Data: 16/04/2008
piacenza - Soldato Paola, agli ordini. Una donna fedele agli ideali, esuberante, che si muove per passione, ma anche attraversata da dubbi amletici. Forte e duttile.
Si descrive così Paola De Micheli, da oggi onorevole del Partito democratico, in missione speciale a Roma per Palazzo Mercanti. Perché Paola non "lascia", raddoppia. Sarà deputato e assessore al bilancio, come a suo tempo fece l'avversario politico Tommaso Foti, deputato e vicesindaco. L'abbiamo incontrata nell'ora dell'incoronazione pubblica, alla sede del Pd di via Fontana, vestita con eleganza, giacchina glam nera e abito grigio, orecchini con acquamarina e i prediletti tacchi a spillo.
Il giorno dopo le urne, gioie e dolori. L'elezione conquistata e la sconfitta subita del centrosinistra.
«Grazie al duro lavoro dell'amministrazione siamo il primo partito in città, un risultato assolutamente inaspettato. Anche in Provincia è andata piuttosto bene, siamo cresciuti di tre punti e mezzo, vuol dire che c'è stato un lavoro di squadra, come piace a me. Questo risultato positivo è il più importante in regione Emilia Romagna come performance e viene poi coronato con un ulteriore parlamentare, che per caso sono io, ma è il dato politico complessivo ad essere importante».
A trentaquattro anni è la più giovane eletta del Pd in regione.
«Nel gruppo parlamentare ci sono trenta persone sotto i 40 anni, comunque la mia elezione è la ciliegina sulla torta del lavoro di tutto un gruppo».
Con questa legge elettorale, era praticamente sicura di farcela.
«No, sono arrivati dati molto contraddittori. Mi ha telefonato Maurizio Migliavacca (deputato uscente e riconfermato, ndr) attorno alla mezzanotte, dandomi buone possibilità e mi ha richiamato alle due e trenta per darmi la certezza. Ho aspettato i risultati al bar con tutta la mia truppa, amici, fratello, il mio fidanzato Giacomo, la famiglia, poi ci ha raggiunto il sindaco, il vicesindaco, il segretario Paolo Botti. A notte, finalmente sicura, ho poi mandato un messaggino a tutti. E stamattina (ieri per chi legge, ndr) ho fatto visita a mio padre, al cimitero, so che mi vede e sta vicino».
Perché è stata scelta proprio lei per la corsa elettorale?
«La mia elezione è il frutto di un lavoro di squadra. Faccio indegnamente parte del gruppo dirigente del Partito democratico, dove ci sono molte persone che hanno grandi qualità umane e politiche, mi sento piccola di fronte a loro. Ma fin dal giorno delle primarie abbiamo scelto lo stile di lavorare insieme».
Qualche ostilità c'è stata per la sua designazione.
«All'inizio. Ma il personalismo è un errore e qualcuno mi ha vista come non politicamente adatta a ricoprire ruoli».
Cosa le rimproveravano?
«L'eccessiva novità, forse la mia storia professionale usata contro di me (il fallimento Agridoro, ndr), poi la grande opportunità offerta da questa tornata con la vecchia legge elettorale. La prima settimana ci sono stata un po' male, poi è venuta fuori la squadra, i dirigenti del Pd, il sindaco. Mi sono stati vicini, mi hanno consigliato passo a passo. Il grazie più grande devo rivolgerlo a Roberto Reggi, ha avuto la forza personale e politica di valorizzare i miei forse pochi, ma penso evidenti pregi: sono un'idealista che mette i valori sopra tutto, sono determinata, caparbia, fedelissima, leale e credo, non mi stanco di ripeterlo, nel gioco di squadra. Poi mi capita anche di esser punta avanzata, però sono anche 17 anni che faccio politica».
Riteneva di avere le carte in regola per un'investitura in quanto donna che fa politica fin da giovanissima?
«Tante hanno le carte in regola, penso a Barbara Corso, donna straordinaria, emblema della generosità delle donne democratiche, la più segnalata nei circoli. E a tante altre, che ringrazio una ad una, anche quelle più nervose per la mia candidatura».
Ma cosa ha fatto pendere la bilancia proprio verso di lei?
