Data: 14/08/2010
di TOMMASO FOTI *
Il malvezzo tutto italiano di recitare il de prufundis a babbo vivo finisce spesso per lasciare l'amaro in bocca agli impazienti quanto speranzosi eredi.
Così nella vita di tutti i giorni, così in politica.
Un paio di settimane fa, da sinistra - ma non solo da lì - ci si affannava a brindare alla fine di Berlusconi e all'imminente decesso della sua ultima creatura politica, Il Popolo della Liberta'.
Poi le cose non sono andate per il verso ottimisticamente delineato dai soliti ambienti - tanto ricchi di soldi e fantasia, quanto poveri di voti - e oggi un alone di greve tristezza avvolge coloro che i calici avevano alzato al cielo.
Insomma: mesta fine di un sogno di mezza estate.
Berlusconi, infatti, non solo non è stato messo all'angolo dalla fuori uscita dei "finiani" ma - ora più che mai - è protagonista della stagione politica.
Quanto al Popolo della Libertà, lungi dall'essere morituro, riscuote - a giudizio di tutti gli istituti di sondaggio - oltre un terzo delle preferenze degli elettori, confermandosi largamente il partito maggiormente preferito dagli italiani.
La reazione di chi pensava di vedersi riservata una pagina sui libri di storia contemporanea, per avere concorso alla "liberazione"
dell'Italia da Berlusconi, è - a dir poco - sconcertante.
Convinti come sono che rappresenti una sciagura per la democrazia il fatto che Berlusconi possa continuare a governare, ai democratici - come hanno, con rara presunzione, deciso di chiamarsi - il voto popolare proprio non va giù.
Ed ecco allora che, pur d'impedire che il leader del centro-destra ottenga una nuova clamorosa vittoria qualora si dovesse votare ad ottobre o a marzo, i dirigenti del Partito Democratico null'altro riescono a pensare che ai trucchi da mettere in campo per insediare al posto di Berlusconi un governo tecnico, puntando tutto sulla complicità (improbabile, per chi scrive) di Fini.
Mentre la politica politicante della sinistra e dei suoi accoliti si trastulla, dunque, a disegnare scenari politicamente perversi, Berlusconi continua coerentemente a lavorare per il bene comune.
Con buona pace dei menagramo in servizio permanente effettivo, infatti, la ripresa economica c'è, eccome: non a caso, le nostre imprese, nei primi sei mesi di quest'anno, hanno recuperato i due terzi dei margini operativi rispetto al 2009, tant'è che gli ammortizzatori sociali previsti dal governo sono stati utilizzati in misura inferiore alle previsioni.
Ancora una volta, dunque, aveva ragione Berlusconi e torto la solita sinistra delle chiacchiere. Quella stessa sinistra che, conscia del niente che sa proporre, ha il terrore del voto anticipato, essendo chiaro che l'ennesima sconfitta imporrebbe al Partito Democratico l'assunzione di decisioni ben più gravi dello scontato "licenziamento"
di Bersani.
*Parlamentare Il Popolo della Liberta'
