Camera

Leader al voto, tra slogan e appelli

Data: 29/03/2010

ROMA - Non sono i politici i responsabili del calo di affluenza alle elezioni regionali. O almeno non direttamente, perchè nessuno di loro ha disertato le urne. È anzi diventato un rituale farsi fotografare, quasi tutti in tenuta casual, mentre si dà il buon esempio introducendo la scheda nell'urna: con una sola eccezione, quella del presidente della Camera Gianfranco Fini che certamente ha fatto il suo dovere di elettore a Roma. Tuttavia non ha voluto rendere noto alla stampa quando e dove, forse per tutelare la sua privacy. Ma anche, probabilmente, per evitare i cronisti e non parlare di politica nel seggio elettorale.
Si tratta di una regola che oggi non è stata rispettata da quasi nessuno dei politici, per un giorno elettori attivi.
Nella scuola media Dante Alighieri di Milano (vicino alla casa di mamma Rosa), Silvio Berlusconi ha ripetuto lo slogan della manifestazione di piazza San Giovanni a Roma: «Spero che l'odio prevalga sull'amore... ». Appena fuori dal seggio ha risposto con una battuta a un gruppo di persone che lo invitavano a non mollare: «Se molliamo ci troviamo Di Pietro». Infine una battuta sulla «sindrome del candidato». «Siccome sei circondato sempre dalla tua gente, ti sembra che voti per te il cento per cento delle persone».
A una battuta politica non ha saputo rinunciare neppure Pierluigi Bersani che si è presentato nel suo seggio di Piacenza insieme alla moglie Daniela e alla figlia più grande Elisa, 25 anni (l'altra, Margherita, ha 17 anni e potrà votare dal prossimo anno). on la famiglia ha raggiunto a piedi il seggio della Scuola primaria Pezzani, che dista qualche centinaio di metri da casa sua e dove vota da molti anni. Ricevuta la scheda dal presidente della sezione 37 (la stessa dove vota anche il parlamentare piacentino del Pdl Tommaso Foti), Bersani si è trattenuto in cabina per una trentina di secondi. Ci ha messo decisamente più tempo a infilarla nell'urna, dovendo accontentare le esigenze di decine di fotografi e teleoperatori. Sorridente e rilassato, ai giornalisti che gli facevano presente - con una metafora calcistica - che è la sua prima partita in panchina da «allenatore del Pd», e che di solito in questi casi la notte prima del match il mister non dorme, Bersani ha risposto: «Io ho dormito benissimo e ne avevo proprio bisogno, ho la coscienza a posto, abbiamo fatto tutto quello che potevamo». A chi gli ha chiesto un commento sulla campagna elettorale ha risposto: «Poteva essere migliore se, come in tutti i Paesi del mondo, ci fosse stata la possibilità di un confronto diretto tra i contendenti».
Antonio Di Pietro, ha votato a Curno, in provincia di Bergamo. «C'è la necessità di contrastare questa pericolosa deriva antidemocratica rappresentata - ha detto - da Silvio Berlusconi e dalla sua corte».
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha votato insieme alla signora Clio nell'istituto Cristoforo Colombo non lontano dal Quirinale. L'incombenza del voto è stata invece risparmiata al presidente del Senato Renato Schifani perchè nella sua regione Sicilia si è votato due anni fa.
Clemente Mastella ha votato nel suo paese di Ceppaloni, in provincia di Benevento, ed è stato ironico con i giudici che pure hanno concesso alla moglie Sandra, sotto processo, una sospensione di 4 giorni del divieto di dimora in Campania. «È l'ora d'aria - ha detto l'ex ministro Guardasigilli - che si concede ai detenuti quando incontrano i familiari. È una situazione paradossale, ai limiti della costituzione».
Ignazio La Russa ha votato in un istituto di via Stoppani a Milano ed è l'unico che è riuscito a fare una battuta senza trasgredire le regole del gioco: «Con la Roma l'Inter ha preso tre pali, ma siamo ancora i primi». Il tifo in Italia è ammesso sempre e ovunque.
Sergio Cassini

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