«Una storia di costruzione di rapporti per il mio partito o per il mio Comune, questo mi ha permesso di stringere conoscenze in regione, a Roma, con sottosegretari, ministri. Rompevo le scatole per Piacenza, ciò ha creato legami, fiducia. E con Pierluigi Scaglioni sono stata nel '96 prima segretaria dell'ufficio dei parlamentari dell'Ulivo, Bersani, Migliavacca, Papini. Avevo 22 anni».
Allora, sarà parlamentare e assessore?
«La linea in questo momento è di fare entrambe le cose, per avere un legame più forte con il territorio, come avvenne per Foti quando era vicesindaco e onorevole. L'idea è quella di essere assessore di sfondamento. Del resto, la formazione di Botti, Corso, Migliavacca, Bisotti e Chiapponi, Cacciatore e Spezia fin dall'inizio ha voluto far crescere Piacenza. E la classe dirigente piacentina ne ha riconoscimenti alti. I parlamentari piacentini del Pd sono un ex ministro, il responsabile organizzativo del secondo partito italiano e l'assessore che ha la cassa in mano. E' un segnale forte, con un sindaco che ha un ruolo nazionale riconosciuto. E pensare che siamo quattro gatti a Piacenza, in termini percentuali».
Pensa di collaborare con i parlamentari di centrodestra?
«Non vedo grossi problemi a lavorare con altri ma bisogna condividere gli obiettivi, che sul territorio li dà l'amministrazione. Per temi come l'Expo 2015 e le aree militari sarà più facile operare insieme. Do la massima disponibilità, più che a Foti, che conosco meno, a Polledri. Con un appello, se si fanno cose importanti non vanno usate per ottenere consenso personale ma per riallacciare consenso alle istituzioni».
A proposito, il processo sulle aree subirà un arresto?
«Se ho capito come lavora Tremonti, penso ad una accelerata».
Tanti lavoratori hanno votato Lega, cosa ne pensa.
«Già quando la Lega è entrata sulla ribalta nazionale il vero bacino di utenza erano gli operai. Questo dà una responsabilità in più alla Lega perché il suo elettorato è identificato anche dal punto di vista sociale. In quanto al Pd, si è proposto come partito profondamente trasversale, la formula con operaio e industriale non era e non sarà una scelta di immagine ma un'idea precisa di partito e di Paese».
E' sempre così sicura?
«Sono un'insicura terribile, maschero con la mia esuberanza. A 22 anni ero segretaria di Migliavacca e Bersani, a 23 presidente di un'azienda, a 30 responsabile commerciale in giro per il mondo, cose che si fanno mediamente dieci anni dopo. Ho sempre scontato un grandissimo senso di inadeguatezza, sono la donna del dubbio, delle domande, come mia madre e ho la sua stessa determinazione. Sono una che ha zappato pomodori fino a ieri, vengo dall'agricoltura, dai trattori, un mondo lontanissimo dal palazzo. Cosa porto a Roma? La mia ingenuità, l'essere un po' rustica, un po' autentica, come mi ha detto anche Enrico (Letta, ndr) oggi al telefono».
E come donna, si è sentita sostenuta dalle altre donne?
«Mi hanno aiutato tante coetanee, e poi Katia Tarasconi, energica, intelligente, capace di intessere relazioni e Giovanna Palladini. Si dice che le donne non sono generose con le donne, è vero, però c'è un'altra generazione più orientata alla "mistica" del risultato insieme, sappiamo che da sole non si va da nessuna parte, non c'è nessuna donna che può svettare in certe organizzazioni. Ma il Pd ha dato un colpo forte su questo. E poi abbiamo a capo di Confindustria Emma Marcegaglia. Qualcosa è cambiato. Le donne hanno scoperto che non sono le loro singole qualità a portarle al vertice di un sistema, ma le loro qualità mischiate dentro una squadra».
C'è una parola che consegna al suo elettorato come ringraziamento?
«Speranza è la parola che dico. So che per gli elettori del Pd sono giornate dure, ma le grandi cose accadono nella pazienza, devono essere coltivate nel tempo, la speranza è la cosa che più ho cercato di dare e più ho ricevuto dai piacentini».
Patrizia Soffientini
patrizia.soffientini@liberta.it
