Data: 06/08/2006
«La legge Bersani-Visco porta liberalizzazioni false e tasse vere». E ancora: «La realizzazione di 7 mila nuovi punti vendita di giochi d'azzardo e di almeno 10mila nuovi centri di scommesse ippiche è quello che si nasconde dietro la facciata delle presunte liberalizzazioni».
Questa la durissima reazione del deputato di Alleanza Nazionale, Tommaso Foti, all'indomani dello "stanco" voto di fiducia, il settimo in sette giorni, come si legge nella lunga nota diffusa dal parlamentare piacentino, «che ha impedito anche il minimo confronto sui contenuti del decreto».
Per Foti la frettolosa trasformazione del decreto in legge nasconde veri e propri inciuci di partito e accordi sottobanco fra associazioni di consumatori e sindacati.
«Vogliono davvero farci bere che una famiglia manda la mattina i propri figli a scuola in taxi e il pomeriggio va a fare incetta di farmaci al banco del supermercato? Di certo, dietro al decreto c'è la tipica cultura del sospetto della sinistra verso l'operatore privato. La stessa che imporrà una sorta di grande fratello su questo vigilato speciale. Mi limito a ricordare, per economia di spazio, il controllo dei conti correnti, delle liste dei clienti e dei fornitori, dell'obbligo - a partire dal 2008 - di pagare con assegni bancari, bonifici, carte di credito i pagamenti oltre i 100 euro». Un clima "superfiscale" insomma, rilancia il deputato piacentino, che però sembra non valere per altri tipi di "corporazioni": «Ma che razza di competitività nel settore delle farmacie - ha proseguito Foti - intende realizzare la legge Bersani che si dimentica del mutuo agevolato e della rateizzazione del pagamento. La vendita dei farmaci al supermercato rivela semmai la volontà di difendere le lobby legate alle Coop rosse e la riprova arriva dai fatti. I supermercati con farmacista incorporato sono una realtà che in Italia non servirà i comuni con una popolazione al di sotto dei 500mila abitanti e questo significa che il 72 per cento dei comuni italiani e dei consumatori saranno esclusi dai presunti benefici economici della legge».
Una linea politica insomma, quella realizzata dalla sinistra, che secondo Foti finirà per ingabbiare l'economia nel meccanismo coorporativo anziché liberarla. Ma è sul tema della cancellazione delle tariffe minime professionali che arrivano le maggiori riserve.
«A chi sostiene che l'obligatorietà delle tariffe minime impedisce di qualificare la professione va ricordato che proprio il caso dei tragici crack finanziari, che negli ultimi anni hanno fatto perdere a migliaia di piccoli risparmiatori i frutti del lavoro di una vita, sono la conseguenza di una spietata concorrenza che proprio l'abbattimento delle tariffe minime aveva prodotto nel settore delle società di revisione».
Effetti che ora la legge finisce per riversare anche nel campo della giustizia: «La legge, non ammettendo più il ricorso all'anticipazione delle spese di giustizia attraverso gli uffici postali, finirà per incidere pesantemente sull'istituto del patrocinio legale a spese dello stato, pregiudicando i diritti dei non abbienti».
Questioni che spingono Foti ha rivendicare con forza quanto fatto dal governo Berlusconi proprio in tema di liberalizzazioni: «Mi limito a ricordare che la liberalizzazione del mercato del lavoro ha permesso di sciogliere uno dei nodi strutturali più rilevanti in fatto di rigidità economica e di coorporativismo del sistema produttivo italiano. Dov'erano Bersani e Visco quando il centrodestra approvava la legge Biagi? Dall'altra parte, a giocar di spalla ai sindacati. Gli stessi che plaudono a queste false liberalizzazioni, che porteranno tasse vere, inasprimenti fiscali e carichi burocratici ai danni dei consumatori, e che si guardano bene dal chiedere che vengano liberalizzati, ad esempio, i rapporti di lavoro nella pubblica amministrazione, i centri di assistenza fiscale e le cosiddette multiutilities».
da La Cronaca
