Camera

La luce dei Teatini
illumina Piacenza

Data: 17/12/2009

La bellezza è tornata. E commuove. Spaventa l'idea che avremmo potuto perderla per sempre. Invece, nuovamente abita qui, dentro una sfera di colore caldo e dorato che avvolge tutto il San Vincenzo e accarezza la camera acustica trasparente come cristallo dalla quale Riccardo Muti fa alzare le note della Quinta Sinfonia di Ludwig van Beethoven, dirigendo i giovani dell'Orchestra Cherubini.
Chi ieri per la prima volta si è trovato a varcare la soglia della chiesa, ha trattenuto il respiro, non ha creduto ai propri occhi, così forte è l'impatto con lo splendore di mura finite in ombra per trent'anni, mura consacrate del 1612 dai Padri Teatini, rimaste per due secoli al servizio religioso della città, poi oggetto di mille traversie prima di essere legate al collegio dei fratelli lasalliani e finalmente cedute al Comune di Piacenza negli Anni ?70, grazie al coraggio di Fratel Candido Saracco, presente in abito talare («lo metto nelle grandissime occasioni»). Poi fu il tempo del degrado, della miseria. I colori si fanno bruciati, gli affreschi si staccano dalle pareti. Ma per lo meno questo gioiello impolverato appartiene alla città. Silenzio fino alla rinascita, tentata nel 1996 (ma non c'era ancora la funzione d'uso), poi interrotta, ripresa un paio di anni fa e tutta firmata - meritoriamente - dal Comune di Piacenza per un costo di 2milioni e 500mila euro. Poco, di fronte a tanto. Un milione e 200mila euro sono arrivati dallo Stato grazie all'interessamento dell'on. Tommaso Foti, 1milione e 300mila sono frutto dello sforzo del Comune.
C'era attesa nel gruppo delle autorità che si sono affollate ieri all'inaugurazione in via Scalabrini. Monsignor Domenico Ponzini benedice l'opera, il sindaco Roberto Reggi chiama vicino a sé Fratel Candido e taglia il nastro. Compostamente si entra, intimiditi e stupefatti, tra le navate, sotto affreschi e quadrature, verso il presbiterio dipinto dal fiammingo Robert De Longe, leggibile dietro il diaframma trasparente dei pannelli in policarbonato. C'era «cupezza e degrado» qui una volta, dice Reggi. Ora c'è grande gioia e orgoglio della municipalità in tempi in cui nessuno avrebbe scommesso su un recupero oneroso per le casse pubbliche. La sala apparterrà alla cittadella della musica, alle prove della Cherubini e si andrà a recuperare l'area retrostante del collegio dove ospitare giovani talenti. Ma non sarà solo musica, anche mostre, incontri, conferenze.
Poi i ringraziamenti ai tecnici che hanno lavorato con passione: Taziano Giannessi, Gino Scagnelli, Alessandro Bacchetta, Giovanni Zangrandi, Alessandro Chiappa, l'impresa Edilpronto, le coop di restauro. Un grazie corale a Fratel Candido che scelse di opporsi alle mire speculative e cedette il complesso al Comune, alla città. C'è tutta una storia da percorrere, civile e culturale, si potrà farlo nei prossimi giorni visitando i Teatini, ascoltando le prove aperte di Muti. Un repertorio di fotografie, di testi illustra le vicende del monumento, lo ha curato Antonella Gigli, direttrice dei musei.
L'emotività tocca il culmine quando parla Fratel Candido, ultimo rettore, «smarrito» e felice, in lacrime «per un sogno che porterò dentro», confida.
Patrizia Soffientini

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