Camera

La crisi economica
e le risposte politiche

Data: 22/03/2010

Si è tenuto la scorsa settimana alla Camera il dibattito sulla crisi economica e le politiche di contrasto messe in campo dal governo. I deputati si sono confrontati con gli interventi del ministro dell'Economia Giulio Tremonti e del segretario del Pd Pier Luigi Bersani sulla base di mozioni che riepilogano le diverse proposte. I parlamentari piacentini si dividono soprattutto sulle ricette per fronteggiare la difficile situazione economica.
Tommaso Foti plaude all'azione del governo che ha "sostenuto il reddito, il risparmio e il potere d'acquisto dei cittadini e delle famiglie, a partire da quelle numerosi e dai pensionati. Le tasse non sono aumentate, il governo, a differenza di quanto era solita fare la sinistra, non ha messo le mani nelle tasche dei cittadini. Il calo dell'inflazione (che all'inizio del 2010 ha toccato il livello più basso degli ultimi 50 anni) e la conseguente diminuzione dei prezzi di molti generi di prima necessità - continua il deputato del Pdl - è di parziale aiuto alle categorie più deboli. Come dimostrano i dati nel periodo più acuto della crisi i redditi hanno tenuto e nell'ultimo trimestre 2009 è lievemente aumentata la capacità di risparmio delle famiglie". Quanto agli ammortizzatori sociali, il governo "ha destinato agli stessi ingenti risorse, facendo fronte alla cassa integrazione: non vi è dubbio che il centro-destra ha sviluppato una funzione sociale grandissima, sicuramente quella maggiormente degna di essere ricordata dal dopoguerra".
Per Massimo Polledri il governo "ha agito in tre tappe. Prima ha adottato misure per fermare la crisi immediata salvaguardando famiglie, mantenendo consumi e prevedendo sovvenzioni per le fasce più povere. Poi si è agito per mantenere la pace sociale, rafforzando gli ammortizzatori e finanziando la cassa integrazione in deroga con stanziamenti per 8 miliardi complessivi nel biennio 2009-2010. In terza battuta - continua il leghista - il governo è intervenuto sul credito, con provvedimenti per ricapitalizzare le aziende, con i Tremonti Bond e con misure per fermare il caro mutui e consentirne la rinegoziazione". La prossima tappa è "la ripresa dello sviluppo. L'alternativa della sinistra? Stappare soldi e aumentare il debito. Misura insostenibile: 100 lire oggi domani peseranno sulla finanza pubblica per 130 lire, immorale per le generazioni future".
Dura l'opposizione. Per Maurizio Migliavacca "Berlusconi ha sottovalutato la crisi e vede segnali di ripresa quando lavoratori e imprese la sentono di più: l'impostazione del centrodestra è negativa perché in economia, come nella salute, bisogna fare la diagnosi giusta per fare la terapia giusta. Il governo - osserva il coordinatore della segreteria del Pd - non ha fatto nulla a parte finanziare gli ammortizzatori sociali con le risorse delle regioni e comunque le risorse sono agli sgoccioli. Sì deve cambiare rotta tagliando la spesa improduttiva, aumentando la lealtà fiscale, così ci sarebbero le risorse per permettere ai Comuni di avviare piccole opere, mettere qualcosa in tasca alle famiglie che hanno di meno e avviare una politica industriale di sostegno alle piccole e medie imprese".
Per Bersani, che ha lamentato che "il governo è venuto in Aula a mani vuote", serve "un piano anticrisi fatto di due cose: interventi immediati e un cantiere di riforme. Siamo disponibili a discutere di entrambe queste cose a patto che si facciano davvero. Noi - aggiunge il segretario - siamo ottimisti ma non del vostro ottimismo che è fatto di parole calmanti e di piccolo cabotaggio", Piuttosto servirebbero "cantieri dei Comuni, che, in piena recessione, sono calati del 30%. Da quando c'è il federalismo delle chiacchiere, i Comuni non sono mai stati peggio".
Paola De Micheli ammonisce che "gli osservatori internazionali concordano sul fatto che l'uscita dalla crisi passi attraverso il rilancio della domanda, che si compone di consumi e investimenti. Occorrerebbe agevolare la propensione al consumo delle famiglie e gli investimenti delle aziende, ma gli investimenti degli enti locali - rileva la deputata - che nel 2007 erano il 60% del totale, nel 2009 sono il 50%". Poi "servirebbe una manovra fiscale vera" e l'altra "ancora di salvezza è l'export ma le politiche messe in campo non sono minimamente idonee. Tremonti deve armarsi del coraggio che ha dimostrato di non avere, fermo all'idea errata che da questa crisi ciascuno possa uscire come può, un approccio - chiude - che distrugge la coesione sociale e lascia sul campo milioni di disoccupati e imprese".
Anna Bertoli

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