Camera

«Non moriremo democristiani»

Data: 30/05/2005

La lunga marcia di Alleanza nazionale verso il partito unico
del centrodestra viaggia a tre velocità diverse. I big motivano la truppa ad andare avanti, la dirigenza si ferma e rifletta, la base indietreggia timorosa.
E l'Assemblea regionale di sabato mattina, a Imola, ha portato a galla tutte le inquietudini della svolta. «Una svolta necessaria - ha detto Filippo Berselli in apertura - perché senza partito unico pure il futuro di Alleanza nazionale è incerto». L'analisi del sottosegretario alla Difesa, coordinatore regionale del partito, è spietata. «Dalle
politiche del 2006 potremmo pure uscire sconfitti - ha detto - ed è facile pensare che, in caso di sconfitta, Forza Italia si
scioglierebbe. L'Udc potrebbe sostenere il Governo di centrosinistra, ma a quel punto Alleanza nazionale rimarrebbe sola col proprio elettorato e senza futuro. Questo è l'ultimo autobus per An».
Pochi applausi, ma Berselli prosegue. «Non possiamo aver paura di perdere la nostra identità. Questa discussione è già stata affrontata a Fiuggi, e già allora decidemmo di diventare il partito del centrodestra. Decidemmo di passare dall'alternativa di sistema all'alternativa di governo, chi di noi voleva piangere ha pianto. Ma quel passo è già stato fatto. In piccolo, eravamo già allora l'embrione
del partito unico di centrodestra».
La base s'interroga. Chi sarà il leader del partito unico? E che fine faranno i valori del partito? «Partiremo tutti dalla stessa posizione - replica Berselli - ci dobbiamo mettere in discussione tutti quanti. Una cosa è certa: continueremo ad essere quello che siamo ora, ma se si vuole vincere nel 2006 bisogna accelerare i tempi, e attribuire i collegi entro la fine di ottobre».
I dirigenti di sezione ci pensano. La base, invece, si lascia cadere all'indietro. «Non vogliamo morire democristiani - dicono - lo dobbiamo ai nostri valori e ai nostri morti». E la base può contare pure su qualche big. In particolare su quelli che, prima di sciogliere le correnti, appartenevano alla Destra sociale del ministro Gianni Alemanno. «Il partito unico è una mossa elettorale - dicono a voce bassa - i deputati lo sponsorizzano perché sanno che nel 2006, le loro candidature, verranno quasi sicuramente rinnovate». Giochi che la base ignora: «Molti di noi non andrebbero a votare se non trovassero la fiamma sul simbolo del partito. Siamo un elettorato ideologico, difficile da conquistare».
La tensione si stempera per qualche istante intorno al buffet, appena il tempo di scoprire al menù: salatini e mezzo piatto di ravioli a testa. «Berselli poteva almeno darci da mangiare», ironizzano.
Poi si torna all'ordine del giorno con l'intervento di Tommaso Foti, uno dei big più attesi al microfono. E il suo intervento non delude le aspettative. «Non morirò democristiano - ha arringato - perché democristiano non sono mai stato. Non è vero che il partito unico non serve: più siamo e più contiamo. Ma io voglio entrare nel partito unico
con tutta la classe dirigente e con tutta la base. Siamo sicuri che An ha tutto da perdere? Io credo, al contrario, che avremmo tutto da guadagnare. Nessuno nel centrodestra ha una classe dirigente preparata come la nostra. Nessuno ha valori forti e radicati come i nostri. Che paura abbiamo, allora? Forza Italia non è nelle condizioni di dare le carte, i suoi voti stanno finendo tutti al centrosinistra. Non saremo
una sacrestia, ma un partito di valori». I mugugni si chetano, nonostante il rancio. La truppa, forse, ricomincerà a marciare.

da La Cronaca

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TommasoFoti
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