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«La logistica in ogni comune porta caos»

Data: 12/07/2005

Tempi certi, progetti concreti che sappiano tenere conto delle variabili che potranno intervenire da qui al 2020. E' questo l'orizzonte temporale a cui guarda la nuova edizione del Piano strategico a cui lavorano Provincia, Comune e Camera di commercio. Ieri al tavolo anche i parlamentari Luigi Petrini, Tommaso Foti e Massimo Polledri (assente giustificato il Antonio Agogliati) il consigliere regionale Nino Beretta e l'assessore Marioluigi Bruschini. Se l'impegno prioritario è la stesura del documento che darà il via agli stati generali della seconda generazione, negli incontri che si susseguono in queste settimane escono diverse "emergenze". Il Po come questione nazionale, patto sulla logistica che coinvolga tutti i comuni per dare un governo alle aree produttive che crescono senza coordinamento, slancio all'agricoltura, settore sotto stress anche per le politiche comunitarie: resta una vocazione del Piacentino, ma la si deve qualificare. Tutto questo facendo lobby verso Regione, Parlamento e su fino a Bruxelles.
Azione di lobby - Se gli argomenti su cui stringere l'impegno non sono nuovi, il metodo di lavoro per portare a casa risultati deve essere più incisivo. Non più basato sulla lobby per conoscenza, ma sulla convinzione, la coesione e la bontà dei progetti. «Non è stato così - ha suggerito Nino Beretta consigliere regionale e tra i promotori del patto prima maniera - che abbiamo ottenuto il Programma d'area regionale sulla logistica?» Tra battute critiche sulla scarsa incisività del vecchio Patto per Piacenza e proposte per riempire di contenuti la nuova programmazione territoriale i parlamentari, che saranno inseriti da subito nel Comitato strategico (invitati già a partire dalla prossima riunione del 20 luglio), hanno dato la loro disponibilità per far progredire i progetti decisi nella nuova fase del Piano strategico. Consapevoli - ha richiamato Tommaso Foti - che da qui al 2020 alcune questioni potrebbero non essere più di competenza nazionale. Già oggi, con la riforma del titolo quinto della Costituzione, l'energia è passata nelle competenze alle regionali. Ed è quindi a quel livello che si deve guardare. Dal punto di vista istituzionale - ha sottolineato l'onorevole Luigi Petrini - ci sarà la nostra piena disponibilità «Diteci però quali sono i momenti legislativi utili alla vostra pianificazione».
Meglio tardi che mai ha esordito Massimo Polledri segnalando che i parlamentari sono poco coinvolti anche su questioni importanti per Piacenza. Ed ha poi raccomandato attenzione che la discussione sul Piano strategico non finisca per essere una passerella elettorale.
«Guardiamo anche a Milano» - Un rimprovero alle amministrazioni: non aver saputo utilizzare al meglio le disponibilità programmatorie del governo (Beni culturali, informatizzazione, Authority, distretto per le energie rinnovabili). Eppure - ha ricordato - ha dimostrato di sapersi dar da fare. Ritorna insoluto per Polledri il solito problema della strategia del futuro di Piacenza. Occorre capire se guarda a Milano (come dovrebbe per non dimenticare che migliaia di ingegneri piacentini partono ogni mattina per lavorare in Lombardia) o resta legata a filo doppio con Bologna. Se si ragiona in chiave strategica, non si può dimenticare il rapporto con le realtà immediatamente vicine. I tempi. Altro argomento messo a fuoco. La programmazione richiede tempi lunghi e il 2020 non dovrà essere solo il limite per l'elencazione dei progetti ma entro quella data di alcuni dovranno vedersi già gli effetti. Ha specificato Tommaso Foti. Il parlamentare di An si è soffermato sul problema della logistica. Nel momento in cui si fa una programmazione di lungo respiro - ha spiegato - sarebbe necessario riproporre quello che è stato fatto a livello nazionale. Un patto per la logistica con i Comuni. «Dobbiamo evitare - ha detto - che dalla sera alla mattina chiunque, in qualsiasi parte della provincia, possa decidere di destinare aree per la logistica. Così non si programma: si crea caos su tutto il territorio. Anche per l'inevitabile crescita di domanda residenziale». Ma su questo il confronto è solo all'inizio.

da Libertà

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