Camera

Nel Piacentino sono numerose le risorse rappresentate dagli edifici inutilizzati: dalla Chiesa delle Benedettine agli Ex Magazzini generali

Data: 14/12/2008

di STEFANO PARETI
Dopo due anni di lavori di restauro, si avvicina il momento della riconsegna alla città della chiesa dei Teatini, nota ai piacentini più come chiesa di San Vincenzo. E' un traguardo importante di cui saranno di certo particolarmente lieti i numerosi ex-allievi del Collegio San Vincenzo, retto fino al 1972 dai Fratelli delle Scuole Cristiane, ma che, sono sicuro, costituirà motivo di soddisfazione per tutti. I costi sono stati ingenti: se l'operazione è andata in porto è anche grazie ad un riuscito gioco di squadra che ha visto in campo il Comune, proprietario dell'immobile, e, se la memoria non m'inganna, l'on. Tommaso Foti, allora esponente della minoranza consiliare, che si è adoperato presso vari ministeri per ottenere gli indispensabili finanziamenti.
Per un edificio che rinasce, altri di analoga importanza artistica, storica o semplicemente per il ruolo che hanno rivestito nella nostra comunità, invece purtroppo agonizzano tristemente. Ne ho tracciato un sintetico elenco che non vuol essere altro che una specie di promemoria per chi lo riterrà utile. So benissimo che il momento è difficile e le esigenze tante (in primo luogo quelle delle famiglie, che hanno indubbiamente diritto di precedenza), però non dimentichiamo questi testimoni, a volte imponenti altre modesti, del nostro passato, cercando almeno di non farli morire. Non è solo un'operazione di salvataggio, in alcuni casi si tratta infatti di spazi preziosi per il futuro della città.
Nel 2009 il Comune intraprenderà la procedura per la stesura del Piano Strutturale Comunale (una volta chiamato Prg, Piano regolatore generale): quale miglior occasione per sollecitare i soggetti pubblici e privati ad individuare ipotesi di riutilizzo, stabilendo, attraverso un percorso partecipativo esteso e trasparente, le classificazioni urbanistiche che rispondano all'interesse generale? Potrebbe diventare l'occasione, voglio usare una definizione impegnativa ma a ragion veduta, per un atteso Rinascimento Piacentino.
Può darsi che il mio elenco sia incompleto o comprenda fabbricati per cui sono già stati avviati progetti di recupero. Me ne scuso in partenza, invitando fin d'ora i lettori ad integrarlo con informazioni ed eventuali precisazioni.
Chiesa delle Benedettine (via Benedettine). La sua cupola dà, insieme ai campanili, alla torre di Sant'Antonino e, ahimé, al grattacielo e alle ciminiere Enel, una sagoma inconfondibile a Piacenza. Bella, purtroppo, solo da lontano.
Chiesa di San Lorenzo (via del Consiglio). Incastonata tra il Tribunale e Palazzo Madama, è la sorella ignorata del terzetto. E pensare che nel 1858, durante i restauri del Municipale, fu trasformata in Teatro. Poi è purtroppo finita tra le quinte.
Chiesa-Monastero di Sant'Agostino (Stradone Farnese). Una Cenerentola che andrebbe risvegliata. Apre i suoi portoni solo per qualche mostra, poi ritorna mestamente nel suo angolo. Da sostenere l'impegno dell'Archivio di Stato per un futuro trasferimento nell'ex Monastero.
Bastioni di Porta Borghetto. Massicci, poderosi, sfiancati dal tempo e dalle polemiche innescate dalla "mansarda" con tetto azzurro. Doveva essere uno spazio aperto ai giovani: lo spazio c'è ma chiuso.
Ex Distretto Militare (via Castello). Era un anello fondamentale della Piacenza militare. Nei corridoi del palazzo con facciata in mattoni ed un bel cortile sono passati ansie e paure di migliaia di piacentini in età di leva. Congedato, giace tristemente inutilizzato.
Ex ospedale Militare (viale Beverora). Vedi sopra. Le persiane sbrecciate e cadenti sono brutte ferite su un volto maestoso ed elegante. Le sue dimensioni, la posizione in pieno centro, l'adiacenza al parcheggio di viale Malta dovrebbero essere più che sufficienti per assicurargli un futuro da protagonista nella vita cittadina.
