Camera

Nucleare sì o no?
E se sì, dove?

Data: 24/05/2010

Nucleare sì o no? Ma soprattutto, dove? In attesa che il governo decida e comunichi dove sorgeranno i nuovi impianti con cui l'Italia rientrerà nel club dell'atomo, le indiscrezioni indicano insistentemente Caorso come sede di una nuova centrale.
Il che mette in allarme perché, come evidenzia Tommaso Foti, "la maggioranza degli italiani, il 54% negli ultimi sondaggi, è favorevole a un ritorno all'atomo, ma nessuno vorrebbe le centrali nel giardino di casa". Un atteggiamento che il parlamentare Pdl definisce "legittimo anche se contraddittorio, che sottovaluta da una parte la sicurezza registrata nelle centrali di nuova generazione e dall'altra che sono numerose le centrali nucleari nei Paesi stranieri a ridosso dei nostri confini. Chi conosce le norme che disciplinano il ritorno al nucleare - continua Foti - sa che la scelta dei siti sarà frutto di ponderate valutazioni e non dei desiderata degli operatori del settore". Per questo parlare oggi di Caorso "non ha senso e serve solo a fare dell'allarmismo a buon mercato". Più in generale la decisione di tornare al nucleare "è perfettamente in linea con quanto avviene nell'Unione Europea, dove sono in funzione 143 centrali nucleari con una potenza complessiva di circa 130 megawatt elettrici. Appare pertanto assurdo che le imprese come le famiglie italiane paghino l'energia elettrica il 30% in più degli altri Paesi concorrenti".
Il deputato del Carroccio Massimo Polledri osserva che "il percorso durerà anni e sarà il Ministero, di concerto con enti locali e cittadini, a individuare i siti più idonei, dopo un iter che lascerà spazio a tavoli di concertazione territoriale. Rivendico il diritto di poter ragionare con la popolazione locale, evitando scorciatoie di facile consenso. Auspico anche un possibile referendum". Per Polledri "il nucleare conviene perché è costa meno ed è meno esauribile del petrolio, ci garantisce indipendenza dai paesi arabi ed è una tecnologia sicura". Di qui la replica a Bersani che "bluffa parlando della quarta generazione, sa bene che oggi è una chimera e che potrà essere realtà minimo tra vent'anni".
Ecco allora cosa ne pensa il Pd. Il segretario nazionale ribadisce "un no fermo al programma del governo, che non ha niente di ideologico. Noi contestiamo le velleità di un piano che non si occupa di alcuni argomenti centrali come la dipendenza tecnologica, le condizioni di sicurezza, la gestione degli esiti del vecchio nucleare, il decomissioning, le scorie, che mette le procedure di delocalizzazione su un binario complicato e assolutamente incerto e non affronta in maniera adeguata il problema dei costi". Insomma "una scelta sbagliata che può distogliere l'attenzione da quello che potremmo fare in termini di politica energetica".
Per Paola De Micheli è "bene costruire un serio dibattito sul Piano Energetico Nazionale, cosa che questo governo, sottraendosi al confronto non è stato in grado di fare. Oggi l'opinione pubblica è certamente molto fredda sull'ipotesi della reintroduzione del nucleare e il Pd ha già posto la questione vera: i costi e l'innovazione delle tecnologie". A questo si aggiunge, attacca la deputata Pd, " un atteggiamento del governo tutt'altro che trasparente e coinvolgente, che mostra la propria indole non lungimirante, restringendo il confronto sul tema nelle ristrette stanze del potere e delle lobby. In commissione attività produttive stiamo portando avanti una seria battaglia per evitare che il nucleare venga strumentalizzato e ridotto a battaglia parlamentare". Inoltre l'Assemblea nazionale predisporrà "una piattaforma condivisa anche sui temi energetici. Il percorso per arrivare a definire il Piano energetico nazionale farà  la differenza. Per quanto riguarda Caorso (e tutti gli altri siti), ad ora è bene preoccuparsi ed occuparsi del decommisioning e delle scorie che ritorneranno a cui non si è ancora trovata una soluzione credibile. Tutto il resto - conclude De Micheli - è speculazione politica".
Una centrale a Piacenza? "Piove sul bagnato", replica Maurizio Migliavacca che sottolinea come nella nostra provinciale "il problema è andare avanti con lo smantellamento e lo smaltimento delle scorie". Per il coordinatore della segreteria nazionale "sarebbe impensabile e inaccettabile che si aggiunga il problema di un nuovo impianto o addirittura, come qualcuno ha ipotizzato, di riaccendere il vecchio. Cosa che è impensabile". Più in generale, chiude Migliavacca, "noi siamo perché sia vada avanti con la ricerca: al momento non ci sono tecnologie mature, serve una nuova generazione di centrali".
Anna Bertoli

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