Data: 19/07/2010
Per tutti la manovra è necessaria, ma sui contenuti si concentra lo scontro tra maggioranza e opposizione. Anche la decisione di porre la fiducia sia alla Camera che al Senato divide il Parlamento.
Per Tommaso Foti "la richiesta del voto di fiducia è un dovere, di fronte al Paese e di fronte all'Europa". Il parlamentare piacentino Pdl osserva: "Il governo Berlusconi chiede agli italiani qualche sacrificio in cambio di una ripresa più forte e più certa, nonché di uno Stato meno sprecone e più disponibile per il diritto al lavoro e la libertà d'impresa. E' un atto di saggezza coerente con la decisione assunta insieme agli altri governi europei di salvare l'euro e impedire che i problemi dei paesi deboli contagino quelli più forti e virtuosi, tra cui il nostro. Se il Parlamento greco e quello spagnolo avessero seguito la strada che Bersani e compagni indicano per l'Italia sarebbero falliti". Insomma, la manovra "serve a mantenere l'Italia nel gruppo di testa dell'euro, nel G8 e nel G20. A differenza della sinistra - conclude Foti - vogliamo che il nostro Paese non solo resti la settima potenza industriale del mondo ma che, nel futuro, migliori la posizione".
Il leghista Massimo Polledri cita Tremonti, secondo il quale "le amministrazioni regionali del Sud hanno utilizzato solo una minima parte degli oltre 40 miliardi di fondi europei: ?cialtroni' che prendono i soldi e non li spendono". Riguardo al conflitto che si è aperto con gli enti locali, il parlamentare attacca: "Una regione come l'Emilia Romagna non è esente da aberrazioni. Errani che tanto grida povertà non risparmia fantasiose spese inutili: 70.500 euro stanziati per il monitoraggio microclimatico dei Musei dei Balcani, 14 mila euro per la raccolta differenziata e il riciclaggio dei rifiuti nel campo profughi del Saharawi, 52 mila per l'educazione ambientale e la raccolta differenziata nelle scuole del Libano, area urbana di Tiro. Il momento è difficile e ognuno deve fare la sua parte. Altra nota dolente è il debito pubblico, gravosa eredità degli anni dell'Italia da bere dei Bersani, degli ex Dc, Pci, Psi". Di qui l'invito: "Non lasciamo che i mali della crisi vengano solo per nuocere, facciamo che siano l'occasione per dare un'accelerazione al federalismo. Per questo si deve cercare di tagliare dove si spreca e non dove si governa con parsimoniosa efficienza. Grazie a Bossi è stato introdotto il principio dei costi standard: valutati sul rapporto tra l'impalcatura amministrativa e i cittadini. Un duro colpo per chi ha sempre fatto un uso distorto del pubblico impiego, fabbrica di vizi e di disordine sociale".
Maurizio Migliavacca commenta: "Passiamo dal federalismo delle chiacchiere al federalismo dei tagli: il governo predica il federalismo ma sui 25 miliardi della manovra più della metà sono tagli a regioni ed enti locali, cioè ai servizi ai cittadini. Si determina una situazione paradossale: se mai si farà il federalismo, si riduce così la base su cui si faranno i calcoli oppure regioni ed enti locali dovranno recuperare le risorse aumentando le tasse. In questo caso - avverte il coordinatore della segreteria Pd - il governo scarica sulle regioni una responsabilità che è sua. Non è una cosa seria: si possono battere altre strade intervenendo sulla spesa pubblica ripartendo in modo equo i tagli tra stato centrale ed enti locali".
Per Paola De Micheli "la manovra non sarebbe stata necessaria se Tremonti non avesse perso il controllo della spesa corrente (+ 51 miliardi in 18 mesi) e del debito pubblico (+ 65 miliardi in 12 mesi). Senza aver salvato banche o abbassato tasse come è accaduto in altri paese europei. Oltre al danno, la beffa". Per la deputata Pd "i costi dell'incapacità Tremonti li scarica tutti su regioni e comuni attraverso la riduzione dei soldi che lo stato dà ai territori per erogare i servizi". Quindi ci sarà a breve "la riduzione dei servizi ai cittadini e nel medio termine altri due grossi problemi: alcuni territori aumenteranno le tasse locali e a novembre il governo dovrà fare un'altra manovra". Il Pd "propone riforme coraggiose e strutturali. Solo così si uscirà dal caos della finanza pubblica nel quale questo governo fa piombare l'Italia".
Pier Luigi Bersani definisce la fiducia sul decreto "un fatto gravissimo. La manovra - accusa il segretario nazionale del Pd - è male impostata, carica il peso sulle famiglie ed è depressiva per l'economia. Tra poco - prevede - ne servirà un'altra perché questa non sta in piedi. Berlusconi ha bisogno di ammanettare la sua maggioranza per ragioni politiche".
Anna Bertoli
