Camera

Patto per la legalità
contro la mafia

Data: 01/11/2010

Un patto per la legalità contro le infiltrazioni mafiose. Lo ha proposto il prefetto di Piacenza Silvana Riccio ai sindaci e alle realtà economiche locali. Si tratta del protocollo che dal Ministero degli Interni si rivolge ai territori per estendere le cautele antimafia a tutte le aggiudicazioni di appalto, all'intera filiera degli esecutori di lavori pubblici e dei fornitori. L'obiettivo è di alzare un argine preventivo uniformando i controlli antimafia, in considerazione del fatto che il fenomeno non appartiene solo al Sud ma si espande in tutto il Paese.
Sull'incisività della lotta alla criminalità organizzata da parte del governo le forze politiche si dividono, anche se tutti riconoscono l'impegno delle forze dell'ordine e della magistratura. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani sottolinea che "la magistratura ha bisogno di essere sostenuta in modo più netto" e che il Pd "si impegnerà perché i magistrati e le forze dell'ordine che ogni giorno si battono per liberare il Sud dalla mala pianta della ?ndrangheta non rimangano soli".
Il coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca osserva che "forze dell'ordine e magistratura hanno raggiunto risultati significativi con la cattura dei latitanti, ma siamo lontani dallo sradicare la forza economica della criminalità organizzata che prospera al sud e rappresenta l'unica industria che non risente della crisi. Servono misure incisive sul fenomeno che si sta espandendo al nord: c'è una sottovalutazione non disinteressata da parte della Lega, basti pensare agli episodi in Lombardia. Positivo che il prefetto di Piacenza proponga un protocollo, ma serve una più forte azione nazionale".
Paola De Micheli ritiene "segnata dalla contraddizione la politica del governo in questo ambito. Se da un lato va riconosciuto, in primo luogo alle forze dell'ordine e alla magistratura, il merito di aver messo a segno importanti arresti di boss e latitanti mafiosi, dall'altro non si può non constatare come la questione sociale, esplosa con la crisi e mal contrastata dall'esecutivo, costituisca il terreno di coltura per il rigenerarsi delle forze malavitose. Inoltre il contrasto al riciclaggio del denaro sporco anche nel nord resta uno dei nervi scoperti. Le organizzazioni mafiose - prosegue la deputata Pd - sono in una fase di riorganizzazione profonda e stiano reclutando le nuove leve fra i giovani, soprattutto al Sud, disillusi e privati di una prospettiva di occupazione. Questo è il vero allarme che il governo non ha ancora colto".
"Merito alla magistratura per la lotta a contrasto della criminalità, ma senza gli interventi del Governo i brillanti risultati conseguiti non sarebbero possibili", ribatte Massimo Polledri, per il quale questi risultati "non sono mai stati conseguiti da nessun altro governo". Il deputato del Carroccio porta ad esempio l'ultimo sequestro di 800 milioni di euro a Messina che "non sarebbe stato possibile in precedenza, visto che il boss aveva intestato tutto al nipote. Un sequestro avvenuto per l'entrata in vigore della legge anche se questi soldi non erano intestati ad un mafioso".
Polledri riconosce poi che la mafia è ormai presente anche al nord. "Lo conferma l'ultimo arresto avvenuto in Brianza di Angela Riggio, moglie di un boss mafioso, che aveva preso il posto del marito nella riscossione delle estorsioni". Anche in questo caso per Massimo Polledri "la Lega aveva segnalato il pericolo prima di altre forze politiche, opponendosi ai confini al nord. I dati parlano chiaro: da maggio 2008 ad oggi in Italia sono stati fatti in media 8 arresti di mafiosi al giorno. Questa azione di contrasto alla mafia ha portato - sottolinea - risultati straordinari in controtendenza rispetto a quanto fatto nei due anni precedenti dal governo Prodi".
In casa Pdl Tommaso Foti è soddisfatto: "Numeri alla mano si può orgogliosamente affermare che, grazie al governo Berlusconi, lo Stato ha messo alle corde la criminalità organizzata. Un'azione costante e concreta costellata di successi, quella del Governo Berlusconi, che è la risposta più diretta all'antimafia delle parole cara alla sinistra. Grazie al Governo è stato inasprito il regime di carcere duro per i mafiosi, esteso il reato di associazione mafiosa anche alle organizzazioni criminali estere, preclusa la partecipazione agli appalti agli imprenditori che non denunciano le estorsioni". Infine, visto che "la battaglia non si può mai dire conclusa, il Governo Berlusconi ha di recente varato il Piano nazionale antimafia che istituisce l'agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, definisce nuovi strumenti di aggressione ai patrimoni mafiosi e individua misure concrete a sostegno delle vittime del racket e dell'usura".
Anna Bertoli

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