Data: 07/04/2012
«Una riforma bandiera per dimostrare all'Europa che in Italia qualcosa si muove». La definizione con cui l'onorevole del Pdl Tommaso foti etichetta il ddl sulla riforma del lavoro parla da sé: e altrettanto parla la definizione dell'articolo 18 che diventa «una bomba esclusa dal discorso politico e sindacale da quando all'epoca del governo Berlusconi 2001-2006 D'Amato disse di voler mettere mano all'articolo 18 suscitando scioperi e questioni». foti si pronuncia senza falsi pudori durante il confronto amichevole ma a tratti serrato con la segretaria provinciale della Cisl Marina Molinari: «Io penso che questa riforma possa avere un senso solo se è accompagnata da iniziative per il rilancio dell'imprenditoria italiana e da un anno e mezzo non ne vedo», ha continuato l'onorevole del Pdl, «bisogna intervenire per ridare fiducia agli operatori e agli investitori che attualmente non ne hanno né verso l'Italia né verso altri Paesi. E dobbiamo capire che oggi sono gli stati del cosiddetto "terzo mondo" a tirare l'economia mondiale: non è niente di nuovo se pensiamo che storicamente l'Europa è andata a riempire lo spazio occupato un tempo solo dall'Inghilterra, ma non possiamo inseguire la Cina e l'India sui mercati di lavoro. Dobbiamo avere un equilibrio rispetto all'Europa, ma non si può pensare di fare dell'Italia una fotocopia della Germania: occorre puntare su innovazione e qualità e rilanciare i comparti esclusi come quelli elettrici».
Nell'occhio del ciclone finisce dunque una riforma che «serve più su un piano di rassicurazione dei mercati» continua foti: e per quanto riguarda la flessibilità in entrata e in uscita «l'anello debole della catena è rappresentato dagli ultracinquantenni espulsi che non sanno più dove andare per essere riassorbiti: è questo un tema da mettere in agenda insieme all'articolo 18», spiega.
Nell'agenda comunque finisce anche la necessità di «riportare la politica al governo del Paese»: «Il vero problema è che i partiti devono avere una personalità giuridica - continua il deputato del Pdl - facendo questo possiamo fare una riforma elettorale che, se punta a una diminuzione dei parlamentari, deve passare attraverso una riforma costituzionale». E per quanto riguarda la sfiducia nella politica «è una disaffezione che si sente da anni in Francia e in Inghilterra» dichiara prima di dirsi interessato a convocare un tavolo sulla situazione dell'edilizia «su cui si registra il vero crollo del mondo del lavoro».
da Libertà
