Camera

Pd contro la manovra
Pdl: sono misure eque

Data: 07/06/2010

Una manovra equa e necessaria o un provvedimento che colpisce i più deboli? Come è naturale, le forze politiche si dividono sulla manovra di correzione dei conti pubblici approvata dal Consiglio dei Ministri e ora al vaglio del Senato.
In casa Pd si criticano i tagli. Per Maurizio Migliavacca la manovra "toglie a chi ha meno, indebolisce pesantemente lo stato sociale e non mette mano a nessuna delle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno come l'aria". Il coordinatore della segreteria nazionale del Pd sottolinea che "raschiare il fondo del barile non risolve i problemi, li rimanda". Intanto si rischia "il taglio dei servizi erogati dai comuni e una scuola pubblica azzoppata da risorse sempre più scarse. Il Pd ha presentato le proprie proposte che guardano alla crescita, alla creazione di nuova occupazione e alle riforme necessarie al Paese. Siamo disponibili ad un confronto con la maggioranza, se non ci sarà un cambiamento di rotta, non potremo che opporci".
Pier Luigi Bersani osserva: "La favola è finita, ci hanno raccontato che i conti erano in equilibrio, che era tutto a posto. Non era e non è vero, la Grecia non c'entra nulla, sono questioni nostre. Vedo - prosegue il segretario nazionale - che non si mette mano al problema vero e cioè alle riforme strutturali. Nell'insieme questa manovra è sbagliata: siamo disposti a evitare guai peggiori in Parlamento, ma ogni sarto sa che quando un vestito parte sbagliato è difficile correggerlo".
Anche per Paola De Micheli "la competitività è assente dalla manovra". La responsabile delle Pmi ritiene che "bisogna potenziare la capacità di offerta del sistema produttivo: in caso contrario, l'Italia non riprenderà a crescere". Inoltre, "manca del tutto la semplificazione e l'Irap zero per le nuove aziende del Sud è fumo negli occhi, perché ne nascono poche e soprattutto perché è un meccanismo che rischia di favorire fenomeni distorsivi, illegalità e corruzione. Sarebbe piuttosto il caso di intervenire sulle aziende che già esistono ma non hanno incentivi veri e utilizzabili anche per partire". Insomma, "la manovra ha cortissimo respiro, guarda all'oggi e dimentica il futuro"
Di tutt'altro avviso il Pdl. Tommaso Foti: "Alla gravità della situazione economica internazionale occorreva dare una risposta forte, senza tuttavia cadere nella macelleria sociale. Così ha fatto il governo, nonostante la protesta demagogica e populista di una sinistra che si dimentica che Bersani, Prodi e Padoa-Schioppa imposero agli italiani almeno trenta leggi fiscali vessatorie". Per il deputato "i 24 miliardi di euro servono per fare rientrate il deficit sotto il 3% nei
prossimi due anni. In particolare, la manovra chiede ai dipendenti pubblici di ?restare fermi un giro' nel loro rinnovo contrattuale 2010-2012, congelando gli aumenti: va ricordato al riguardo che gli statali hanno avuto, negli ultimi otto anni, aumenti superiori del doppio a quelli del settore privato, oltre ad avere e mantenere la garanzia del posto fisso. Inoltre, non è stato toccato alcun diritto acquisito, non sono state ridotte le retribuzioni e le pensioni, non aumentate le imposte". Insomma, chiude Foti, "la manovra è strutturale" e "contiene forti elementi utili per lo sviluppo: dall'Irap a zero per chi apre nuove imprese al Sud alla fiscalità di vantaggio per le nuove iniziative.
Certo, tutti avremmo fatto volentieri a meno dei sacrifici richiesti, ma l'alternativa era fare la fine della Grecia".
"La manovra serve per mettere in sicurezza i risparmi degli italiani e dei piacentini, sotto attacco della speculazione internazionale", dichiara il parlamentare del Carroccio Massimo Polledri. "Teniamo presente che ogni punto in più di tasso d'interesse sul debito pubblico ci costa circa 12 miliardi di euro. Saranno richiesti sacrifici, ma nessun innalzamento della pressione fiscale. Tagliare gli enti inutili e i costi della politica sono azioni coraggiose e dovute. Le misure varate dal governo combattono l'evasione fiscale in modo intelligente e non vessatorio. Verrà consentito anche ai sindaci di scovare i furbetti. Anche Piacenza - osserva Polledri - potrà avvantaggiarsi del potenziamento della partecipazione dei Comuni all'accertamento e al recupero dei tributi evasi, con attribuzione alle amministrazioni che collaborano del 33% delle maggiori entrate reperite. In sintesi: una manovra era necessaria e quella dell'esecutivo è stata capita. Ora ci attendiamo che si arrivi a una convergenza. Se in Parlamento ci sono spazi per migliorarla saremo i primi a volerli utilizzare".
Anna Bertoli

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