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Lettera conginuta al Ministro della Difesa

Data: 27/06/2005

Egregio Sig. Ministro,
Piacenza è stata storicamente sede di numerosi insediamenti militari oggi per buona parte dismessi dal loro precedente uso o sottoutilizzati, come il Distretto, il Cesae e l'Ospedale militare. La città conosce ancora importanti realtà produttive facenti capo all'amministrazione militare: il Polo di Mantenimento Pesante Nord (nato dalla fusione di Staveco e Arsenale), il Macra (Magazzino Centrale Ricambi Auto) e il Laboratorio Pontieri. Queste realtà, coniugate alla localizzazione geografica, collocano Piacenza in posizione strategica nel generale contesto della difesa. Di ciò la città è consapevole e pronta ad impegnarsi per garantire un futuro agli insediamenti esistenti. Gli insediamenti piacentini sono da tempo interessati a un processo di riorganizzazione e razionalizzazione che, dalle frammentarie notizie che trapelano, condurranno all'accorpamento in un unico Polo con ripercussioni sia sulle aree attualmente utilizzate (ma domani non è dato di sapere), sia sugli occupati diretti e indotti del settore.
Le complesse problematiche inerenti il futuro produttivo degli stabilimenti militari piacentini e i percorsi che l'amministrazione comunale intende attuare per l'acquisizione di parte del patrimonio immobiliare di proprietà del ministero della Difesa hanno portato alla riattivazione del "Tavolo di confronto e di concertazione sul Polo militare di Piacenza", che si è prefisso di approfondire e trovare adeguate soluzioni in merito a: - difesa del futuro produttivo degli stabilimenti militari, valorizzandone la vocazione industriale e garantendone una prospettiva occupazionale certa; - utilizzo di aree e infrastrutture di proprietà della Difesa che dal confronto risultino non strategiche alle finalità del punto precedente, per una reale riqualificazione dei servizi e della vivibilità urbana; - definizione di un piano che preveda una destinazione finalizzata al rilancio produttivo degli stabilimenti, utilizzando anche risorse derivanti da eventuali cessioni di aree e/o immobili. Signor Ministro, dalla data della sua costituzione, né il Tavolo di concertazione, né i suoi componenti istituzionali hanno mai ottenuto una risposta alle numerose richieste di individuare un interlocutore stabile e certo con il quale fosse possibile dialogare in tempi definiti. Per la verità, ormai da oltre un anno non si è potuto parlare con nessuno appartenente al ministero della Difesa, né a livello centrale, né a livello locale.
Sembra quindi improcrastinabile ai sottoscrittori della presente nota, ossia ai rappresentanti delle diverse componenti istituzionali e sindacali che la città esprime, che lei assuma la responsabilità di dare finalmente una risposta alla pressante richiesta che viene da Piacenza. Non è infatti accettabile, né corretto, che si discuta e soprattutto si decida sul futuro di un importante componente della città prescindendo dal coinvolgimento dei suoi rappresentanti.
Se ciò ha valore con riguardo alle prospettive industriali e quindi occupazionali, del futuro Polo industriale-militare piacentino, ancor di più può dirsi relativamente al futuro delle aree - oggi militari - destinate alla dismissione. In particolare il Tavolo ritiene strategica la delocalizzazione del Polo di Mantenimento Pesante Nord che consentirebbe da una parte di mettere a disposizione dell'uso civico importanti aree in zona centrale di cui vi è grande necessità e dall'altra di collocare gli insediamenti industriali militari in luoghi più funzionali dal punto di vista logistico, della fruibilità e della sicurezza. Eguale ragionamento può farsi per il Laboratorio Pontieri.
Come già comunicato, il Comune ha, dal canto suo, individuato l'area con le caratteristiche appena citate nella quale sarebbe possibile delocalizzare le realtà produttive militari. Fra l'altro tale ubicazione è già attrezzata e collegata stabilmente alle infrastrutture viarie (anche autostradali) e ferroviarie.
Piacenza si è sempre mantenuta nella più scrupolosa correttezza, che imponeva di percorrere la strada della richiesta, dell'istanza di poter finalmente dialogare con il ministero della Difesa. Il silenzio che dura dal giugno del 2003 impone un intervento forte di mobilitazione da parte del sindaco, del presidente della Provincia, dei parlamentari piacentini, dei consiglieri e assessori regionali, delle organizzazioni sindacali che tutti, uniti sottoscrivono questa richiesta.
La parola a lei, signor ministro.

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TommasoFoti
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