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In Santa Maria della Pace commemorati i martiri italiani uccisi dai partigiani di Tito«Foibe, lezione da ricordare»

Data: 21/02/2010

(fri) Un corteo silenzioso dipinto dalle bandiere tricolori, la voce di un maestro elementare scampato all'ultimo minuto alla morte, una mostra di fotografie in Santa Maria della Pace. E' stato celebrato così ieri a Piacenza la Giornata del Ricordo, l'evento nazionale per la commemorazione dei profughi istriani e dalmati e dei martiri delle foibe fissata ogni anno il 10 febbraio. La cerimonia è stata organizzata dalla Giovane Italia, il movimento giovanile del Popolo della libertà, dal Comitato 10 febbraio e da Identità Europea. «La giornata del ricordo - spiega Sabrina Fummi - è stata istituita dal governo nel 2004 per fare luce su una pagina di storia sulla quale non è stata fatta ancora giustizia e chiarezza». Una cinquantina i ragazzi in corteo da Largo Battisti a via Scalabrini, altrettanti i partecipanti all'incontro in Santa Maria della Pace. Quando si parla di memoria si pensa soprattutto alla Shoah e non è un caso che la celebrazione di ieri non abbia in effetti avuto una vasta eco tra la popolazione piacentina. «Il problema non è quello di contarsi - osserva il parlamentare Tommaso Foti ma di scrivere in agenda questo giorno e darne un'interpretazione corretta». «Si tende a far raccontare la vicenda delle foibe - continua - da soggetti che ne danno una versione di parte, quasi che i massacrati fossero i massacratori e non viceversa. Forse sarebbe stato meglio che anche il consigliere Carlo Pallavicini oggi fosse venuto a questa lezione, stante le amenità di cui si contorna nelle sue affermazioni in Consiglio comunale». C'è anche il parlamentare della Lega Nord, Massimo Polledri: «E' una memoria ormai condivisa dalle forze parlamentari, una pagina della nostra storia rimasta non narrata per tanti anni».
«Penso sia doveroso ricordare italiani che sono stati uccisi solo per la colpa di essere italiani» osserva Franz Piva, presidente del Comitato 10 febbraio. «Non credo si debbano fare paragoni Shoah-foibe - interviene l'assessore comunale Giovanni Castagnetti, rappresentante del centro-sinistra - in un verso come nell'altro c'è stata una sopraffazione dell'uomo e della sua libertà». Toccante la testimonianza dell'esule Mario Ive, 86 anni: «Sono nato in Istria e ho vissuto a Pola fino al ?46, quando ho dovuto lasciare la città. Mi sono diplomato come maestro nel ?42 ma non ho mai fatto domanda di insegnamento perché se avessero saputo che ero un maestro sarei finito in foiba. Ci finivano tutti coloro che avevano una posizione sociale diversa dal contadino e dall'operaio. Io delle foibe ho sempre parlato per 32 anni ai miei scolari. Le foibe davano noia a Tito e i governi italiani che si sono succeduti nel passato stavano da quella parte». Tra i presenti anche Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso a Milano nel ?79 dai Proletari armati per il comunismo e l'assessore Andrea Paparo.

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