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La Provincia "paga" i debiti di Tempi

Data: 01/07/2008

piacenza - La Provincia "paga" i debiti di Tempi. Ieri in consiglio provinciale è stato approvato a maggioranza il bilancio di previsione 2008, contenente il versamento di 270mila euro alla società che gestisce il trasporto pubblico piacentino. Per la prima volta la Provincia si farà carico del passivo di bilancio di Tempi. Coprirà il 40% dell'intera somma, in proporzione cioè alla quota detenuta della società. Il restante 60% (circa 400mila euro) sarà corrisposto dal Comune di Piacenza. Ma questo dettaglio del bilancio di previsione, illustrato dallo stesso presidente Gian Luigi Boiardi, e non dall'assessore competente, Pietro Tansini, assente alla seduta di ieri, ha prestato il fianco a critiche bipartisan, che forse prefigurano il dibattito che animerà la seduta consiliare del 21 luglio, interamente dedicata al tema delle partecipate.
«La decisione di erogare questo contributo a Tempi non è solo di natura contabile, ma politica» osserva Tommaso Foti (An). «Deve essere fatto un ragionamento serio, per la definizione di un piano industriale per Tempi, che prefiguri l'ingresso di un partner privato». D'accordo con la necessità di «un'analisi approfondita» anche Patrizia Barbieri (Oltre i partiti). «Non vorrei che questo stanziamento fosse l'inizio di una serie di una tantum. Il bilancio della Provincia - osserva - è rigido, e corriamo il rischio di doverlo redigere secondo le esigenze di Tempi». Barbieri condanna la «duplicazione di ruoli che vede il presidente dell'azienda essere anche il segretario di un partito (Pd), e questo forse causa impasse, imbarazzo, difficoltà di movimento». In parte in linea con Foti e Barbieri anche la capogruppo Ds, Adriana Bertoni, la quale ammette che «questa manovra rischia di far soffrire di più la Provincia che il Comune di Piacenza. Il bilancio provinciale ha una struttura più debole. Resta anche un problema politico: la situazione di Tempi, azienda che pure ha compiuto importanti investimenti, deve essere presa in mano, evitando di mettere soldi ad occhi chiusi». Anche Antonio Vincini, capogruppo Margherita, fa notare gli investimenti adottati da Tempi per rinnovare il parco macchine, pur lasciando aperto lo spiraglio ad un possibile ricorso a privati per alcuni servizi. Gian Paolo Fornasari (Fi -Ppe) avanza la formale richiesta di poter verificare quanti soldi pubblici siano stati assegnati a Tempi dal 1995 ad oggi, per «verificare quanta ricchezza è stata bruciata finora». Espressione condannata dal presidente del consiglio, Gabriele Gualazzini, per «non dare cattiva impressione alla gente». Gianni Arbasi (Ds) vuole invece cogliere lo «spirito propositivo delle parole di Foti: si invita a un patto istituzionale per alcune partecipate, e alla definizione di un piano industriale serio». Stefano Rattotti (Prc) si dice favorevole al ripianamento del debito, azione che «deve essere accompagnata da una definizione di un piano industriale. Non vorrei che Tempi diventasse una nuova Trenitalia». «Questi soldi servono per coprire il passivo o per pagare la multa dell'Antitrust?» chiede Massimiliano Dosi (Lega), mentre Mario Vincenti (gruppo misto) propone il "modulo" Ato per Tempi. «Il trasporto pubblico - risponde a tutti l'assessore ai Trasporti Patrizia Calza - è da sempre considerato in perdita. E la situazione è peggiorata con l'aumento del costo del gasolio». Un "aiutino" da oltre 4 milioni di euro in tre anni arriverà dalla Regione, ma sono altre le soluzioni a cui guardare. «Razionalizzare il servizio, eliminando doppioni - dice Calza - con una rivisitazione delle linee, e l'aggregazione con le altre aziende di trasporto pubblico dell'Emilia».
Paola Pinotti

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