Camera

Pdl e Lega: preparati alla crisi
Pd: misure insufficienti

Data: 27/10/2008

di MARTA TARTARINI
Due decreti per fronteggiare la crisi economica mondiale e altre misure in cantiere. E' la risposta del governo Berlusconi che, dopo i numerosi fallimenti di istituti di credito statunitensi, è intervenuto in particolare sul sistema bancario nazionale. I provvedimenti dell'esecutivo (vedi pezzo in basso, ndr) sono condivisi anche dall'opposizione: il Partito democratico li giudica utili, anche se non sufficienti per far fronte all'impatto sociale della crisi. Dal Pdl la sottolineatura di aver previsto la crisi, anticipando a luglio la manovra finanziaria.
I provvedimenti all'esame di Montecitorio, ragiona Paola De Micheli, "sono un punto di partenza insufficiente". Il Pd chiede modifiche per "dare maggiori garanzie all'economia reale" e sono "l'abbattimento della tassazione sulle tredicesime di almeno 400 euro, la sostituzione dell'Euribor come riferimento per i mutui casa con un tasso fisso al 3,75 e l'estensione della garanzia pubblica ai finanziamenti già garantiti", oltre a fidi per le imprese artigiane commerciali e piccole industrie e l'accensione di un fondo di garanzie per i nuovi crediti. Per il deputato del Pd "il problema, maturato in una cornice di irresponsabilità da parte dei manager di molte banche internazionali, non deve peggiorare la già difficile condizione di famiglie e imprese. Non solo interventi a favore di banche, quindi, ma per lavoratori ed imprese, vera forza economica del paese".
Critico Maurizio Migliavacca, per il quale "maggioranza e governo sono troppo sordi ai rischi di una crisi di cui è difficile prevedere le conseguenze". C'è "condivisione" per le misure "decise dall'Ecofin e per quelle del governo che le riflettono, ma i decreti devono essere modificati". Oltre alle integrazioni già indicate da De Micheli, Migliavacca evidenzia che occorre "garantire trasparenza in caso di interventi dello Stato nelle banche: dopo un passato di clientelismo, ogni misura che utilizzi soldi pubblici deve essere sottoposta al parere obbligatorio del Parlamento". E poi sostegno alle piccole e medie imprese, "che costituiscono l'ossatura del sistema produttivo italiano e piacentino. Sono tutte - conclude - cose fattibili: in base a come saranno accolte queste proposte valuteremo come votare".
Anche per il ministro ombra dell'economia Pier Luigi Bersani, le misure messe in campo dal governo sono "ragionevoli ma insufficienti" e avverte: "Siamo pronti a votare il decreto del governo ma chiediamo cose molto semplici: misure a favore della piccola e media impresa, defiscalizzazione di salari e pensioni medio -basse", cose "da fare subito. Non c'è un prima e un dopo". Bersani non condanna la non definizione dell'entità di un eventuale intervento del governo: "Facciamo bene ad accostarci con flessibilità a questa crisi, non è indispensabile indicare cifre adesso. Invece - insiste - le cifre vanno messe subito, con un po' di soldi in tasca per chi deve spendere".
Esulta Tommaso Foti. "La sinistra che contestava a Tremonti di avere anticipato a luglio la legge finanziaria, dovrebbe andare a nascondersi. Basti pensare cosa avrebbe significato trovarsi adesso, nel pieno di questa crisi, senza una legge di bilancio, con i saldi finanziari aperti". Il deputato Pdl-An afferma allora che "la verità è che Tremonti questa crisi l'aveva prevista, la sinistra no". Nel merito degli interventi, "le banche servono per fornire liquidità al sistema produttivo. Non è nell'interesse del Governo che una banca fallisca, per questo è intervenuto: per una ragione d'interesse pubblico, per evitare che fossero il sistema delle imprese e le famiglie a dover pagare i costi di questa crisi". Ma c'è anche un altro passaggio: "Poi certamente, si dovranno andare a ricercare le responsabilità, soprattutto di certi yuppie travestiti da banchieri che di questo caos sono i veri responsabili".
"La Lega- ricorda il deputato Massimo Polledri- aveva messo in guardia circa l'imminente arrivo di un crisi economica senza precedenti. Al trionfalismo di facciata di Veltroni abbiamo contrapposto un realismo pragmatico". E allora, "stiamo approvando provvedimenti per difendere la piccola media impresa" il che significa "meno soldi al vento al Sud e poco o niente ai soliti noti che saccheggiavano i fondi per la ricerca industriale: Fiat e soci". Secondo "grave problema è che non possiamo cedere le nostre imprese per un tozzo di pane: alcuni settori strategici sono a rischio svendita nei confronti dei fondi sovrani arabi", che "lo scorso anno hanno guadagnato 2 mila miliardi di dollari, il necessario per comprare due volte le borse europee. E' un nuovo modo per conquistare l'occidente senza usare la sciabola".

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