avergli permesso di far fronte con coraggio e determinazione ai tantissimi problemi sorti in questo periodo, dall'influenza aviaria, al caso Nestlè, fino alla pillola abortiva».
E infatti, dopo una mattinata che ha visto i grandi temi sanitari al centro, è proprio con la politica che il ministro Storace ha voluto chiudere alla grande la sua tappa piacentina, passando dalla Finanziaria, all'atteggiamento di una sinistra che «oltre ad essere faziosa e arrogante come è sempre stata - ha detto - sta cominciando a diventare anche nervosa, perché comincia a capire che la vittoria
non è così vicina come hanno cercato di far credere a tutti».
Un ministro che non può e non vuole dimenticare gli "schiaffi" politici dei rivali, ma che anzi «rivendica il diritto di indignarsi».
«Non scordiamo che Romano Prodi, ogni giorno addita i nostri ragazzi in missione di pace in Iraq rendendoli di fatto bersagli del terrorismo internazionale». E ancora: «Non dimentichiamo neanche quel che accadde a Genova, quando la sinistra cercò di far passare i carabinieri come delinquenti e i delinquenti come eroi».
Ma vi è stato anche lo spazio per parlare dell'Europa e della crisi che sta vivendo: «Abbiamo avuto la grande opportunità di avere l'Italia a capo dell'Europa ma con Prodi l'abbiamo buttata via perché invece che era troppo impegnato ogni giorno a dare contro al proprio Paese perché governato dal centrodestra. Il nostro popolo non merita il destino che il centrosinistra avrebbe in serbo per noi». Idee,
valori e concretezza. «Sono fiero - ha aggiunto Storace - di far parte di un partito che, quando è stato il momento di pensare alla Finanziaria, ha detto: se si chiede un sacrificio agli italiani, lo devono fare due volte tanto i parlamentari». E dai fatti è partito, il ministro di Alleanza nazionale: «passare da 90 a 93 milioni di euro per la sanità, non mi sembra significhi tagliare le risorse. E poi abbiamo detto basta alla fuga dei nostri cervelli, raddoppiando il fondo per la ricerca». E sulla sanità: «Basta liste d'attesa, basta far pagare al cittadino il disservizio del sistema sanitario.
Alle Regioni abbiamo dato i quattrini, ma d'ora in avanti si fa come diciamo noi».
E comunque Sirchia non è parso disposto ad accettare critiche da un centrosinistra che, lo ha ricordato, il ministero alla sanità lo aveva addirittura cancellato: «Non scordiamo che con la riforma Bassanini il ministro alla sanità lo avevano abolito: lo ha dovuto ricreare Berlusconi».
Ed è forte dei cinque anni di stabilità al Governo che questo
centrodestra non teme «chi, quando fu il suo turno fece solo un pandemonio cambiando di continuo il presidente del Consiglio». A salutare il ministro Storace con un lungo applauso, oltre al folto pubblico, i rappresentanti del partito che hanno seduto ieri al suo fianco, a partire del segretario provinciale Sergio Bursi, i due consiglieri comunali Marco Tassi e Andrea Paparo, la rappresentante di Azione giovani Sabrina Fummi e il sindaco di Pecorara Franco Albertini, oltre al sottosegretario Filippo Berselli e all'onorevole Tommaso Foti.

da La Cronaca

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