Data: 15/01/2011
Nucleare, è di nuovo referendum. A primavera (tra aprile e giugno) torna la domanda che divise l'Italia 25 anni fa. A sole poche ore dalla decisione sull'ammissibilità del quesito proposti da Idv le posizioni prendono posto. Cosa cambia sulla tabella di marcia della scelta per l'energia nucleare fatta nel nostro paese, quali le posizioni in campo? E i partiti su quali binari si orienteranno? Interrogativi. Dal parlamentare del Pdl Tommaso Foti convinto sostegno alla legge di cui si chiede l'abrogazione. «Si faccia pure un referendum su questo - dice - tanto io voto per il mantenimento di questa legge. La questione è semplice, se si vuole smettere di comprare energia dall'estero, pagarla profumatamente e avere oltre le montagne un paese che produce energia nucleare, l'unica scelta è optare per costruire centrali. Tanto più che chi contesta e promuove le energie alternative poi, nel concreto, obietta sull'eolico, sul fotovoltaico e così via. Insomma nulla va bene. Quindi si costruiscano quattro centrali e affranchiamoci nel settore energetico». Il percorso iniziato subirà un rallentamento? «Non bloccherà nulla», dice. Molto soddisfatta Sabrina Freda (Idv). «Sarà l'occasione per affrontare il tema anche a Piacenza. Infatti qui si continua, (dalla Provincia e dal Comune di Caorso) a parlare di smantellamento. Ma per questo abbiamo speso circa 400milioni di euro. Il punto su cui discutere è ben altro: è conveniente, sostenibile per l'Italia affrontare tecnologie con questi rischi? E poi sarà l'occasione per far decidere i cittadini. Questo nucleare, in fondo, lo ha imposto il governo».
Perplesso il sindaco di Caorso Fabio Callori che vede il referendum come un prossimo terreno di scontro e anche un danno per il continuo "stop and go".
«Una nazione moderna - dice Callori - che vuole darsi uno sviluppo non può ogni volta indire un referendum e questo impedisce progettare strategie a lungo termine. Di fatto credo rappresenti un blocco alle attività governative. Però un governo deve poter portare avanti un suo programma. Qui non si parla di un referendum che riguarda il sito di Caorso è una domanda per una scelta di campo sì o no al nucleare. Per Caorso, poi, ritengo che sia indispensabile arrivare a una bonifica totale dell'area che venga mantenuto e accelerato anche tutto l'iter per il parco tecnologoco.
Il referendum, però, temo che sia ancora una volta uno scontro, una battaglia politica tra centrodestra e centrosinistra. Ora c'è chi esulta. Che motivi ci sono per esultare se il paese rimane al palo? »
Di diverso tenore le valutazioni ambientaliste.
E' dell'altra sera un incontro del comitato piacentino "No nuke" dove si è iniziato a stendere un primo canovaccio di azioni in vista della consultazione. Un prossimo appuntamento è già fissato per lunedì 24 alla circoscrizione 1. In quell'occasione verrà dettagliato un programma. Al primo posto i contestatori dell'energia nucleare mettono l'informazione capillare in tutti i comuni, un concerto contro il nucleare e spot informativi e filmati. «Sarà l'informazione il cuore della mobilitazione - spiega Laura Chiappa di Legambiente - per quanto ci riguarda ci impegneremo con tutte le forze disponibili a dar battaglia. L'informazione è il problema centrale anche per chiarire le tante cose che in questo momento passano attraverso spot tutt'altro che neutrali». «Sarà occasione per parlare della proposta di legge popolare, esempio di democrazia energetica, sulle fonti rinnovabili», spiega il consigliere provinciale Gianluigi Boiardi. «Il 22 di questo mese saremo a Roma per la presentazione di questa iniziativa. Il fotovoltaico è la scelta da percorrere, ma non nei modi in cui lo si sta facendo ora. Invece di sfruttare i milioni di metri quadrati di capannoni praticamente si sta "piastrellando" la provincia di pannelli. Non è questa la strada. Con la proposta di legge popolare chiediamo al parlamento un passaggio culturale e tecnologico, la vera risposta che un paese moderno deve dare su questo problema. Quanto al referendum è un bene che sia stato accolto». La celebrazione del referendum di fatto costringerà i partiti in un certo senso ad uscire dall'ambiguità delle posizioni. E il Pd? «Se fossimo coerenti con tutto quello che abbiamo detto fino a questo momento il Pd dovrebbe sostenere l'abrogazione, abbiamo parlato di green economy, i benefici di un nucleare così impostato si vedranno da vent'anni e si tratta di un'energia costosissima. Dice Marco Bergonzi, capogruppo del Pd in Provincia. «Parlo a titolo personale», dice e aggiunge «Non sono ideologicamente contrario all'energia nucleare, ma il piano italiano nasce obsoleto e se si concretizzasse arriverà ancor più vecchio. Se abbiamo spento la luce 25 anni fa - conclude - la riaccendiamo ora comprando auto di seconda mano e il assenza di un piano energetico? »
Antonella Lenti
