Data: 07/11/2008
Il decreto Gelmini, ora divenuto legge - che si propone di riformare la scuola primaria media e superiore - finisce sotto l'obiettivo dei ragazzi del Gioia, per iniziativa dei neo-eletti rappresentanti degli studenti e della consulta del liceo classico. Al Politeama si è tenuta un'affollatissima assemblea di istituto durante la quale tutti gli studenti hanno potuto chiarirsi le idee, confrontarsi ed esprimere i propri pareri a proposito della tanto discussa legge Gelmini.
A parlare ai giovani della nuova norma sono stati - con il coordinamento di Giorgio Lambri (capocronista di Libertà): Tommaso Foti (parlamentare del Pdl), Paolo Botti (segretario provinciale del Pd), Massimiliano Gazzola (Forza Nuova), Carlo Pallavicini (Rifondazione Comunista) e Norberto Pompili (studente autonomo del Politecnico di Milano).
Una curiosità: in platea, tra le voci critiche rispetto alla nuova norma, c'era anche quella di Alessandra Foti, figlia del parlamentare che l'ha approvata in Parlamento e che la sosteneva ieri dal palco.
«Volevamo un dibattito equilibrato che potesse permettere a tutti di dire la propria opinione e di confrontarsi anche con persone informate e competenti - spiega Pietra Spezia, uno dei rappresentanti degli studenti - non volevamo schierarci da una parte o dall'altra, ma permettere a tutti di avere le idee più chiare».
E il "popolo" del Gioia si è dimostrato interessato e attento, proponendo domande e spunti di riflessione (anche se non sempre strettamente legati al tema dell'incontro). Ma anche esprimendo in alcuni casi la propria accesa protesta e pretendendo risposte concrete e chiare.
«Mi sembra che i tagli previsti servano più per coprire i buchi di un'economia in crisi che per riformare veramente la scuola» afferma Stefano, mentre Matteo rincara la dose: «Il debito pubblico potrà essere diminuito solo con il frutto del lavoro di chi oggi è studente, ma come ci si può aspettare un futuro roseo per i giovani se si taglia sulla loro formazione?».
Lorenzo si chiede se «tagliare i fondi alla scuola pubblica non significa intaccare il diritto allo studio di tutti noi?». I ragazzi vanno a ruota libera, con intelligenza e acume, e le risposte arrivano sia da Foti, fermo sostenitore di quella che definisce «non riforma, ma opera di manutenzione della scuola», sia da Botti, Pallavicini e Gazzola che si dichiarano chi contrario chi contrarissimo a questa «decostruzione della scuola pubblica».
Si toccano poi anche altri punti importanti, Francesca - dati Ocse alla mano - chiede dove siano gli sprechi nella scuola italiana mentre Martino esprime perplessità riguardo alle "classi ponte" anche se non direttamente presenti nel decreto ora legge. Ma allora, alla fine chi ha ragione? Tutti. Perché a vincere ieri non è stata una posizione politica, ma il dialogo, la conoscenza critica e la voglia di capire davvero e confrontarsi.
Martino Madelli
