Data: 26/01/2007
San Damiano resta, ma il 50° Stormo va a Ghedi.
L'ipotesi, formulata dal sottosegretario alla Difesa in risposta ad un'interrogazione dell'onorevole Tommaso Foti, non soddisfa il deputato piacentino di Alleanza Nazionale che intravede anzi una prospettiva tutt'altro che positiva per la base militare. «La risposta resa dal sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi - afferma Foti - riguardante il futuro dell'aeroporto militare di San Damiano suscita forte perlessità. Mentre appare positivo il fatto che il sedime aeroportuale continuerà a mantenere l'attuale destinazione e, sotto il profilo operativo, verranno mantenute alcune importanti funzioni, risulta del tutto bizzarra l'ipotizzato trasferimento a Ghedi del 50° Stormo. E' fin troppo chiaro che gli ipotizzati risparmi, a fronte del mantenimento della piena operatività dell'aeroporto, rischiano di rimanere tali solo sulla carta, mentre nei fatti risultano inesistenti. La evasiva risposta resa dal rappresentante del Governo sulla possibile riconversione dell'aeroporto militare finalizzata al trasporto merci dovrebbe consigliare la classe politica piacentina a battersi affinchè la base militare di San Damiano non sia privata della presenza del 50° Stormo, il cui trasferimento a Ghedi impoverirebbe soltanto il nostro territorio, creando inoltre notevoli difficoltà alle famiglie di coloro che operano attualmente presso l'aeroporto di San Damiano e che verrebbero trasferiti».
Ma ecco nel dettaglio la risposta resa dal sottosegretario all'interrogazione di Foti. «La specifica questione affrontata con l'interrogazione si inquadra nell'ambito del processo di ristrutturazione in chiave riduttiva dello strumento militare in attuazione di una serie di provvedimenti normativi, finalizzati a meglio modulare l'organizzazione militare alle nuove esigenze, adeguandola, nel contempo, alle riduzioni dei livelli organici (190mila unità) stabilite dalla legge».
«L'obiettivo perseguito - continua - è quello di realizzare soluzioni finalizzate ad un migliore rapporto costo/efficacia, attraverso la soppressione di strutture non più rispondenti alle attuali necessità, nonché la ridefinizione delle missioni di Comandi/Enti ed il loro accorpamento, in quanto possibile, in chiave interforze e, comunque, di non sovrapponibilità funzionale e territoriale. Nel quadro di ridefinizione degli obiettivi della Difesa, dunque, rientra anche l'individuazione di una nuova struttura delle forze, più snella e flessibile e di un'ottimale razionalizzazione nell'ambito delle basi, anche a fronte dell'esiguità delle risorse finanziarie a disposizione, derivante dalla riduzione del bilancio della Difesa avvenuta nel periodo 2004-2006. In tale contesto, pertanto, si inserisce l'esigenza di accentrare, in futuro su un'unica base aerea la flotta dei velivoli Tornado, inclusi quindi quelli operanti presso il 50° stormo. Il sedime aeroportuale di San Damiano quindi, manterrà immutate tutte le sue potenzialità operative necessarie per fornire un adeguato supporto al rischieramento di Reparti/Gruppi di volo e all'approntamento di forze proiettabili fuori area; e, inoltre, continuerà a garantire la funzione di aeroporto alternato per le attività di volo militare nell'area settentrionale del Paese. Al momento si esclude, pertanto, l'ipotesi di chiusura all'aeroporto militare di San Damiano. I relativi piani di trasformazione sono, attualmente, in fase di elaborazione e non si può escludere che essi possano anche subire slittamenti temporali.
Quanto all'ultimo quesito, si rileva che un'eventuale apertura dell'Aeroporto alle attività dell'aviazione civile, dovrà essere subordinata ai requisiti e vincoli previsti dalle norme di legge che contemplano, tra l'altro, la preventiva valutazione di competenza del ministero dei trasporti in coordinamento con quello della Difesa.
da la Cronaca
