Data: 18/07/2010
PODENZANO - Cinquant'anni di statalismo, privatizzazioni malfatte e il modello con cui l'Italia è entrata nell'euro sono i motivi per i quali l'economia del nostro Paese non è molto forte.
Ettore Gotti Tedeschi, economista e presidente dello Ior (istituto per le opere di religione), podenzanese d'adozione, ha proposto un'analisi della situazione economica mondiale. E' intervenuto ieri mattina al teatro "Don Bosco" per rispondere al quesito "Dove va l'economia? ", invitato dalla sezione locale del Pdl nell'ambito di una serie di incontri sulle tematiche politiche in preparazione alla festa provinciale del Pdl che si terrà proprio a Podenzano nel mese di settembre.
Introdotto dall'onorevole Tommaso Foti, ha ricostruito le motivazioni per le quali il mondo è entrato nella crisi economica, a partire dagli Stati Uniti in cui «dal 2001 al 2008 vi è stato bisogno di una crescita straordinaria del Pil per le spese militari. Per farlo hanno intrapreso quella che si chiama una "accelerazione della crescita", una crescita economica forzata, artificiale, con i mutui subprime. Si è dato finanziamento a chi non poteva restituirlo per cui si è dovuto abbassare il tasso di interesse, allungare gli anni del mutuo e garantire la gratuità dei primi tre anni. Per cui le banche hanno chiuso. La crisi è stata quantificata in 50 trilioni di dollari».
Così anche l'Italia subisce la crisi economica, «nonostante - ha spiegato Gotti Tedeschi - il forte risparmio, che copre più di due volte il debito pubblico, e le piccole e medie imprese che tengono in piedi il Paese». Le motivazioni risalgono al fatto che «veniamo da 50 anni di statalismo, inefficiente, costoso e non produttivo, da privatizzazioni malfatte per prepararci ad entrare nell'euro, e dal modello usato per entrare nell'euro per il quale si è dovuti passare dal deficit annuo del 7 per cento al 3 per cento aumentando le tasse, distruggendo il risparmio e i consumi e mettendo la parola fine alla ricerca scientifica ed universitaria».
Ha inciso anche il fenomeno della delocalizzazione, cioè facendo produrre in Asia, in Cina in particolare, dove i costi sono la metà, «che ha permesso di entrare nel ciclo economico, ma senza fare una strategia economica per il nostro Paese». «Il mondo occidentale - ha osservato - diventato consumatore e non produttore, viceversa il mondo orientale che anzi risparmia». Ora Brasile, India, Cina e Russia stanno avendo ritmi di crescita superiore al mondo occidentale.
Punto debole è stato anche la crescita zero che, ha spiegato Gotti Tedeschi, ha un impatto immediato sull'economia perché aumentano i costi fissi, diminuisce la produttività e il risparmio creato, ed aumentano le tasse e il Paese si impoverisce.
«Per sgonfiare il debito - ha concluso - in Italia si sta pensando all'inflazione, sistema già utilizzato due volte in 50 anni, oppure all'austerità, che è la linea Tremonti, di ridurre i costi e rilanciare e sostenere la piccola e media impresa».
n. p.
