Data: 31/12/2008
«Mentre a Piacenza, amministratori poco oculati ed economisti affezionati alla poltrona più che all'azionista che rappresentano, suonano la grancassa per le imminenti nozze tra Enìa e Iride, l'asse di ferro tra i sindaci di Torino e Genova tenta di ridurre al minimo il valore economico di quest'ultima». È quanto afferma in una nota il parlamentare di Pdl-An Tommaso Foti in riferimento agli ostacoli subentrati nell'operazione di fusione tra le due multiutility ed emersi a un vertice tra i sindaci di Torino e Genova (v. Libertà di ieri)
«Quando il Comune di Piacenza vendette una partecipazione minoritaria di Tesa», continua il deputato del Pdl nella sua nota, «si alzarono le grida di tutti coloro (in testa i sindacati) che vedevano messo a rischio il proprio potere d'interdizione da una scelta che finalmente apriva all'apporto del capitale privato la porta dei servizi pubblici. Oggi invece nessuno dice niente, nonostante il fatto che quell'azienda - allora detenuta nella sua maggioranza azionaria dal Comune di Piacenza - si sia trasformata in un peduncolo di presunti colossi del settore».
«E così oggi Chiamparino e la Vicenzi», incalza Foti, «dopo avere fatto e rifatti i conti, si apprestano a richiedere una drastica riduzione del valore economico di Enìa, facendosi soprattutto scudo della partecipazione di quest'ultima in Delmi e dell'asserita clausola di prelazione che su quest'ultima vanterebbe A2A» (la spa di Milano e Brescia).
«Nonostante si sia di fronte a un tentativo fin troppo smaccato dell'asse ligure-piemontese di cambiare le carte in tavola, a Piacenza tutto tace», secondo il deputato del Pdl, «quasi che la vicenda non ci toccasse e non seguisse di pochi giorni la decisione del consiglio comunale di dare via libera alle nozze Enìa-Iride». «Il tutto mentre con inaudita spudoratezza si dà in pasto all'opinione pubblica la favoletta secondo cui dall'operazione in questione deriveranno guadagni interessanti per il Comune (tanto che ne viene già ipotizzata la destinazione) quando in realtà, dopo ad avere lasciato sul campo la presenza di ogni centro decisionale, rischiamo di pagare un salatissimo prezzo per le pretese dei sindaci di Torino e Genova, la cui volontà di lasciare Enìa in mutande è fin troppo chiara».
E sui problemi nella fusione tra Iride e Enìa è intervenuto ieri anche Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, la cui azienda multiutility - Hera - è stata fino in ultimo in predicato di far parte dell'aggregazione: «Dalle mie parti in campagna c'è un vecchio detto che dice che la gatta frettolosa fa i micini ciechi».
