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«Impegno comune per la sicurezza»

Data: 03/06/2008

Festa della Repubblica, Piacenza ha due buoni motivi per celebrare degnamente questa giornata solenne. Motivi strettamente legati tra loro, come è stato messo in evidenza durante le celebrazioni ufficiali, tenutesi ieri in piazza Cavalli. Piacenza festeggia quest'anno il 160esimo anniversario della proclamazione della nostra città a Primogenita d'Italia, avvenuta nel maggio del 1848. L'annessione al Piemonte gettò le basi per la costruzione dell'unità d'Italia, nazione che festeggia i sessanta anni di vita della propria carta costituzionale. Costituzione che fonda la creazione della Repubblica Italiana sul lavoro, tema al quale il presidente Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato ai prefetti, e letto ieri dal prefetto di Piacenza Luigi Viana, presente sul palco d'onore insieme alle principali autorità civili e militari piacentine, fa esplicito riferimento, in relazione «all'entrata in vigore delle nuove norme in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro e di circolazione stradale, occorre un particolare impegno, a tutela della incolumità delle persone, quotidianamente violata da comportamenti illeciti». Sempre il prefetto Viana si è fatto portavoce del messaggio del capo dello Stato ricordando la necessità di «far fronte alle diverse questioni concernenti la sicurezza, nella sua molteplice e complessa accezione e, in particolare, gli aspetti cruciali della prevenzione e del contrasto della criminalità diffusa». Al di sotto del palco, dopo il tradizionale rito dell'innalzamento della bandiera italiana, hanno sfilato associazioni combattentistiche, Croce Rossa, vigili del fuoco, rappresentanti delle forze dell'ordine e forze armate, guidate dal tenente Federica Luciani, decorata durante le missioni in Afghanistan del Genio Pontieri di Piacenza, e comandante della compagnia di schieramento. Le celebrazioni, accompagnate dalla musica della Banda Ponchielli, si sono spostate sopra le gradinate della basilica di san Francesco. Sul lato sinistro del tempio occhieggia una lapide poco conosciuta, restaurata per l'occasione dell'anniversario della proclamazione di Piacenza a Primogenita d'Italia. «Proclamazione che seguì il plebiscito del 10 maggio 1848 all'annessione al nascente Regno d'Italia», dice il sindaco di Piacenza Roberto Reggi, a fianco del presidente della Provincia, Gianluigi Boiardi, del questore Michele Rosato e di Tommaso Foti, unico parlamentare (Pdl-An) presente ieri ai festeggiamenti. «Annessione al Piemonte che fu proclamata proprio nella chiesa di san Francesco - ricorda il sindaco Roberto Reggi -: su 37.585 votanti, ben 37.089 decisero di esprimersi a favore. Una decisione che ancora oggi ci fa onore, e che rappresenta il senso di appartenenza alla nazione. Festeggiamo anche il referendum che il 2 giugno 1946 segnò il primo riconoscimento di ideali altissimi e irrinunciabili, come il dialogo e la partecipazione, intesi come strumento di confronto». Da loro nacque la nostra carta costituzionale che è giunta al «sessantesimo anniversario, e rappresenta più che mai un solido punto di riferimento, e deve essere celebrata, come ricorda il presidente Napolitano, in spirito di unità». Celebrazione irrinunciabile anche per Vittorio Cassinari, tra i più anziani reduci della seconda Guerra mondiale del Piacentino. Cassinari, 96 anni e quattro mesi, ricorda con lucidità le tappe del conflitto che l'hanno portato, con la fiera penna degli alpini sul cappello, a combattere in Francia, in Albania e in Grecia, da dove, dopo l'8 settembre 1943, viene trasportato in Germania, in un campo di prigionia, a lavorare in una miniera di carbone. Con la croce al valore militare, affiancata a quella al merito, appuntate sulla giacca, la voce chiara e gli occhi resi lucidi dai ricordi, assicura che la Festa della Repubblica «è una giornata molto importante, la nascita della nostra democrazia».
Paola Pinotti

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