Data: 27/06/2009
I progetti per il nuovo ponte sul Po sono arrivati ieri sul tavolo del Comune, inviati dall'Anas a Palazzo Mercanti e a tutti gli altri soggetti che si riuniranno il primo luglio nella Conferenza dei servizi decisiva per la ricostruzione del viadotto stradale crollato il 30 aprile scorso. Tra questi, c'è anche la Soprintendenza di Milano, che con la "minaccia" di vincolo sulle pile che sorreggevano l'infrastruttura in territorio lodigiano (e che dovrebbero essere abbattute perchè staticamente inutilizzabili) sta tenendo in apprensione istituzioni e cittadini. Se mercoledì prossimo non arriverà il via libera definitivo, infatti, l'iter subirebbe un brusco stop e per la realizzazione del nuovo ponte si avvierebbero le normali procedure burocratiche, il che significherebbe aspettare per la sua costruzione almeno 3 anni e mezzo (contro i 14 mesi previsti in caso di soluzione positiva).
Tra gli addetti ai lavori, però, è cominciato a circolare un certo ottimismo sulla risposta della Soprintendenza lombarda, che proprio ieri ha iniziato ad analizzare i documenti (il progetto dell'ingegner Michele Mele e le relative relazioni, compresa quella dell'autorità di bacino fluviale) e che sarà protagonista di un incontro lunedì prossimo di un incontro con i responsabili Anas.
Sono diverse le ragioni per cui non è sbagliato essere ottimisti. Innanzitutto, le carte: tanto Anas, quanto Arni e Aipo hanno messo nero su bianco la serie di motivi per cui i piloni che i tecnici milanesi considerano storici (pur avendo solo 50 anni) non possono essere mantenuti. Sono troppo inaffidabili, rovinati, staticamente deboli per poter reggere la nuova struttura.
Nel progetto, tra l'altro, è previsto che una pila sia ricostruita praticamente identica a quelle che dovranno essere abbattute, in modo da poterle richiamare anche come memoria della loro presenza. C'è poi una questione molto più politica: il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso, che anche su pressione dei parlamentari piacentini Tommaso Foti e Paola De Micheli ha concesso la procedura d'urgenza (che dovrà essere ratificata dal consiglio dei ministri), vuole fortemente una ricostruzione del ponte in tempi rapidi, ragion per cui è pronto a fare le opportune pressioni sul ministero dei Beni culturali affinchè convinca la soprintendenza a più miti consigli.
E se lunedì l'incontro tra Anas e i tecnici lombardi (ci dovrebbero essere anche quelli emiliani, i quali hanno però visto soddisfatta la loro istanza di tutela per i 21 archi storici sulla sponda piacentina) sarà positivo, si renderebbe anche inutile il viaggio a Roma del sindaco Roberto Reggi e del presidente della Provincia Massimo Trespidi, più volte rimandato proprio in attesa degli sviluppi della vicenda.
Michele Rancati
