Camera

Nasce la banca del Sud
per sostenere il credito

Data: 02/11/2009

"Una banca che il Sud non ha". Così il Ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha sintetizzato l'idea di istituire nel Mezzogiorno una banca per riequilibrare l'attuale situazione che vede nel sud d'Italia più raccolta che impieghi. Ed è proprio con l'intenzione di sostenere il credito e bilanciare il rapporto tra impieghi e depositi tra le diverse aree del paese che il Consiglio dei Ministri ha approvato lo specifico disegno di legge.
"La Banca del Sud nasce con la precisa finalità di dotare il Mezzogiorno di una banca propria, come è già per tutte le grandi regioni d'Europa, dall'Atlantico agli Urali e dal Baltico al Mediterraneo", commenta il deputato Pdl, Tommaso Foti, per il quale "il progetto di una banca più vicina al territorio ha incassato un entusiasmo crescente nella società economica e civile". La Banca del Sud quindi "non è un inutile carrozzone, come tanti se ne sono visti in passato, ma rappresenta uno strumento moderno, con ampia trasparenza nell'erogazione dei crediti, volto a coordinare con efficacia gli interventi nel nostro meridione. La Banca e il piano per il Sud sono l'ulteriore dimostrazione- chiude Foti- che il Governo Berlusconi non solo non lascia indietro nessuno, ma stimola il territorio perché contribuisca, anche con le proprie forze, allo sviluppo dell'Italia".
Il leghista Massimo Polledri osserva: "Sbaglia chi pensa che ai leghisti al solo sentir parlare del sud venga l'orticaria. Semmai ci viene quando si parla di quel meridione dipinto con la lacrima agli occhi e il cappello in mano. Il nord non potrà mai decollare se il sud non si rende autonomo: l'economia del Mezzogiorno deve essere resa autonoma e deve guarire dalla ?malattia clientelare'". In questo senso la banca del Sud è "il contrario di un progetto calato dall'alto: parte dal basso, dalle banche che già esistono e che conoscono i loro territori. Nella proposta governativa non vi sono ambiguità sulla exit strategy. Lo Stato sarà socio di minoranza e al quinto anno dovrà andarsene. I privati cominciano così a fare affari sulla spinta di uno stimolo pubblico". Insomma il Governo "non è il padrone, ma la scintilla generatrice. E questo è rassicurante".
Nel Pd c'è scetticismo. Il neo segretario Pier Luigi Bersani ribatte: "Basta spot, giù le tasse. E' scandaloso che quando si deve risolvere il problema dell'Alitalia o delle quote latte, si trovano i soldi, mentre per il Sud si fanno proposte a costo zero, con una sproporzione abissale fra il contenuto mediatico e la sostanza". Sul progetto di Tremonti: "Sarà che sono pignolo - osserva Bersani - ma le carte chiariscono poco. Se si pensa a una struttura di secondo livello, con le banche di credito cooperativo in grado di offrire sul territorio garanzie alle piccole e medie imprese, è una cosa che male non fa". La proposta del Pd è quella del credito di imposta per i nuovi investimenti e l'occupazione e "incentivi per le amministrazioni che raggiungono alcuni standard di servizi".
Per Paola De Micheli l'idea di Tremonti "è quanto meno estemporanea: lo strumento è complesso e ridondante ed è evidente che si inserisce nel nulla delle politiche economiche per il Sud. Il Mezzogiorno non ha bisogno di una banca: ci sono già istituti che hanno investito. Il problema è quello di investire seriamente in una lotta senza quartiere a tutti i tipi di illegalità, nella radicale riforma della Pubblica amministrazione e in un piano che invece di concentrarsi su opere faraoniche come il ponte sullo stretto, realizzi strade e ferrovie, consentendo ai numerosi enti locali virtuosi di realizzare infrastrutture e presidio del territorio. Invece il governo ha salvato dalla bancarotta a suon di milioni gli amministratori di Catania e Palermo e finanzia qualche azienda amica degli amici. O Tremonti - chiude la deputata- capisce che quel modello non tiene più, oppure si ritroverà ad avere almeno tre regioni nelle quali si incrementa l'illegalità e si riduce la crescita".
Maurizio Migliavacca osserva che "il Mezzogiorno è un problema nazionale: il Nord non può stare bene se il Sud sta male" e indica "tre prorità: più Stato, più responsabilità nell'uso delle risorse pubbliche e sostegno alle forze sane. Il Sud non decolla- continua il responsabile organizzativo- se non si riporta la legalità in regioni come Sicilia, Campania e Calabria. Con la riforma federalista si possono dare più risorse al Sud, ma con obiettivi e verifiche stringenti. Infine, la banca può essere uno strumento ma bisogna applicare meccanismi di premialità per chi investe: meno burocrazia e meno spazi ai condizionamenti politici. Non siamo contro la banca, ma siamo coscienti che si tratta di una piccolissima cosa rispetto a quello che andrebbe fatto e non si fa".
Marta Tartarini

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