Data: 07/07/2008
di MARTA TARTARINI
«Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione». E' quanto ha recentemente annunciato il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Per il rappresentante del governo, convinto che «solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente» non è più «eludibile un piano per il ritorno al nucleare».
Il che rende necessario «ricostruire competenze e istituzioni di presidio» individuando soluzioni «credibili per i rifiuti radioattivi».
L'annuncio del ministro ha suscitato reazioni contrastanti. Tra gli entusiasti, l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti, che ha dato subito la disponibilità della sua azienda a fare la sua parte, ed Edison che, con l'amministratore delegato Umberto Quadrino, ha definito l'apertura «particolarmente condivisibile».
Scettico da subito il ministro ombra Pierluigi Bersani: «Vedremo se fra 5 anni si vedrà la prima pietra di un impianto di quarta generazione. Continuare a fare annunci senza considerare i problemi che stanno attorno a questioni così serie, non mi pare il modo migliore di affrontare l'argomento». Il responsabile economico del Pd nota che «non abbiamo ancora localizzato un deposito temporaneo per i rifiuti radioattivi come quelli generati dagli ospedali». E allora non siamo «in condizione di scegliere il nucleare: non si tratta di una o due centrali, ma di un sistema. Noi - aggiunge - abbiamo reimmesso l'Italia nei luoghi della ricerca per il nucleare di quarta generazione e abbiamo cominciato ad avviare le procedure per un deposito di superficie», perché altrimenti «non si può parlare di nucleare».
Dialoganti Maurizio Migliavacca e Paola De Micheli. Il primo chiede una politica energetica all'altezza dell'emergenza provocata dal caro-petrolio: «Bisogna agire con incentivi a famiglie e imprese per il risparmio e l'efficienza energetica e poi serve un più ampio ricorso alle fonti rinnovabili». Sul nucleare, il deputato piacentino invita a evitare «due vizi. Il primo, la propaganda, come fa il governo, perchè anche se si andasse avanti, i primi impianti sarebbero pronti fra 10 anni e quindi non rappresenterebbero una risposta all'emergenza. Il secondo, i pregiudizi ideologici, quindi evitare un no a priori».
Il governo allora «inizi dalla ricerca sul nucleare di quarta generazione e poi presenti un piano dove indichi quando, dove, con quale impatto e quali costi». Per Caorso poi è «fuori dal mondo riprendere qui un'attività nucleare».
Apre Paola De Micheli. Se l'annuncio di Scajola «meglio si addice a una campagna elettorale», nel merito, «se vogliamo discutere di una equilibrata politica energetica, il nostro Paese non può permettersi di rinunciare al nucleare che ad oggi è la vera fonte di energia alternativa ai combustibili fossili, che non produce CO2». Resta però «il problema di smaltimento degli scarti radioattivi. Negli ultimi anni - aggiunge la neo deputata - la ricerca ha fatto molto e sono convinta che, con un adeguato sostegno finanziario e politico, che era cominciato con il governo Prodi, si potranno ottenere altri apprezzabili risultati e proprio dal nostro territorio potrebbe arrivare un passo decisivo».
In questo senso «ritengo molto interessante il lavoro del prof. Coppi e Faelli».
Dalla maggioranza l'invito ad andare avanti. Il deputato del Carroccio Massimo Polledri la pensa così: «Non possiamo smettere di consumare energia né possiamo eliminare l'80% delle auto, per cui il nucleare mi sembra l'unica soluzione che rispetta l'ambiente perchè non produce CO2 e gas serra, e ci libera dalla dipendenza dai Paese arabi».
Tommaso Foti (Pdl-An) ritiene che «l'Italia ha bisogno di interventi urgenti per riprendere il cammino della competitività» e «Prodi e compagni ci hanno fatto perdere due anni: ora serve una cura da cavallo. La maggiore parte dei paesi europei - nota Foti - copre il proprio fabbisogno energetico, in una misura che va dal 15 al 60% grazie all'energia nucleare, da noi siamo all'anno zero». Il deputato avverte però che «tornare al nucleare non significa solamente individuare i nuovi siti su cui realizzare gli impianti, ma realizzare il deposito nazionale per lo stoccaggio delle scorie».
Passando a Caorso, «chiunque parli di una riattivazione di quel sito - evidenzia Foti - non sa cosa significhi. La centrale non può essere recuperata e Caorso ha già dato». Anche per Polledri l'unico destino di Arturo è la dismissione, nonostante la «gestione fallimentare di Sogin».
