Camera

Pdl alle primarie per vincere lo scetticismo

Data: 11/11/2012

Il morale non è certo alle stelle. Il Pdl vive un momento difficile e l'appuntamento con le primarie deciso, non senza travagli, dal vertice nazionale non è di quelli capaci di entusiasmare. C'è scetticismo sullo strumento, per l'appunto le primarie (in questo caso per l'individuazione del candidato premier alle politiche del 2013), da molti ritenute lontane dalle corde del centrodestra; sulla tempistica, tra dicembre e gennaio, un po' troppo ravvicinata per prepararle a dovere; sui candidati sin qui in campo - dal segretario Angelino Alfano alla "amazzone" Daniela Santanché, dal "formattatore" Alessandro Cattaneo all'ex presidente del Venento Giancarlo Galan - che difficilmente saprannno scaldare i cuori come era capace il "leader maxìmo" Silvio Berlusconi fattosi da parte (solo momentamente, sostengono alcuni commentatori). E d'altra parte il dado è tratto, le primarie ci saranno e sarà bene farle al meglio ritrovando le motivazioni.
E' un po' questa la sintesi della discussione in casa del Pdl piacentino andata in scena ieri nella sede della ex Circoscrizione 2 dove il coordinatore provinciale Tommaso foti, ha convocato tutti i segretari comunali del partito. Una riunione per portarsi avanti nell'organizzazione delle primarie, ma pure per tastare il polso politico del territorio.
Una trentina i seggi da allestire (5-6 in città), 7.500 l'obiettivo di elettori da portare al voto, 2.800 dei quali nel capoluogo, è l'indicazione di foti. E l'idea è di farli esprimere non solo sul candidato premier del Pdl, ma anche, con una scheda aggiuntiva, sull'opportunità di confermare o meno la fiducia al governo Monti. Potrebbe accadere che la cosa si faccia in tutta Italia, al contrario Piacenza chiederebbe l'autorizzazione a promuoverla in autonomia «perché è una questione che tira», ha spiegato foti, «e dà una prospettiva futura».
In effetti sono stati in parecchi, nel dibattito, a toccare il nervo scoperto di un partito che in questi mesi ha sostenuto in parlamento - più o meno convintamente, ma lo ha sostenuto - un governo che nel suo elettorato gode di un consenso bassino. «Su Monti siamo spaccati a metà», ha considerato Max Morganti, trovando sponda nel coordinatore provinciale. «E' il 99% dei nostri a pensare male del governo», ha più severamente quantificato il suo vice, Werner Argellati.
Quest'ultimo è stato uno di quelli che ha espresso «grosse perplessità» sulle primarie perché «in questa fase non riesco a trovare motivi di entusiasmo: come faccio a chiedere alla gente di andare a votare Alfano o la Santanché? ». Scettici pure Marco Tassi («Non mi paiono il rimedio dei nostri problemi, ci vorrebbero volti nuovi, ma non li vedo») e Fabio Razza («Si rischia di fare un flop, con uno scontro Alfano-Santanché ci copriamo di ridicolo»), stroncatoria Bruna Bartolini («Forma di falsa democrazia»).
Favorevoli invece alle primarie Filippo Bertolini («Specie se le faremo all'americana, cioè collegando i candidati a "grandi elettori" espressi dai territori»), Gianni Podestà, Sergio Zilocchi, Morganti («Meglio di niente») e soprattutto Paola Pizzelli («Strumento fondamentale»), Giovanni Botti («Fanno bene alla nostra gente»), Aldo Abruzzese («Si ridà entusiasmo») e Lucia Girometta.
«Uno strumento di partecipazione, ma non sono la panacea di tutti i mali», ha tirato le fila foti esortando ad accantonare il disfattismo: «Se continuiamo a guardare ai nomi sacri non ne usciamo, non è facile fabbricare dei leader. Ma Cameron chi lo conosceva prima che diventasse Cameron? E perché non può accadere ad Alfano? », si è chiesto rivelando un anticipo, del resto prevedibile, di scelta di campo.
«Sono i fatti politici e storici a determinare la fortuna della gente», ha aggiunto invitando ad «avere il coraggio di cavalcare le nostre bandiere, consapevoli che il peggiore dei nostri è sempre migliore del migliore degli altri. Allora, sono le migliori primarie che possono esserci. Tra di noi c'è troppa gente che dice di metterci la faccia, ma poi si tira indietro. Questa è la batteglia finale, dobbiamo stare in campo aperto. E se andremo all'opposizione non è un problema, diverso è non volere neanche porre le condizioni per vincere».

da Libertà

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TommasoFoti
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