Ex padiglione Berzolla (Borgo Faxall). Circondato da cemento e modernità, ha resistito. Qualcuno ha pensato di ricavarvi un teatro. Ben venga qualsiasi destinazione che rappresenti un fattore di sviluppo sociale della zona, che merita, per storia e morfologia, ogni sforzo.
San Vincenzo (ex complesso scolastico). Allacciato alla chiesa, avviata alla rinascita, l'ex collegio, dopo aver ospitato la Scuola Media Nicolini, è ricaduto, per la parte inutilizzata, in un lungo sonno. Come l'ex ospedale militare costituisce una preziosa risorsa.
Chiesa del Carmine (via Borghetto). Sepolta sotto una montagna di carta. Si sono rincorsi i progetti più svariati, dalla sede del mercato all'ultimo di ricavarvi uno spazio espositivo per i prodotti tipici piacentini. Svanito come gli altri, stavolta per un mancato finanziamento regionale.
Ex Cavallerizza (Stradone Farnese). Nell'elenco degli immobili cadenti, è una felice eccezione. Ristrutturata dal Comune, è però poco utilizzata: qualche festa, compresa quella di Capodanno, qualche incontro. Merita di più, a cominciare da una idonea destinazione d'uso.
Ex sede Enel (via Santa Franca). Sembrava fatta: nelle sue sale si sarebbe ampliata la confinante Galleria d'arte moderna Ricci Oddi e finalmente tante opere sarebbero state esposte più razionalmente, anche grazie ad un piano di rilancio della Galleria. Qualcosa si muove?
Ex centrale Emilia dell'Enel (via Nino Bixio). Esempio di architettura industriale, conserva strutture e macchinari dell'epoca. Tempo fa destò un'ammirazione almeno pari alla mostra per cui era stata riaperta e alla rappresentazione teatrale successiva ad opera degli "Infidi Lumi".
Ex Manifattura Tabacchi (Infrangibile). Il lungo muro di cinta corre tra le case basse del quartiere, nascondendo ai passanti una grande area e fabbricati da tempo in disuso.
Capannoni ex Consorzio Agrario (via Colombo). Parzialmente costretta a fare ancora le veci di tangenziale nord, via Colombo sta faticosamente cambiando faccia (in meglio). I capannoni, se utilizzati in modo sapiente, potrebbero costituire un tassello determinante del lifting.
Ex Magazzini generali (via Colombo). Vale lo stesso discorso dell'ex Consorzio. La facciata imponente, seguita da una lunga coda di cortili ed edifici, domina il piazzale della Lupa conferendogli un'impronta austera da vera "porta" della città. La proprietà ha meritoriamente pensato ad un Concorso di idee per farlo uscire dal letargo.
Palazzo ex Ufficio Iva (via Borghetto). Linee essenziali, anonime, quasi fatte apposta per far risaltare l'adiacente Chiesa del Carmine. E a due passi vi è il parcheggio di piazza Cittadella.
Ex Convento Santa Chiara (Stradone Farnese). I restauri disposti dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, che aveva a suo tempo acquisito il complesso, sono fermi perché lo stesso è occupato dagli ospiti della Casa di Riposo. E' tuttavia ormai prossimo il trasferimento degli ospiti nell'ex sede dei Gesuiti, avendo la Fondazione finanziato il progetto che consentirà il recupero delle stanze necessarie.
Ex caserme Alfieri e Del Verme (via Benedettine). Piacenza è stata condizionata dagli insediamenti militari ma, spesso, anche salvata. Grazie a loro abbiamo ancora aree intatte che, a patto di farne buon uso, possono assicurare servizi e riordinare lo sviluppo della città laddove ce n'è bisogno. Le due ex caserme che, con Tribunale ed ex carceri costituiscono un unico polo, ne sono un esempio.
So bene che per le aree militari è stata avviata una procedura di carattere più generale, ma nulla vieta che si possa avviare fin d'ora una riflessione nella città sulla sorte di alcuni fabbricati che, tra l'altro, il Ministero della Difesa, in un recente passato, aveva già dichiarato dismissibili.
Gli anni, spesso i secoli, ci hanno tramandato un grande patrimonio. In questo lascito leggo una raccomandazione: non disperdiamolo. Facciamone un impegno collettivo. Altri, domani, ce ne chiederanno conto.

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl